Uno straordinario Eros Pagni sulla scena del “Verga” Robin Hood degli ultimi nella Napoli popolare

Nella foto di Salvatore Pastore-Agenzia Cubo, Eros Pagni e Federico Vanni in scena

Davvero uno spettacolo da vedere, sia per la grande interpretazione di Eros Pagni, nel ruolo protagonistico di Antonio Barracano, che per la messinscena che si avvale, nei suoi due atti di circa 2 ore e 40’, di un cast davvero di spessore, assemblato con cura dalla regia di Marco Sciaccaluga. Lo spettacolo di cui parliamo è “Il sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo, una commedia scritta e rappresentata nel 1960, un lavoro complesso che mescola comico e tragico, realismo e simbolismo, proposto al “Verga” di Catania, nella stagione dello “Stabile” etneo, dagli Stabili di Genova e Napoli. Presentato al “Napoli Teatro Festival” in occasione del trentesimo anniversario della morte del suo autore, lo spettacolo ha superato la scommessa di portare a Napoli un testo di Eduardo interpretato da un attore non napoletano.

Sull’elegante impianto scenografico di Guido Fiorato, i costumi di Zaira De Vincentiis, le musiche di Andrea Nicolini
 ed il gioco luci di Sandro Sussi, la pièce vede al centro della vicenda Antonio Barracano, uomo ambiguo, capo camorra e idealista allo stesso tempo, una sorta di Robin Hood degli ignoranti.

Con i suoi codici, i suoi tempi, le sue regole, Barracano è una sorta di eroe negativo, che difende poveri, emarginati e disperati, una figura che vive ai limiti della legalità, rasentando un certo atteggiamento malavitoso, ma dotato anche di una generosità unica. Ha subìto sulla sua pelle la giustizia degli uomini per aver ucciso un uomo da giovane, riuscendo a farla franca per aver avuto “amici in paradiso”. Nel cuore della Napoli popolare rappresenta il baluardo degli ultimi contro la tirannia dei primi. Don Antonio concede “udienze” giornaliere a chi si rivolge a lui per avere giustizia e protezione: piccoli delinquenti, usurai e bottegai, per tutti si trova la soluzione giusta …

Una scena dello spettacolo (Foto Agenzia Cubo)
Una scena dello spettacolo (Foto Salvatore Pastore – Agenzia Cubo)

Però nel momento di aprire gli occhi, di fronte al tradimento di coloro che aveva sempre salvato e difeso, davanti alla perdita dell’incanto, quando perfino uno straccione salvato dai debiti e dall’usura, fa finta di non aver visto chi lo aveva pugnalato, Don Antonio Barracano continua a stendere il suo sguardo benevolo sui suoi protetti e nemmeno la morte riuscirà a sopraffare la sua visione di un mondo caotico su cui stendere ordine e controllo. Ma il suo medico personale, il prof. Fabio della Ragione, che ha sacrificato vita e carriera per restargli accanto per 30 anni, non accetterà più il silenzio del quieto vivere e redigerà un vero certificato di morte, avvenuto per accoltellamento scatenando così una faida sanguinaria senza fine.

Commedia anomala rispetto a quelle scritte da Eduardo, che analizza il profondo dell’animo umano. Uno spettacolo che, oltre ad uno straordinario Eros Pagni, che confeziona un Antonio Barracano perfetto nei tempi, nei silenzi, nelle movenze, si lascia assaporare e godere per la professionalità degli altri protagonisti che si immedesimano al massimo nei loro ruoli. Convincente ed intensa l’interpretazione di Federico Vanni nei panni del dottore Fabio della Ragione, ma tutti gli altri sono meritevoli di essere menzionati ed applauditi come Maria Basile Scarpetta (la moglie di Barracano, Armida), Angela Ciaburri, Marco Montecatino e Luca Iervolino (i figli Geraldina, Gennarino ed Amedeo), Orlando Cinque (Rafiluccio Santaniello), Massimo Cagnina (il padre, Arturo Santaniello), Cecilia Lupoli (Rita) ed a seguire, nei vari ruoli: Federica Granata, Rosario Giglio, Pietro Tammaro, Gennaro Apicella, Gino De Luca e Gennaro Piccirillo. Ripetiamo in scena, a parte l’applauditissimo Eros Pagni e Federico Vanni nei panni del dottore, tutti sembrano fare a gara per superarsi e per dare il meglio suscitando alla fine gli scroscianti e prolungati applausi del pubblico.

Accurata e mai stancante la regia di Marco Sciaccaluga, memorabile, infine, nella prova di Eros Pagni il monologo, con una perfetta intonazione, in cui racconta della vendetta contro Gioacchino, il guardiano carogna, il delitto giovanile che condizionerà tutta la sua vita e poi il finale drammatico in cui Barracano-Pagni, ferito, si congeda dagli amici e dalla vita emozionando, come solo lui sa fare, il pubblico. Spettacolo, ripetiamo, assolutamente da non perdere.

di Maurizio Sesto Giordano 670 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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