Traslazione delle reliquie di Sant’Agata, il testo dell’omelìa dell’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina

Il 17 agosto si è celebrato l’891 anniversario della Traslazione delle reliquie di Sant’Agata, pubblichiamo l’omelìa dell’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina, che riveste anche il ruolo di presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, tenuta dal metropolita in Cattedrale.

 

Carissimi fratelli Presbiteri e Diaconi,

            Fratelli e Sorelle nel Signore,

            Distinte Autorità,

 

  1. Ogni anno Catania ricorda l’anniversario del ritorno delle reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli, dove erano state portate nel 1040. Il rientro delle reliquie avvenne il 17 agosto 1126, quindi 891 anni fa.

Già questo dato è significativo: sono trascorsi, infatti, quasi 900 anni e noi continuiamo a ricordare tale evento con tanta gioia e commozione. Questo ci dice che la nostra Santa Patrona ha un posto importante nella nostra vita personale e in quella comunitaria catanese, civile ed ecclesiale.

Nel ritorno delle reliquie, noi siamo invitati a vedere un dono di Dio. Lo ha sottolineato bene l’orazione colletta con l’espressione: “O Dio, che hai conservato alla venerazione dei fedeli il corpo della Beata Agata, vergine e martire …”.

Come rispondere a questo dono del Signore?

 

  1. La risposta ci viene da ciò che ho chiesto al Signore a nome di tutti: “concedici di crescere come tempio vivo dello Spirito per risorgere con Cristo a vita nuova”.

Sono lieto di riflettere brevemente con voi su questa espressione.

Abbiamo chiesto al Signore di “crescere come tempio vivo dello Spirito”.

La prima lettura della Messa, tratta dalla prima lettera di S. Paolo ai Corinti (3,16-23), afferma che noi siamo tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in noi.

Quando noi usiamo i termini tempio e chiesa pensiamo subito all’edificio fatto di pietre. Le parole di S. Paolo, invece, affermano che noi persone, singolarmente e comunitariamente, siamo tempio. Ciò significa che ciascuno dei battezzati è una pietra viva e come pietre vive siamo e costituiamo l’edificio spirituale che è la Chiesa, fondata su Cristo pietra viva. Poco prima Paolo aveva ammonito: “ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti, nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo”.

La nostra vita quotidiana deve, quindi, essere costruita su Gesù, altrimenti, come ci ha ricordato il Salmo 127, “Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori”.

 

  1. Sant’Agata era cosciente di essere, come cristiana, una pietra viva e che la sua esistenza aveva come fondamento Gesù. E’ questo il significato delle affermazioni che Agata oppose alle vane parole di Afrodisia che cercava di allontanarla da Gesù: “La mia mente è saldamente fondata in Cristo: le vostre parole sono venti, le vostre minacce fiumi, che per quanto imperversino contro i fondamenti della mia casa, essa non potrà cadere, fondata come è sopra pietra ben ferma” (Atti latini di Sant’Agata, 13).

Carissimi devoti: questa è Sant’Agata; così lei pensava e così viveva. E noi come ci comportiamo? Ancora una volta è bene ricordare che la nostra devozione sarà autentica se anche noi mettiamo, come Agata, Gesù a fondamento della nostra vita.

 

  1. Agata, ben fondata su Cristo, era veramente di Gesù. Aveva fatto un serio cammino di fede ed era impegnata nella vita cristiana.

Era veramente di Gesù perché aveva accolto l’invito ad essere pienamente discepola del Maestro.

Nella pagina del Vangelo poc’anzi proclamato (Mc 10,17-22), Gesù è interpellato da un tale che, pieno di buona volontà, chiede cosa deve fare per avere in eredità la vita eterna. Gesù, in risposta, gli ricorda i comandamenti.

Il dialogo continua con l’affermazione dell’interlocutore “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”, e con la proposta fiduciosa di Gesù: “Una cosa sola ti manca: va, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni. Seguimi”.

Abbiamo ascoltato l’esito negativo della proposta avanzata da Gesù: “Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni”.

Pure Agata possedeva molti beni; infatti il console Quinziano “come avaro dirigeva la sua cupidigia verso le ricchezze di Lei” (Atti, 7). Ma il cuore di Agata non era attaccato alla ricchezza: il suo cuore era per Gesù. Comprese che Gesù la voleva veramente sua; Agata accolse l’invito; perciò non si allontanò rattristata da Lei, ma restò con Lui, piena di gioia.

 

  1. Abbiamo certamente compreso, fratelli e sorelle, che la riposta particolarmente generosa da parte di Agata all’invito del Signore, ha avuto due momenti: l’osservanza dei comandamenti di Dio e il successivo sì alla proposta più grande che le veniva dal Signore.

Anche noi vorremmo essere sempre più veri cristiani, veri discepoli di Gesù. Ed allora, è importante che in questo momento ci chiediamo: possiamo fare nostra la risposta del tale che andò da Gesù e di Agata: “Tutte queste cose (tutti i comandamenti di Dio) li ho osservati fin dalla mia giovinezza”?

E’ bello poter affermare che ci impegniamo a “non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare”. Come pure ad onorare il padre e la madre. E’ vero: c’è tanto bene in noi e attorno a noi. Ci sforziamo di essere buoni cristiani e buoni cittadini; cerchiamo di essere accoglienti e solidali soprattutto nei riguardi delle persone bisognose, disagiate, e particolarmente degli immigrati. Catania ha un elevato numero di persone che, nel volontariato civile ed ecclesiale, esercitano le opere di misericordia corporale e spirituale. Sant’Agata benedica il loro generoso servizio, affinché tante persone siano sollevate nelle prove della loro vita.

Ma non possiamo chiudere gli occhi davanti a gravi comportamenti contrari ai comandamenti di Dio che possiamo registrare attorno a noi, e che, talvolta, dobbiamo, purtroppo, riscontrare anche in noi.

E non possiamo sottovalutare alcuni fatti accaduti in questi ultimi tempi, che hanno colpito l’opinione pubblica perché disonorano chi li compie e non fanno onore alla nostra Città e al nostro territorio. Mi riferisco, per esempio, a gesti di violenza verso persone che svolgono il loro servizio negli ospedali, nei mezzi pubblici, a qualche indecoroso comportamento verso turisti, alla vergognosa profanazione del monumentale altarino in via Dusmet noto come “fontanella di Sant’Agata” … Anche a nome del Sindaco e di tutti i devoti, rinnovo un cordiale grazie agli alunni ed ai docenti delle nostra Accademia di Belle Arti, che hanno curato il restauro.

Catania, la patria di Agata, deve essere conosciuta per l’impegno e l’onestà da parte di tutti noi e non per qualche episodio che ne infanga la bellezza.

Perciò, il rispetto della vita, la correttezza pubblica e privata, l’ordine pubblico, la ricerca del bene comune, la custodia dell’ambiente, l’impegno a non fare del nostro bel territorio una discarica a cielo aperto, devono essere comportamento abituale da parte di tutti. Sant’Agata ci vuole onesti cittadini e questa sera chiede a noi suoi devoti di togliere in noi ogni comportamento contrario ai comandamenti del Signore e alle disposizioni pubbliche, alle leggi che davvero mirano a rendere più umana e più bella la vita comune.

Fratelli e sorelle: rispondiamo alle attese della nostra Patrona Sant’Agata, per essere tempio di Dio come lo fu lei in modo esemplare e per risorgere con Lei a vita nuova oggi in questa vita e per sempre nella gloria del Paradiso.

Così sia per tutti noi.

 

di Michele Minnicino 20313 Articles
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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