“La festa di sant’Agata e la ricostruzione di Catania dopo il terremoto del 1693”, singolare conferenza all’Archivio di Stato

La mattina di sabato 23 settembre nei locali dell’Archivio di Stato del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, sede dell’ex Convento domenicano “Santa Caterina da Siena al Rosario”, in occasione delle “Giornate Europee del Patrimonio 2017”, l’ing. Salvatore Maria Calogero ha tenuto una singolare ed importante conferenza su “La festa di sant’Agata e la ricostruzione di Catania dopo il terremoto del 1693”, alla presenza dell’arcivescovo metropolita mons. Salvatore Gristina, appena rieletto presidente della conferenza Episcopale Siciliana, del vicario giudiziale dell’Arcidiocesi mons. prof. Adolfo Longhitano, insigne canonista e storico, del cerimoniere del Comune e presidente emerito del Comitato della festa di Sant’Agata comm.gr. uff. Luigi Maina, di studiosi di storia patria ed agatina e di tanti cittadini devoti dell’amata santa Patrona principale della Città e dell’Arcidiocesi metropolitana di Catania.

   La direttrice dott.ssa Anna Maria Iozzia ha presentato l’ing. Calogero, noto studioso catanese, docente, libero professionista, diplomato al Liceo Artistico di Catania, laureato in Ingegneria civile indirizzo Architettura e Pianificazione territoriale, allievo dell’architetto prof. Giuseppe Pagnano, insigne docente universitario e devoto <col sacco> di Sant’Agata scomparso proprio la sera precedente, svolge la sua attività nei restauri di edifici storici e monumentali in ambiente sismico ed è autore di decine di articoli, saggi e libri, frutto di ricerche storiche e di documentazioni inedite d’archivio e di rilievi di edifici monumentali.

   Il prof. Calogero ha svolto con la competenza e la passione di ricercatore che lo distinguono una magnifica e lunga <lectio magistralis>, spiegando ed illustrando con molta efficacia didattica e divulgativa le stratificazioni e le trasformazioni urbanistiche di Catania in funzione delle secolari e grandiose feste in onore di Sant’Agata, anche grazie alla proiezione di una larga serie di straordinarie immagini di chiarissima leggibilità storica ed urbanistica della città tardo medievale e barocca.

  Il lavoro del relatore è frutto di un’imponente e dura ricerca ed è da tradurre senz’altro in un’agevole pubblicazione cartacea e telematica da aggiungere alla ricca produzione bibliografica agatina, sempre bisognevole di aggiornamento e di verifiche critiche, alla luce delle nuove “scoperte” storico-scientifiche che investono la travagliata storia della città di Catania, sempre fedelmente modellata sulle tante esigenze richieste dal fastoso culto esterno agatino, invernale ed estivo. Il percorso del giro del fercolo condizionava quello di altre ricorrenze religiose, con intervento o meno del Senato civico, come la processione del Venerdì Santo, del Santo Chiodo, dell’Immacolata, di San Sebastiano e persino del Carnevale, il martedì grasso, feria III di Quinquagesima.

 Una conferenza dotta, circostanziata ed esauriente, allo stato dei lavori di ricerca locale, che ha fatto gradualmente nuova luce sulle complicate vicende, alquanto sconosciute ai più, delle trasformazioni urbanistiche dovute ad epocali e straordinari eventi naturali e bellici e allo scorrere inesorabile ed usurante del tempo nonché, soprattutto nel Novecento, agli interventi stravolgenti dei piani regolatori, delle demolizioni e delle ricostruzioni di <risanamento> di quartieri e rioni cittadini. Mentre lungo i secoli la conformazione edilizia e spaziale, urbana e viaria, veniva progettata in funzione della festa di Sant’Agata, secondo i canoni tradizionali delle “processioni” agatine, nell’ultimo secolo del secondo millennio i giri della vara delle reliquie della Protomartire concittadina si sono dovuti adattare agli sconvolgimenti urbanistici, anche migliorativi, del tracciato delle feste cittadine.

   Un intervento magistrale, una riflessione ad ampio raggio che ha chiarito tanti aspetti complessi ed ignoti dell’interazione dell’uomo con l’ambiente abitato, il territorio della città di Sant’Agata, sempre risorta e rinata, come araba fenice, dalle proprie ceneri anche se sconvolta dalle imponenti e minacciose colate laviche della terribile eruzione della primavera di fuoco dell’Etna del 1669, che coprì di enormi e dilatate montagne di magma e modificò radicalmente la parte esterna della cinta muraria fortificata medievale-cinquecentesca di ponente, verso la fertilissima Piana di Catania, per arrivare fino al mare, distruggendo la spiaggia sotto il Castello Ursino, colmando il piccolo porto con golfo della città e respingendo il mare verso sud con l’avanzare della lava fino a provocare la formazione del litorale sabbioso della Plaia.

