A Catania il “Grigio parigino” degli anni Quaranta, di Sartre, Cocteau e di Edith Piaf, tra bistrot, marionette e Pierrot

Nella foto di Antonio Parrinello, una scena di "Grigio parigino"

Il grande amore del regista catanese Gianni Scuto per la Parigi di ieri, ma anche di oggi, del suo fascino, delle sue atmosfere rarefatte, intrise al massimo di poesia, cultura e musica, raffigurata, essenzializzata, in personaggi quali Sartre, Proust, Cocteau e la stessa Edith Piaf, vere icone della città della Torre Eiffel, hanno portato alla messinscena della pièce “Grigio parigino”, produzione dello “Stabile” di Catania, in scena sino al 6 Marzo nella sala del “Musco”.

In circa ottanta minuti, che scorrono agevolmente, lo spettacolo, con le deliziose musiche dal vivo eseguite dal maestro Alberto Alibrandi e con i delicati costumi di Concetta Maccarrone ed il gioco luci di Franco Buzzanca, presenta un suggestivo impianto scenografico popolato, oltre che da nuovolette e luna, radio, divano e letto, scarpe, libri e bottiglie, vestiti ed altri oggetti, di eterei figuranti come Pierrot, gestori di Bistrot e prostitute pigalliane. Il tutto immerso nella Parigi degli anni Quaranta, con il suo fascinoso grigio, la Parigi di Sartre, di Cocteau e di Edith Piaf.

Nella foto di Antonio Parrinello, Nellina Laganà
Nella foto di Antonio Parrinello, Nellina Laganà

Anima della pièce sono due straordinari pezzi di teatro dello stesso autore, Jean Cocteau, il primo, con la traduzione di Marisa Zini, è “Il bell’indifferente”, del 1940, scritto per Edith Piaf ed il secondo, tradotto da Carlo Fruttero è “La voce umana” (1930”, autentico cavallo di battaglia di straordinarie attrici.

Cettina Bonaffini (Ph. Antonio Parrinello)
Cettina Bonaffini (Ph. Antonio Parrinello)

“Grigio parigino”, con la regia di Gianni Scuto attenta ai particolari contemplativi e ad una atmosfera di grande tragicità esistenziale, regala allo spettatore una serata carica di sentimento, di sensazioni ed emotività, grazie ad un cast ben assemblato ed affiatato e a due testi difficili (che si soffermano sull’emotività fragile e sottomessa di due donne) ma ricchi di pathos, malinconia e trasporto che colpiscono al cuore il pubblico, ottenendo alla fine i meritati consensi. Accattivante poi quell’alternarsi degli attori, nella recitazione e nel canto, in francese ed in italiano, sfiorando con una battuta, ne “La voce umana”, il dialetto siciliano.

Ne “Il bell’indifferente” si destreggia, con grande abilità e sofferenza, nel difficile ruolo di Edith, donna trascurata, umiliata, dal suo muto, dietro al suo quotidiano ed indifferente Emilio (reso da Luigi Nicotra), Cettina Bonaffini, mentre di grande impatto in “La voce umana” è l’interpretazione di Nellina Laganà che, con la solita professionalità, riesce ad esaltare il suo personaggio, alle prese col suo amore traditore che si nasconde dietro una cornetta, dandogli la giusta carica di drammaticità, mentre convince Valentina Ferrante, sull’altalena, nei panni di Raymond Radiguet, con tanto di baffetti. Negli altri ruoli applauditi anche Azzurra Drago (Suzette) e Federico Fiorenza (Jacques Bougeat).

Il regista Gianni Scuto
Il regista Gianni Scuto

Lavoro, ripetiamo, poetico, di altissima teatralità e delicatezza e che il regista Gianni Scuto, ammaliato dall’Operazione “Grigio parigino” e dal suo amore per Parigi, ha confezionato con molta cura, regalando una serata di cultura, in “una atmosfera unica e rarefatta in una città, in una Parigi, da Alba tragica”.

di Maurizio Sesto Giordano 677 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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