Una bizzarra intervista ed un singolare processo a Mao Tse Tung coinvolgono il pubblico della Sala Magma

Nella foto di ClarkePress, in scena Jacopo Raniolo ed Enrico Pappalardo

Uno spettacolo attualissimo, vivace, di parola, ricco di contenuti e che stimola il pubblico alla riflessione, intrigandolo attraverso i temi che va a sviscerare e nei suoi due atti unici, mette in luce la prolifica ed arguta penna del giornalista e scrittore francese Octave Mirbeau e del docente universitario etneo Nino Greco.

Stiamo parlando della pièce composta da “Intervista” e da “Il processo a Mao Tse Tung” in scena alla Sala Magma di Catania, all’interno della stagione 2016 del Centro culturale e teatrale Magma, prodotta dall’associazione culturale “Terre forti” per l’attenta regia di Alfio Guzzetta. Sono previste repliche il 27 Febbario alle ore 21.00 ed il 28 alle re 18.30.

“Intervista” di Octave Mirbeau risulta un raffinato, assurdo, estenuante, gioco dialettico ambientato in una osteria dove arriva un invadente giornalista del “Movimento” e sottopone un povero oste ad una sorta di intervista-interrogatorio, inchiodando, imprigionando, l’innocente commerciante di vini in mille domande. L’oste, tra mille domande, precipita in un vortice di confusione, di disperazione, a dimostrazione che spesso gli interessi commerciali dell’editoria, la smania di protagonismo e l’esercizio spicciolo e gratuito del “quarto potere”, possa ribaltare situazioni, verità e che la parola, o meglio l’uso della stessa, possa distruggere, cambiare la vita di un pover’uomo, come nel caso dell’oste in questione.

Nella foto Enrico Pappalardo e Liliana Scalia
Nella foto Enrico Pappalardo e Liliana Scalia

In scena nei panni dell’onesto e pacifico oste si ben disimpegna Enrico Pappalardo, mentre a vestire i panni del presuntuoso intervistatore è Jacopo Raniolo e nei panni di una donna che cerca rimedi per il figlioletto troviamo Liliana Scalia.

Nel secondo atto unico, “Il processo a Mao Tse Tung”, nella formula azzeccata di recital e gioco teatrale, i tre protagonisti (Alfio Guzzetta – nei panni del Padreterno, di Mao e in altri ruoli- Jacopo Raniolo e Letizia Tatiana Di Mauro nelle vesti del Diavolo) ironizzano con la storia e gli “ideali traditi”. Nella pièce, infatti, per parlare del comunismo cinese, si narra di quello che è accaduto dopo il trapasso di Mao, del suo arrivo davanti al Padreterno, del processo per stabilire dove debba andare. E’ una occasione per parlare della “strana lotta” tra il Padreterno e il Diavolo, decisi a litigarsi l’anima del grande Mao, con un finale a sorpresa e che vede i due rappresentanti di Bene e Male intenzionati a rinunciare al loro ruolo, stanchi della cattiveria dell’uomo sulla terra.

Nella foto Letizia Tatiana Di Mauro ed Alfio Guzzetta
Nella foto Letizia Tatiana Di Mauro ed Alfio Guzzetta

Convincenti i tre interpreti, Alfio Guzzetta, Jacopo Raniolo e Letizia Tatiana Di Mauro che suscitano risate e riflessioni tra il pubblico con il divertente ed emblematico processo a Mao Tse Tung.

Due atti unici, “Intervista”“Il processo a Mao Tse Tung”, applauditi alla fine dal pubblico, grazie alla regia scorrevole di Alfio Guzzetta, alla lineare interpretazione dei protagonisti ed alla raffinata qualità dei testi di due acuti e lungimiranti osservatori del quotidiano, della società, di ieri e di oggi, come Octave Mirbeau e Nino Greco.

di Maurizio Sesto Giordano 677 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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