   Ai danni enormi causati dalla più grande e devastatrice eruzione etnea del tempi moderni si aggiunse, appena 24 anni dopo, l’apocalittico, terrificante e rovinoso mare-terremoto del Val Noto del 9 e 11 gennaio del 1693 che distrusse, ab imis fundamentis, la città <medievale> di Catania e fece perire sotto le macerie oltre i due terzi della popolazione. Sconvolgenti e sciagurati eventi naturali che fecero scomparire il vecchio tracciato urbanistico di origine greco-romana stratificato dai secoli e determinarono -sulla base delle esigenze di protezione civile e militare stabilite dal Duca di Camastra, vicario del viceré per la ricostruzione delle città colpite dall’immane sisma nella Sicilia sud-orientale- l’avvio di un grandioso e sollecito progetto di ricostruzione, in loco per Catania, predisposto dall’ingegnere e architetto militare fiammingo don Carlos De Grunembergh.

   Decisa la ricostruzione della città negli stessi luoghi devastati dall’immane sisma, i nostri avi si riappropriarono del territorio coperto di macerie non eliminate ma livellate per le nuove costruzioni ivi sorte, ex novo, in funzione della festa esterna di Sant’Agata che richiedeva spazi sicuri e sgombri per la processione cittadina e diocesana della Luminaria del 3 febbraio e per il Giro del fercolo dei reliquiari -unico fino a metà del secolo XIX- per la grandiosa festa esterna di Sant’Agata, a febbraio e poi per il festino della Traslazione delle reliquie, in agosto.

   Il relatore ha chiaramente illustrato con immagini di grande suggestione visiva e rievocativa -disegni, planimetrie, mappe, restituzione storica congetturale- la cinta muraria della città tra Cinquecento e Seicento, il percorso della grande Bara -l’argentea, artistica e pesante Vara portata sempre sulle spalle e a turno da 100 ignudi, poi cittadini biancovestiti col sacco- il Giro ripreso il 4 febbraio 1674 sulle coltri laviche appena raffreddate nella curvilinea strada di circonvallazione della Vittoria di Sant’Agata ovvero del Glorioso Giro della Vara attorno alle mura esterne, in prossimità del vecchio tracciato della cinta muraria in gran parte travolto dalla colata lavica di fine aprile 1669, alimentata dai Monti Rossi di Nicolosi. I presenti hanno ammirato in modo particolare la proiezione dei quadri di Renzo Di Stefano, che ha ricostruito la Catania medievale vista dalla cinta muraria <carolina> con le porte e i bastioni, i cui ruderi sono ancora incastonati e seminascosti in edifici settecenteschi ed ottocenteschi con tracce toponomastiche.

   La rapida ricostruzione “vaccariniana” di Catania fu imperniata attorno ad irrinunciabili punti di riferimento devozionali agatini: la Majuri Chiesa sede del sacello delle reliquie e del fercolo, Porta Aci con il trittico del martirio (Vetere, Carcere, Fornace), Carmelo dell’Antica Osservanza con il sepolcro romano stesicoreo di “Sant’Agata in Santa Lucia” sulla strada verso Aci, Regia Cappella Aragonese Collegiata Santa Maria dell’Elemosina, giro extramoenia a ricordo del ritorno in patria delle reliquie da Costantinopoli. L’oratore ha illustrato anche il percorso del giro diurno penitenziale vigiliare del 4 febbraio descritto in un documento del 1748 conservato nel Fondo notarile dell’Archivio di Stato presso l’ex convento domenicano Santa Caterina al Rosario di Catania.

   Il 5 febbraio 1846, completata la pavimentazione, iniziò il giro <interno>, nel giorno fino ad allora dedicato esclusivamente ai riti liturgici in Cattedrale, per far passare il fercolo davanti ai sei monasteri di clausura femminile, cinque benedettini e uno francescano delle Clarisse Urbaniste delle Sorelle Povere di Santa Chiara. Attraverso i disegni d’epoca sono state mostrate e spiegate le modifiche al percorso sia del Giro <esterno> sia del <Giro interno> della <processione> delle reliquie fino ai nostri giorni. L’ingegnere ha illustrato anche con documenti inediti lo stato e le trasformazioni dei tradizionali luoghi del martirio della santa Patrona della città e dell’Arcidiocesi.

    A commento della conferenza la raffinata ed elegante penna del noto critico teatrale e letterario, saggista e giornalista, prof. Sergio Sciacca, ha scritto: “Catania nel Seicento fu ridotta a cumuli di macerie, ma grazie ai saldi valori spirituali si riprese. E proprio perché c’erano quei valori la ricostruzione non fu raffazzonata, ma seguì disegni generosi e fiduciosi. Si ricostruirono palazzi, si tracciarono rettifili, si studiarono prospettive urbanistiche, si realizzarono le disposizioni più opportune per fare circolare meglio l’aria tra le strade per rinfrescare la città ed evitare il ristagno dell’aria. A qualità della vita non si costruisce con i proclami, ma con le spese. La intellighenzia catanese post-terremoto creò giardini e parchi. Studiare la ricostruzione etnea dopo la catastrofe e la sua connessione con i valori spirituali avrà grande significato non solo per conoscere il passato, ma anche per progettare (e possibilmente realizzare) il futuro”.                                  

Antonino Blandini

di Michele Minnicino 20313 Articles
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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