“Follow the green – la narrazione di Eni alla prova dei fatti”, il 27 settembre a Catania

“Verso una transizione energetica socialmente equa” ma a colpi di aumenti di produzione di petrolio: è uno dei tanti paradossi di Eni, messi alla luce dal dossier “Follow the green – la narrazione di Eni alla prova dei fatti” , curato dall’associazione A Sud e dal Centro di Documentazione dei Conflitti Ambientali.

Il dossier verrà presentato a Catania, domenica 27 settembre, alle ore 18, a Palazzo de Gaetani, sede della cooperativa sociale di comunità Trame di Quartiere in via Pistone n°59, nel cuore del quartiere San Berillo.

Saranno presenti: Andrea Turco, giornalista gelese e co-autore del dossier- Maura Peca, ricercatrice del Cdca e co-autrice del dossier- Irene Falconieri, ricercatrice all’università degli studi di Catania e di Messina- Alessandro Lutri, docente all’università degli studi di Catania.
Modera: Elisa Privitera, dottoranda all’università degli studi di Catania. 

Il report accende i riflettori sulle modalità, spesso mistificatorie, con cui il colosso energetico italiano si racconta su temi sempre più centrali nel dibattito pubblico: economia circolare, cambiamenti climatici, fonti rinnovabili. E alcuni dei casi più emblematici sono proprio in Sicilia. A Gela ad esempio la riconversione dell’ex raffineria è stata annunciata nel 2014 ma è ancora in alto mare.

A Licata il progetto Argo-Cassiopea intende rinnovare il mito del gas come combustibile ponte per la transizione energetica. A Milazzo Eni e Kuwait  si oppongono da tempo al Piano di Tutela di Qualità dell’Aria, approvato dalla Regione Siciliana nel 2018. Da una parte la narrazione, dall’altra la realtà. Mentre si impegna, e impegna milioni, a promuovere un’immagine ecologica delle proprie attività, gli investimenti previsti fino al 2023 per lʼesplorazione e la produzione di idrocarburi rappresentano ancora il 74% del totale. 

Spesso sono gli stessi numeri forniti dall’azienda a contraddire lo storytelling – afferma Maura Peca, ricercatrice e coautrice del dossier – Solo nel 2019 Eni ha speso in attività di comunicazione 73 milioni di euro. Molte volte si è trattato di vero e proprio greenwashing, come nel caso della campagna pubblicitaria sul Green Diesel, recentemente sanzionata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Tra l’altro quel “biocarburante” è alla base della riconversione delle ex raffinerie di Porto Marghera e di Gela. Abbiamo inoltre scoperto che non solo attualmente i due siti vengono alimentati con olio di palma proveniente dall’Indonesia ma che anche nel caso degli oli esausti questi verranno importati dall’estero. Tutto il contrario della valorizzazione del territorio che è alla base dell’economia circolare”. 

Nel recente piano strategico a lungo termine l’amministratore delegato Claudio Descalzi ha disegnato le prospettive dell’azienda fino al 2050: un orizzonte temporale che neanche lo Stato italiano si è dato, e che però sostanzialmente punta quasi tutto sulla progressiva sostituzione del petrolio col gas naturale. Da una fonte fossile a un’altra, seppur di minor impatto ambientale: è questa l’idea di transizione energetica di Eni? 

“È tempo che il cane a sei zampe intraprenda un reale e credibile percorso di decarbonizzazione – osserva Marica Di Pierri, presidente del Cdca – pianificando a tappe serrate l’abbandono delle fonti fossili e la transizione verso fonti energetiche pulite e rinnovabili. L’azienda ha gli strumenti, le risorse economiche e le competenze per farlo. Serve un deciso cambio di rotta. Nel 2019 le emissioni storiche di gas serra hanno già raggiunto (e consumato) il 76% del carbon budget a disposizione per limitare l’incremento della temperatura al di sotto dei 2°C al 2100. Chi lo dice? Non il ministero dell’Ambiente, né l’Istituto Superiore di Sanità, né gli esperti dell’Ipcc né tantomeno le associazioni ambientaliste. È il contenuto delle slides curate da Eni nei corsi di educazione ambientale voluti dallʼAssociazione Nazionale Presidi”.

* l’evento osserverà le normative sul Covid-19 previste

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