“Mare Nostrum”, performance di Gio Montez al Museo G. Perricone di Trapani

Il titolo “Mare Nostrum” esprime l’attualità e la complessità di un territorio in trasformazione con una storia antica quanto il mondo. Meta ambita di migranti e vacanzieri, è oggi più che mai protagonista di emergenze umanitarie, naufragi, epidemie, stragi; il Mar Mediterraneo è la culla della civiltà europea e il luogo in cui il mito si rinnova sempre. La forma di “Nave” composta da Gio Montez per l’occasione è un omaggio alla città di Trapani, alla sua gente e alla sua storia. La mostra, con il patrocinio del Comune di Trapani, si potrà ammirare dal 25 luglio sino al 15 settembre 2020, nel cortile del Palazzo della Vicaria in Via S. Francesco D’Assisi, 45,  durante gli orari di apertura del museo.

La scultura modulare anamorfica di Gio Montez è caratterizzata dalla assenza di una forma fissa. Anamorfica per l’appunto. Si genera così un paradosso logico di una forma senza forma che è sostanzialmente e costitutivamente movimento, azione. In questo senso la forma “Nave”ormeggiata nel cortile del museo è archetipo del viaggio, una celebrazione dell’esistenza e del divenire atto di tutte le cose. Questa rappresentata in un momento di quiete, come se fosse appena rientrata da un lungo viaggio e al contempo anche in procinto di salpare per uno nuovo.

IL TEMA DEL VIAGGIO “È affascinante – spiega Marcella Magalettiquanto la scultura anamorfica dell’artista romano Gio Montez, nella simbologia della Nave, sia storicamente legata alla città di Trapani e al Museo che la accoglie. Già nel ’76 infatti, Michele Cossyro realizzava  “la Barca – Situazione 76”, oggi in permanenza presso il Museo Ludovico Corrao di Gibellina, in cui una commistione di elementi organici ed inorganici (legno, minerale, bronzo e acciaio) dà forma ad una barca senza timone, con i remi incrociati, simbolo di una società in cantiere, distrutta prima ancora di essere costruita. La potentissima, e mai così attuale, suggestione di Cossyro si traduce in NONèTERNIT nella materialità degli elementi di metallo che necessitano della mano dell’uomo per prendere vita. L’installazione diventa una danza, l’azione meccanica del fissaggio dei moduli in metallo è l’archetipo del vitalismo, azione dell’uomo eterno Prometeo che fa e disfa la materia a suo piacimento e necessità”.

Il viaggio di Gio Montez con la sua “Nave” sembra risalire indietro la storia fino alle origini, al mito, che è materia viva costantemente ridiscussa, reinterpretata.  II tema del viaggio  certamente rimanda ai celebri miti fondativi della civiltà Europea come l’Iliade, l’Odissea o l’Eneide; in particolare Enea era in viaggio verso il Lazio; l’approdo di Enea a Drepano, dopo che l’oracolo di Apollo lo esortò a trovare le antiche radici della sua stirpe e destinandolo a fondare una nuova civiltà.

NONèTERNIT A TRAPANI – Il progetto NONèTERNIT è promosso da MiBact e SIAE col Premio “Per Chi Crea 2018”e da Open City Roma con il premio “Creature 2018”come migliore esperimento di arte urbana di Roma. L’opera NONèTERNIT – Forma #7 – “Nave” è presentata in occasione dell’inaugurazione della mostra “Mare Nostrum” e sarà trasferita alla collezione d’arte contemporanea de “La Salerniana” in collocazione permanente all’interno dei nuovi spazi del museo civico G. Perricone, assieme ad un corredo informativo di video e foto che raccontano la nascita dell’opera e il suo viaggio da Roma, attraverso l’Italia, l’Austria e la Germania e il suo approdo finale a Trapani-.

IL VERNISSAGE – Il vernissage della mostra “Mare Nostrum”è previsto per sabato 25 luglio ore 18 alla presenza del Presidente de La Salerniana Arch. Mario Alessio Lombardo e dei soci della associazione“La Salerniana”. Al termine della cerimonia per la consegna ufficiale dell’opera, è in programma la performance dal titolo “Isolazione – atto II”di Gio Montez con Valentina Rimauro, Lucio Fabale, Laura Grispigni, Giuseppe Grasso, Michael Landau, Hanna Malchanava, Lorenzo Hadjigeorgiou, Irene Innocenzi, Marco Galletti, Giacomo Capogrossi, Francesco Perri.

COS’E’ NONèTERNIT – Si tratta di un’istallazione modulare anamorfica di 35mq, composta da circa 50 moduli di metallo, ricavati dal materiale di risulta dei lavori di riqualificazione di un relitto urbano sito nella storica periferia di Pietralata, a Roma, divenuto in seguito sede della factory di arte contemporanea “Atelier Montez” di Gio Montez.

L’opera nasce nel 2018, quando l’Associazione Open City Roma assegna ad Atelier Montez il premio “Creature – esperimenti d’arte in laboratori urbani” in qualità di miglior esperimento di arte urbana dell’anno. È in quel momento che nasce in Gio Montez la volontà di rendere “replicabile” il processo partecipativo di rigenerazione urbana che ha trasformato i resti di un vecchio capannone industriale in un vivace e dinamico centro di produzione artistica, con l’obiettivo di esportare, anche fuori dal territorio, un modello positivo ed efficace di rigenerazione urbana.

IL LUNGO VIAGGIO DI NONèTERNIT – Semioforo di rigenerazione, NONèTERNIT può dunque assumere diverse forme. Il suo viaggio inizia da Roma, dove “Altare d’organo” diventa il palcoscenico per il concerto d’organo in situazione del Maestro Hermann Nitsch, in occasione del vernissage della mostra “Nitsch e il suo Doppio” che ha avuto luogo nell’ottobre 2019 in Atelier Montez. Da lì è partita per Francoforte, dove ha assunto le forme di Testuggine romana, Mura di cinta e Porta del sole per farsi scenografia, ambiente ed elemento attivo di scena nel ciclo di performance “Arrivano i Romani”.

Nel gennaio 2020 arriva a Vienna, dove trasforma l’interno della galleria AA Collections in un Labirinto non solo fisicamente, ma anche metaforicamente, ingannando il fruitore nell’assurda razionalità di una forma informale. È infine nella forma della Montagna che NONèTERNIT si presenta alla mostra “Prometeo” allestita presso la B#S Gallery di Treviso, ed è proprio nel titolo della mostra che si coglie la profondità del gesto, l’essenzialità dell’intervento dell’artista che nel trasformare materiale di scarto in elemento rigenerativo si trasforma anch’egli in un moderno Prometeo, donando nuova forma e significato.

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