Miko Magistro (attore e regista): “Amo profondamente Pirandello e la mia terra e vivo la vita con estrema ironia”

Miko Magistro in "Pensaci Giacomino" - Foto di Dino Stornello

E’ uno dei “moschettieri” del Teatro Vitaliano Brancati di Catania, uno degli attori di punta della struttura di via Sabotino 4 e che anche in questa stagione ha chiuso il cartellone 2015-2016 tra gli applausi del pubblico con il classico di Nino Martoglio “Annata Ricca”.  Il personaggio in questione è Miko Magistro, nativo di Pozzallo, ma che risiede da anni a Catania con la famiglia e che dopo aver frequentato il Teatro Stabile etneo ha iniziato la sua brillante carriera di attore. Artista poliedrico e fantasioso, di grande esperienza, è stato protagonista delle vicende teatrali più importanti del Teatro Stabile di Catania e l’amore per la sua terra non l’ha fatto mai allontanare dalla Sicilia, affermandosi come amatissimo attore.

Nella foto Miko Magistro (Ph. Dino Stornello)
Nella foto Miko Magistro (Ph. Dino Stornello)

Brillante affabulatore, Magistro ama la vita in tutte le sue sfaccettature, gode nell’incontrare gli amici e discutere di ciò che accade oggi. Da più di quarantanni calca le scene dei più importanti e prestigiosi teatri italiani, ricoprendo sempre ruoli di primo piano e protagonistici in opere teatrali quali ad esempio “I Malavoglia” di Giovanni Verga, “L’Ultima violenza” di Pippo Fava, “A ciascuno il suo” di Leonardo Siascia. Possiamo dire che, non lasciando la sua terra, è stato uno dei pochi ad essere “profeta in Patria”.

Attualmente è uno dei protagonisti delle stagioni del Teatro Brancati, diretto da Tuccio Musumeci  e quest’anno è stato molto apprezzato, oltre che nel lavoro di chiusura, “Annata Ricca”, anche nei panni del prof. Toti nel Pirandelliano “Pensaci Giacomino”. Recentemente ha ricevuto dalla Fita (Federazione Italiana Teatro Amatori) ad Aci Trezza, per il suo impegno nella valorizzazione della drammaturgia siciliana, il Premio Verga per il Teatro 2016.

Abbiamo incontrato piacevolmente Miko Magistro in un noto bar di Catania e con lui abbiamo parlato di teatro, della vita dell’attore, di editoria ed indubbiamente dei suoi prestigiosi e ricchi di aneddoti, trascorsi, soffermandoci inevitabilmente sull’attuale crisi che sta attraversando lo “Stabile” di Catania.

“Vorrei proprio non dover parlare oggi dello Stabile – spiega Magistro – infatti dover constatare lo stato attuale di quello che ritengo il “mio” teatro, tutto ciò mi provoca amarezza e rabbia. Nessuno meglio di me, di Tuccio Musumeci, di Pippo Pattavina, può avere la visione, il ricordo, di quello che è stato lo Stabile di Catania e vederlo oggi ridotto così è davvero triste”.

Nella foto Mario Giusti
Mario Giusti

Quale era il segreto, in quegli anni d’oro, del Teatro Stabile di Catania?

“Non c’era nessun segreto, tutto era basato sui sacrifici, sulla professionalità di gente come Ave Ninchi, Turi Ferro, Umberto Spadaro, Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Leo Gullotta , il sottoscritto, ovvero una squadra affiatata creata da Mario Giusti per fare grande questo teatro. Ma tutto, ripeto, basato sul lavoro, sui sacrifici, soprattutto quando andavano in tournèe e non c’era nessuna ingerenza della politica, ognuno stava al posto giusto. Negli ultimi anni invece l’atteggiamento è cambiato, si è dato spazio ad un certo di tipo di teatro e con la scusante della crisi economica c’è stato l’allontanamento del pubblico e di alcuni della vecchia guardia. Ritengo che nessuno può o debba oscurare, dimenticare la memoria storica, i cosiddetti padri storici di questo glorioso teatro ed invece in un certo senso ciò è stato fatto ed i risultati sono davanti agli occhi di tutti”.

 Che futuro vede per lo “Stabile”?

“In questo momento la situazione è davvero difficile ed ingarbugliata, non riesco a vedere a breve un futuro roseo, ma come figlio di questo Teatro mi auguro che possa riprendere il suo cammino, magari con nuovi stimoli, idee e programmi chiari, senza sprechi, azzerando i debiti e ricostruendo una nuova credibilità”.

Alcuni dicono che ormai, senza risorse, non si può fare più teatro. Qual è la sua opinione in merito?

“Il teatro si può fare senza scenografia, senza musica, solo con una sedia, se c’è. Basta solo il cervello e lo strumento di noi attori, ovvero la nostra voce. Ritengo quindi che il teatro si può fare anche senza risorse economiche, basta la passione e la volontà”.

