Ed il Catania tornò a vincere…in un “Massimino” tristemente vuoto….

Il Catania festeggia dopo la vittoria con il Messina (Foto Calciocatania)

“Cinque minuti e un jet partirà… “. Pressappoco così cantava nel Sessantotto Maurizio Arcieri dei “New Dada”; la canzone ebbe successo ma finì in tribunale per plagio della parte musicale; non allo stesso modo il testo di Herbert Pagani, amico del mio amico Orazio Indelicato.

Atterra, invece, dopo non poche turbolenze sulla moquette sdrucita del “Massimino Stadium” con quattro minuti di ritardo (il recupero del secondo tempo) il Messina, a gambe all’aria. Peccato per la visione della “gabbia” degli ospiti tristemente vuota e, un po’ più là, per l’abbastanza sguarnita Tribuna C, vecchio nome dell’attuale “Curva Nord”; “C” si chiamava anche la terza serie cui fantasiosamente è stato attribuito il nome di “Lega Pro”; cui pro-dest, poi? Boh…

Liberatorio più che mai il fischio finale del signor Piccinini di Forlì (finalmente, un calcio di rigore a favore non ritrattato)! La massima punizione è stata spinta in rete – più o meno impeccabilmente – da Calil Caetano, uno tra i più discussi calciatori della rosa che a gennaio aveva condannato il Catania allo zero a zero contro il Monopoli, proprio facendosi parare un tiro dagli undici metri ma che è anche il capocannoniere della squadra con 11 centri; il timore della recidiva aleggiava ma il brasiliano ha scelto di caricarsi della più rischiosa responsabilità, a dimostrazione che non è casualmente il capitano. Non oso pensare a cosa sarebbe potuto accadere se il portiere – che s’è buttato dal lato giusto – avesse intercettato il tiro… Più tardi, il patatrac sarà confezionato dalla difesa, peccatrice impenitente, che permetterà senza ostacolo alcuno a Gustavo-Carneade di colpire letalmente di testa un pallone scaraventato da Giorgione (se fosse stato il compaesano di Guidolin, avrei detto: “pennellato”) che aveva “fatti fessi” gli evanescenti antagonisti. In realtà, si è trattato di un Catania alquanto coerente con se stesso sino all’ottantesimo minuto, quando a riportarlo avanti provvede una splendida rete del talentuoso (ancora, a distanza di anni!) Russotto, lanciato, finalmente in modo decente, da Castiglia. Il delirio per i sopravvissuti spettatori non è quantificabile. Il percussionista Mario Gulisano di “Darshan”, amico e vicino di posto, mi fa notare – con un simpatico scioglilingua – che, “entrato Russo, Russotto aveva smesso di russare”.

La rete di Russoto (Foto Calciocatania)
La rete di Russotto (Foto Calciocatania)

Già, Russo, Giuseppe Russo, di professione centrocampista, catanese ma in prestito al Messina perché scartato dal lungimirante PP – questo era ricamato sulla divisa di Pancaro – e dalla non meno chiaroveggente congregazione tecnica superiore; esattamente come quel Di Grazia che sta spopolando ad Agrigento e che quattro giorni prima si era presa la sua rivincita. Sono tanti i giocatori di proprietà rossazzurra in prestito alle altre siciliane; bisogna, infatti, ricordare che anche le prestazioni di Barisic sono in comodato d’uso al Messina.

Degno di nota a margine è il supplemento di spettacolo offerto da entrambi i numeri uno, Liverani e Berardi, mediante esemplificazione plastica di palleggio fuori dai pali e scarto dell’avversario con connesso attacco alle coronarie dei propri sostenitori.

Non so se è stata adeguatamente rilevata una cosa: a fronte dei controversi interventi della Società (intervista di Ferrigno ad Agrigento e comunicato interminabile – e noioso da leggere – di qualche giorno fa) i calciatori, oltre al miracoloso risultato, hanno fatto alcuni regali di Pasqua a chi assisteva. Il primo è stato quella corsa sfrenata dell’intera “panchina” fin davanti alla tribuna B per stringersi in un abbraccio incandescente a Russotto & C.; poi il segno d’invito con largo gesticolare delle braccia, rivolto sempre alla B (protagonista nella giornata del “tifo azzoppato”) ad incitare la squadra da parte di non ricordo quale giocatore. Bello! Infine, il ringraziamento a tutto il pubblico. Pace fatta? Da verificare.

Va ancora posto l’accento sul come sia impoverente disputare le partite, tanto più i derby, senza il pubblico ospite. Se non sbaglio solo gli agrigentini, hanno potuto assistere alla partita di andata; per il resto, settore “ospiti” vuoto con danno economico per le società e spettacolo svilito.

Sarà anche vero che i cosiddetti tifosi hanno determinato la prudenza delle autorità ma sorge spontaneo domandarsi che Stato è quello che non riesce a sconfiggere gli oltranzismi più beceri?  E a cosa servono i vari accorgimenti adottati (telecamere, daspo, “scalìata” preliminare, ecc.), compresa la tanto mitizzata, strombazzata, esaltata “tessera del tifoso” costata 10 euro a ognuno?

L’immediato futuro prevede che, intanto dopo Pasqua, si affronti l’ostica armata di De Zerbi; che dire? Nella squadra vista in campo, come hanno rimarcato tutti i commentatori e come detto anche prima, non si sono visti progressi né riguardo alla condizione atletica né sotto l’aspetto tattico; si spera, invece, nel buon viatico psicologico costituito dalla vittoria. È dura da digerire ma la realtà è questa; partendo da essa, nel suo complesso, sperare si può, si deve. Buona Pasqua.

Salvo Nicotra
Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di tante di quelle cose che è come se non si fosse occupato di nulla… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi sull’attualità del Teatro dei Pupi siciliani, regista teatrale e uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza con numerose testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

di Michele Minnicino 20312 Articles
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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