Con “Una sola storia” una grande solitudine nella Sicilia degli anni Cinquanta

Uno spettacolo che richiama in mente tematiche ed atmosfere pirandelliane, che introduce lo spettatore in una sorta di grande solitudine, distribuita nei quattro personaggi di una storia ambientata nella Sicilia degli anni Cinquanta, tra amori cercati, voluti, inseguiti per una vita, occasioni perdute, svanite e da custodire nel prezioso baule della memoria. Il lavoro in questione, della compagnia Trinaura di Siracusa, è “Una sola storia”, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice agrigentina Elita Romano, nell’adattamento drammaturgico e regia di Tatiana Alescio, già visto al Teatro Canovaccio di Catania ed adesso in scena 16 gennaio al Teatro Garibaldi di Avola. E’ un dramma delle identità spezzate, in cui i singolari personaggi, danno vita ad una storia di sentimenti e solitudini ed alla fine i protagonisti (moglie, marito, figlio, amante) perdono le proprie identità, risultando sconfitti e soli.Locandina Una sola storia

L’atto unico, in circa 60’, vede protagonista, in una Sicilia degli anni Cinquanta, in un paese dove tutti sanno ma nessuno dice, una storia che cambia, secondo il punto di vista di chi la racconta. L’allestimento scenico è essenziale (un tavolo, delle sedie, un calice, una bottiglia di vino ed una scena riempita solo dal calore, dalla forza espressiva delle interpreti femminili) ed è caratterizzato dalla forza delle parole, da una storia amara, fatta di solitudini, attese, consapevolezza, rimpianti, amore e che coinvolge, in una Sicilia degli anni ’50, una famiglia borghese. Grazie alla raffinata regia di Tatiana Alescio, in scena ed a tratti in sala, le tre donne protagoniste (anche se una veste i panni maschili), raccontano con grande pathos, una sola storia, ma in realtà si tratta di quattro vicende, ovvero è la stessa storia raccontata da prospettive diverse.

In un paesino dell’Agrigentino, con le sue regole, i suoi tempi, i suoi rigidi moralismi ed il suo non dire, si incrociano, si sovrappongono, infatti, da un lato la vita di un farmacista con moglie e figlio, dall’altro la realtà di una donna che lo ama e da cui è riamata. In questo intreccio di sentimenti, di solitudine, di vigliaccheria, di rimpianti soffocati, si delineano i caratteri, le debolezze, dei personaggi: il farmacista dottor Iraldi, per vigliaccheria, per paura di ferire, è diviso tra la moglie e l’amante; la signora Iraldi vive sapendo del tradimento del marito e si ritrova ogni notte a letto l’odore dell’amante del coniuge; la Tabaccaia Rosa, amante sensuale, che ama in modo clandestino, è abituata alla solitudine tanto da rifiutare la proposta di sposarla del farmacista quando questo resta vedovo e che saprà, solo per caso, dai clienti della morte del suo amante; il figlio del farmacista, Francesco, cresciuto in collegio, senza l’amore del padre, senza una vera famiglia “rifugio” e che ritrova la memoria del padre in Rosa, quando anche la sua storia familiare è diventata simile a quella del genitore. Ed infine la solitudine più grande, l’inadeguatezza, la vigliaccheria sino alla fine, certificata dalle sue sincere ed inequivocabili parole, che richiamano Pirandello (rese, fuori campo, dalla voce di Mariano Rigillo): è quella del farmacista, del dottor Iraldi, colui che ha generato, con le sue scelte, con le sue indecisioni e paure, tutte le altre solitudini della storia.

L’allestimento e la direzione di scena sono affidati ad Antonio Paguni, i costumi sono di Mary Accolla, affascinante, fuori campo, è la voce di Mariano Rigillo, la produzione è di Trinaura Teatro. Spettacolo intenso, reso sulla scena con grande sensibilità dalle tre attrici siciliane: Giuliana Accolla (la moglie tradita), Ersilia Saverino (Rosa, l’amante tabaccaia) e Valentina Ferrante (nei panni maschili del figlio del farmacista, Francesco).
Tatiana Alescio, con il suo adattamento e con la sua regia ha saputo interpretare e rispettare le intenzioni dell’autrice, offrendo al pubblico un lavoro di sentimenti, interessante, pur raccontando una tragica storia borghese intrisa di indecisioni, silenzi, gelosie, ipocrisie e di tanta, troppa, solitudine che accomuna tutti i personaggi della vicenda. Spettatori interessati e coinvolti e che, alla fine, hanno lungamente applaudito le interpreti, la regista e la produzione per un lavoro sicuramente da non perdere.

di Maurizio Sesto Giordano 677 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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