In scena i “Cucì” di Nino Romeo, anime pure senza redenzione, in una realtà spietata e sempre uguale

Nella foto di Gaetano Adriano Pulvirenti, i protagonisti di "!Cucì...Cucì!"

Ha riscosso, nelle tre serate di rappresentazione il tutto esaurito, raccogliendo gli applausi ed i consensi del pubblico, grazie ad un lavoro corale, ad un testo poetico e crudo, ad un cast affiatato e ben assemblato e ad una messinscena intrigante. Stiamo parlando dello spettacolo in prima assoluta, “!Cucì…Cucì!”, Premio Fava 1993, testo scritto 25 anni fa dal drammaturgo, attore e regista catanese Nino Romeo e proposto dal Gruppo Iarba al Piccolo Teatro della Città di Catania.

La pièce è stata ripresa dallo stesso autore che nel volerla portare in scena – come spiega lo stesso Romeo – l’ha allineata all’attualità trasferendo il realismo della vicenda sul piano della meta-teatralità. “Dopo aver atteso tanti anni – spiega il noto autore e regista – per consentirgli la scena, ho voluto riscrivere “!Cucì…Cucì!” per la scena, pur se al testo non ho apportato modifiche, tralasciando le tensioni che mi spinsero alla sua scrittura ed immergendolo nelle mie tensioni dell’oggi”.

Nella foto l'autore e regista Nino Romeo
Nella foto l’autore e regista Nino Romeo

Lo spettacolo, in oltre 90’ minuti, con un linguaggio dialettale di pura poesia che si fonda al tragico e con una sequenza degli avvenimenti quasi con un taglio cinematografico (il traghetto, la stazione, l’aperta campagna, la masseria, una casa e una panchina su una piazza, l’ospedale, la piazza del paese), narra la vicenda di Filippo Bellària e di Vannina, “Cucì…Cucì”, cugini uniti da un destino infame, perseguitati da una malasorte che li segue sempre, ma fiduciosi nell’attesa di un riscatto, di un cambiamento. Il loro, però, è un amore disperato, senza futuro che parte male dall’inizio, soprattutto per l’ambiente contaminato in cui sono cresciuti: Filippo e Vannina, nati in un paese mai nominato, ma identificabile in Sicilia, si sono incontrati, capiti e subito amati, pur avendo lui moglie e sorella di un boss paesano e lei con un debito antico di fidanzata, vedova di un morto, con i suoi fratelli mafiosi e vendicativi. Vannina, adesso è incinta quel figlio per i due è speranza di vita nuova.

Si inizia con il loro ritorno al paese natio, subito con le prime difficoltà (i pochi soldi, i ladri alla stazione di Catania, le premonizioni nefaste di una zingara, l’incontro con un vecchio professore di Filippo, ormai succube dell’atmosfera mafiosa del luogo e profeta di disgrazie). I due vanno a lavorare nella discarica dello zio di Filippo, don Calò, uomo senza scrupoli e pietà che li sfrutta e vorrebbe anche abusare di Vannina. La giovane quindi, adesso vuole lasciare quell’ambiente di miseria e sopraffazione. Alla fine i due, però, si trovano a dover affrontare i fantasmi del loro passato: Filippo la moglie e il fratello di lei, il boss Iano e Vannina, la vecchia madre che le spiega l’attuale situazione e le prospetta le assurde condizioni per una pacifica convivenza. Ai due viene offerta la possibilità di ritornare, ubbidienti, al loro posto, rinunciando al loro amore, alla loro dignità, ma Vannina e Filippo, non cedono al ricatto. Due sicari rapiscono la giovane, la picchiano con violenza fino a farle perdere il bambino. All’ospedale i due innamorati si ritrovano, incontrano anche un accomodante commissario e poi decidono di sfidare tutto e tutti: escono e vanno a mangiare un gelato al pistacchio in piazza, sapendo di andare incontro al loro destino. Le saracinesche nella piazza del paese si abbassano, tutti scappano ed all’improvviso qualcuno inizia a sparare e Filippo e Vannina cadono sotto i colpi, abbracciati, uniti per sempre.

Testo delicatissimo, crudo, nello stile di Nino Romeo che colpisce nel segno e spettacolo davvero convincente sia nella messinscena che nell’interpretazione di un cast davvero ben assemblato e guidato non solo dallo stesso Romeo, in cabina di Regia, ma anche dalla supervisione di Graziana Maniscalco. Funziona poi la scelta dell’autore e regista di richiamare i luoghi attraversati dalla giovane coppia con rumori e  immagini sfocate in quanto proiettate su un telo di plastica combusto e convince anche la trovata di triplicare la coppia dei giovani Filippo e Vannina che lungo il loro cammino incontrano personaggi interpretati da attori costantemente in scena e che con la loro ostile o indifferente presenza incombono su di loro.

Oltre all’oscura e costante presenza degli altri personaggi alle loro spalle e che manovrano sempre le vite altrui, risulta quindi vincente la scelta registica della coppia che in scena si triplica. Ed i due cugini (in dialetto cucì), sono anime pure alle prese con una realtà, una società violenta, malata, vendicativa e che non da loro possibilità di riscatto e di futuro. Il giovane Filippo è interpretato da Pietro Cucuzza, Emiliano Longo e Alessandro Incognito, mentre Vannina è resa da Ludovica Calabrese, Viviana Militello e Valeria La Bua. L’identità di ognuno di loro si triplica rappresentando i vari aspetti che agitano il nostro essere e i loro costumi hanno il colore bianco simbolo di purezza, il rosso della passione e del conflitto amore e morte, il nero che rappresenta l’oscuro, la violenza che alberga nell’animo umano.

In scena convincono, oltre ai giovani attori nei panni di Vannina e Filippo, anche i protagonisti dei ruoli che manovrano l’intera vicenda, ovvero il rassegnato professore di Filippo, reso da Camillo Sanguedolce, lo spietato don Calò ed il compiacente commissario di Franco Colaiemma, il delinquente, il compare ed il caliaro di Nicola Costa, lo spietato boss Iano Mancuso di Emanuele Puglia, la zingara, la suora e la madre di Vannina di Sara Emmolo, il compare e sicario di Pietro Casano.

Una operazione di grande pregio e valore artistico-culturale, che premia, oltre che il testo di Nino Romeo, il lavoro effettuato da GRIA Teatro e soprattutto dall’infaticabile Graziana Maniscalco. Le scene sono di Alessandra Garofalo e di Gabriele Pizzuto, i costumi di Rosy Bellomia, il disegno musicale e sonoro sono rispettivamente di Ennio Nicolosi e Giuseppe Romeo. Riprese e montaggio video di Gaetano Pulvirenti, video design di Simone Scarpello, tecnico luci Simone Raimondo.

Applausi scroscianti e convinti del pubblico alla fine dello spettacolo, accompagnati dalle note dell’indimenticabile “Pensieri e parole” di Lucio Battisti. E le parole, i pensieri “Davanti a me c’è un’altra vita, la nostra è già finita e nuove notti e nuovi giorni cara vai o torni con me”, risultano un tutt’uno con la storia, cruda e commovente, narrata sulla scena da Nino Romeo.

di Maurizio Sesto Giordano 676 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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