Nella foto Tuccio Musumeci e Miko Magistro in "Annata Ricca" (Ph. Dino Stornello)
Tuccio Musumeci e Miko Magistro in “Annata Ricca” (Ph. Dino Stornello)

In parallelo alla crisi delllo “Stabile” in questi anni si è registrata a Catania la nascita, la crescita di altre realtà come ad esempio quella dell’ABC o del Teatro Brancati…

“Indubbiamente negli ultimi anni realtà come quella dell’ABC e soprattutto del “Brancati” si sono imposte nel panorama teatrale della città con una programmazione interessante e con un pubblico sempre in crescita. Al “Brancati” ad esempio il segreto di tanto successo e di adesioni è dovuto alla creazione di un gruppo, di una squadra affiatata, vincente, che diverte e che si diverte, cercando di coinvolgere, di interessare lo spettatore”.

Gli inizi di Miko Magistro come attore, l’aneddoto della partenza per Roma con l’amico Leo Gullotta e la sua scelta di rimanere nella sua terra. Ricordi e rimpianti…

Debbo dire che magari nella mia vita avrei potuto fare altro e mi sono trovato sul palcoscenico per sbaglio, infatti accompagnai un amico che amava il teatro ad un provino e alla fine tra i due scelsero me. Ho iniziato a lavorare da subito come protagonista con attori come Turi Ferro, Ida Carrara, Maria Tolu, Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina e Mariella Lo Giudice. Con Leo Gullotta con il quale eravamo amici ed andavamo a teatro assieme avevamo già il biglietto per lasciare Catania, per andare a Roma, ma fui colto da una improvvisa sciatica e Leo in perfetto italiano mi disse: “Sei uno stronzo”, chiudendomi il telefono in faccia. Rimanendo a fare teatro a Catania forse sarò stato penalizzato in popolarità, ma debbo dire che quando la genti mi incontra, mi riconosce e mi saluta sono felice e questo per me è molto importante.  Non ho rimpianti o ripensamenti per essere rimasto nella mia terra”.

La copertina del libro "Il Baronello"
La copertina del libro “Il Baronello”

Come è nata la sua esperienza come scrittore con il libro “Il Baronello”….

“Quattro o cinque mesi fa lo scrittore e magistrato Santino Mirabella mi ha chiesto di scrivere una pagina da inserire in un libro con alcune testimonianze di personalità catanesi. Ebbene quella paginetta di aneddoti, di personaggi e storie del mio paese, è piaciuta e l’editrice (Edizioni Arianna) entusiasta ha voluto il resto pubblicando il libro chiamato appunto “Il Baronello” che prende spunto da una vicenda vissuta nel mio paese. Grazie alla pubblicazione mi sono reso conto delle difficoltà che si incontrano oggi nel mondo dell’editoria. Attualmente sto continuando nelle presentazioni del libro, ma vorrei sottolineare che scrivo perché mi piace, per passatempo, così come dipingo e faccio altro…”.

In questa stagione è stato un convincente prof. Toti in “Pensaci Giacomino”, l’anno prossimo la troveremo in “Ccu i ‘nguanti gialli”, sempre di Pirandello. Cosa trova nel teatro Pirandelliano e cosa vuol dire interpretarlo sulla scena?

“Credo che Luigi Pirandello riassuma, sappia descrivere, con i suoi teoremi, i suoi perfetti assunti, il complesso e completo essere del siciliano, conseguenza di modifiche, dominazioni, soprusi, in tutte le sue sfaccettature. Pirandello credo che abbia saputo raccontare il nostro essere siciliani in modo esemplare sulla scena ed ecco perché amo interpretarlo. Riesce a mettere in ciò che racconta tutto il nostro essere ed è di una verità sconvolgente, ti sa raccontare la vita così come la finzione, l’essere e l’apparire, la forma ed il contenuto, lasciandoti a bocca aperta. Credo che per un attore interpretare Pirandello sia il massimo”.

Luigi Pirandello
Luigi Pirandello

 Miko Magistro nella vita di tutti i giorni….

“Non ho mai preso la vita sul serio, ma non sono un incosciente, testa tra le nuvole quindi, ma piedi ben saldi a terra, vivo con estrema ironia. Mi piace la compagnia degli amici, amo recitare, scrivere, dipingere, mi diletto in giardino, in piscina ed ho molta fantasia. Ci sono cose del mondo che non capisco, come ad esempio il senso del denaro sviluppato in modo aberrante. Io vivo la mia vita in modo tranquillo, amo fare le cose che mi piacciono e non vivo, non condivido, l’iter frenetico della vita moderna. Questo in poche parole è Miko Magistro”.

di Maurizio Sesto Giordano 675 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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