Al “Piccolo” di Catania viaggio romantico nel mondo notturno di travestiti, clienti e prostitute con “Lei e lei” di Giampiero Cicciò

Nella foto di Gianmarco Vetrano, una scena di "Lei e lei"

Il Teatro di Messina lo scorso fine settimana ha proposto al Piccolo Teatro della Città di Catania la pièce di Giampiero Cicciò “Lei e lei”, per la regia e l’interpretazione dello stesso autore e con Ilenia D’Avenia.

Si tratta di un testo davvero interessante, ricco di innumerevoli spunti di riflessione e che si sofferma su un mondo, su una realtà spesso volutamente sommersa, svelando delle verità al pubblico, attraverso i suoi due personaggi, attraverso un linguaggio crudo e delicato, amaro e ironico, cinico e romantico. Azzeccata è poi la regia di Giampiero Cicciò, così come il gioco luci di Renzo Di Chio, l’elaborazione musicale di Fausto Ciccio e la scenografia essenziale di Francesca Cannavò (che si occupa anche dei costumi).

Sulla scena, a rendere vivi, vitali, i due personaggi della storia sono Giampiero Cicciò e Ilenia D’Avenia che danno vità ad un emozionante atto unico di circa 90 minuti che, alla fine, raccoglie gli applausi di un pubblico interessato e quasi commosso per il messaggio trasmesso dal testo.

Nella foto Giampiero Cicciò e Ilenia D'Avenia (Ph. Gianmarco Vetrano)
Nella foto Giampiero Cicciò e Ilenia D’Avenia (Ph. Gianmarco Vetrano)

Su una scena essenziale (quattro panchine bianche, uno sfondo nero dove brillano punti di luce che ricordano la vitalità di una città lontana ed anonima) ecco i due personaggi di “Lei e lei”: Stella, l’estroso e navigato travestito (drag singer fallita ed ex tanguero) che ormai affronta il suo destino, la sua vita, con filosofia, sorridendo, parlando nella piazza messinese (dal beffardo nome di Felice Cavallotti) con un pubblico immaginario e con i suoi “morti” e poi da dietro ad una panca, accovacciata su se stessa, sprezzante, appare una ragazza litigiosa che svende il proprio corpo dopo aver tentato la carriera teatrale.

Giampiero Cicciò veste i panni dell’elegante travestito, con tanto di parrucca biondo-platino, minigonna rossa, giubbino di pelle nera, alti stivaloni a spillo sui quali cammina agevolmente, battendo persino la notte di Natale a Piazza Felice Cavallotti. E proprio mentre tutti sono a casa con le mogli, le fidanzate, a festeggiare, Stella incontra la sfortunata giovane romana (interpretata da Ilenia D’Avenia), traviata dalla violenza di un giovane senza scrupoli, costretta ad abortire e spedita a battere dalla capitale. Le due “Lei” prima si affrontano, si punzecchiano, litigano in modo aspro, evidenziando i loro mondi fatti di miseria, di sfortuna, di passioni e sogni infranti, ma dopo le notti di Natale, di Capodanno e poi dell’Epifania si ritroveranno a vivere quel mondo ai margini della società insieme, lasciandosi andare a slanci di generosità, di affetto, aspetti che nella loro esistenza sono sempre mancati.

Stella finirà per apprezzare e valorizzare la femminilità adombrata da alcool e droga, oltre che dal pessimismo e da una maternità mancata, della giovane, mentre quest’ultima verrà spinta a ritornare alla sua passione per il teatro, apprendendo anche i primi rudimenti di tango. Alla fine, però, si ritroveranno nella tutt’altro che felice piazza Cavallotti, a Messina, ai margini di una città distratta e crudele, ad accettare un destino negativo a cui occorre rassegnarsi, cercando di aiutarsi a vicenda.

Nella foto Giampiero Cicciò
Nella foto Giampiero Cicciò

Pregevoli nello spettacolo i battibecchi, tra il comico e l’amaro, tra le due Lei, i momenti delle confessioni di Stella che racconta delle sue marchette, dei suoi clienti e dei suoi sogni da diva cancellati da una scarsa bellezza e dalle circostanze avverse. Intense anche le scene del provino a teatro della giovane, con tanto di prova di tango, il suo racconto della crudeltà del protettore Carmelo che l’ha abbandonata sulla strada ed infine la vicinanza finale tra le due, unite da un triste destino, ma ora amiche pronte ad affrontare il domani sulla strada, ognuna con le proprie consapevolezze e certezze. Per le due, quindi, la consolazione di ritrovarsi amiche, di consigliarsi e di mitigare così, nei momenti più bui, quel bisogno di sentirsi diva dell’una o di cercare un sentimento materno dell’altra.

Convincenti, come detto, i due interpreti, Giampiero Cicciò e Ilenia D’Avenia, in due ruoli tutt’altro che semplici da portare in scena. Entrambi, però, riescono in pieno a rappresentare la tristezza, i sogni, il pensare positivo del travestito ed il pessimismo e l’amarezza della giovane e sfortunata prostituta.

Spettacolo crudo, poetico e disincantato, che raccoglie alla fine gli applausi  calorosi del pubblico in sala e che sicuramente fa riflettere sul fatto che anche nei momenti più bui della vita non bisogna mai perdersi d’animo e che è sempre importante affrontare insieme gli acquazzoni dell’esistenza.

di Maurizio Sesto Giordano 670 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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