In As 33″ di Salvo Valentino le fragilità e le debolezze dell’uomo

CATANIA – La Compagnia dei Giovani ha presentato al Teatro del Canovaccio di Catania l’intenso spettacolo “As 33” di Salvo Valentino, lavoro scritto nel 2009 dopo una accurata ricerca incentrata – a detta dell’autore – a scandagliare l’universo maschile e le sue complesse sfaccettature, analizzando le fragilità, le debolezze dell’uomo, la forza e il vigore dei suoi sentimenti, delle sue passioni, anche estreme.

Lo spettacolo, prodotto da Gria Teatro, atto unico di circa settanta minuti, è consigliato ad un pubblico adulto e si dipana sempre su ritmi tesi e sostenuti con in scena (una stanza, con pochi mobili) due soli attori, Giuseppe Billa e Salvo Valentino, che costruiscono due personaggi (Angelo e Saverio) con diverse sfaccettature, raccontando al pubblico la follia, l’odio che scaturisce da un dramma umano e di autentica sofferenza nell’Italia del 1939.

Cosa nasconde il titolo dello spettacolo, “As 33”? As è il simbolo che indica l’arsenico e 33 è il suo numero atomico. L’arsenico veniva infatti usato, in piccole dosi, per curare la sifilide o “mal francese” ai primi del Novecento. La pièce gioca sul fatto che As possono anche essere le iniziali dei nomi dei due protagonisti della vicenda, ovvero Angelo e Saverio e che il numero trentatré, inoltre, sta ad indicare i giorni che restano a Saverio da vivere.
La vicenda si svolge a casa di Saverio, affetto da sifilide (malattia venerea ed antesignana dell’Aids) e che consuma la sua vita segregato dalla famiglia in un appartamento di una cittadina di provincia, bigotta ed ipocrita, alla fine degli anni Trenta, in compagnia del suo domestico e factotum, il giovane Angelo. Il loro è un rapporto difficile, caratterizzato da una convivenza forzata, fatta di scontri verbali, di cattiverie e tutto è segnato dalla terribile malattia che sta consumando Saverio e dall’odio che nutre Angelo e che alla fine porta quest’ultimo a compiere un gesto estremo, anche lui aggredito dalla malattia.

Essenziale la scenografia che ricostruisce il claustrofobico ambiente in cui si muovono, lugubri e segnati dal destino, i due personaggi, interpretati con grande professionalità e rigore da Giuseppe Billa (il giovane Angelo, carico di rabbia e di odio) e da Salvo Valentino (un Saverio reso folle dalla malattia e pieno di rancore nei confronti del suo factotum).

La regia, accurata e scorrevole, di Salvo Valentino asseconda ottimamente un dramma dai contorni cupi, raffigurando in modo crudo la malattia che porta Saverio alla cattiveria ed alla follia ma anche l’estremo odio che nutre Angelo nei confronti dell’altro. Il gioco scenico della pièce, sempre su ritmi tesi, drammatici, fa riflettere il pubblico su chi tra i due, alla fine, possa essere la vittima o il carnefice.
Testo drammatico, di notevole interesse per i temi che affronta e che interseca nel suo dipanarsi, rigorosa e lineare l’interpretazione di Giuseppe Billa e Salvo Valentino che alla fine riscuotono i consensi da parte da un pubblico intrigato e turbato dalle problematiche affrontate dalla pièce.

Maurizio Giordano

di Maurizio Sesto Giordano 677 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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