Il poeta ed il monsignore, Salvatore Quasimodo e Mariano Rampolla del Tindaro

Salvatore Quasimodo riceve il premio Nobel
Salvatore Quasimodo

Il 22 ottobre 1959 fu assegnato il Premio Nobel per la letteratura a Salvatore Quasimodo, grande avvenimento culturale che suscitò in Italia ammirazione ma anche tante invidie e polemiche ricordate in questi giorni del 58° anniversario: basti pensare alla mancata assegnazione del prestigioso Premio a scrittori e poeti come Alberto Moravia o a Giuseppe Ungaretti o Eugenio Montale. E’, però, anche l’occasione di fare riferimento ad una figura esemplare di sacerdote e di studioso, il siciliano mons. Mariano Rampolla del Tindaro, che Quasimodo in quella straordinaria occasione aveva ricordato con riconoscenza quale suo antico maestro prematuramente scomparso.

   “Il ricordo di questo nome, a me carissimo, accanto al suo mi ha vivamente commosso: Mariano Rampolla è stato per lunghi anni anche per me incomparabile amico di studi, di conversazione, di ministero, di preghiera, amico dell’anima; e lo porto sempre nel cuore con affettuosa memoria, con devota riconoscenza, con attesa di prossimo incontro”. Questo bigliettino di “devota simpatia”, datato Milano, 25 gennaio 1960, il cardinale Montini inviò a Quasimodo, appena apprese che, nel ricevere il Nobel, il poeta aveva ricordato la sua amicizia con mons. Rampolla del Tindaro, nipote del celebre Segretario di Stato e fratello di Federico, eccellente docente di lettere all’Istituto tecnico “Jaci” di Messina, frequentato da allievi straordinari quali Pugliatti, La Pira e lo stesso Quasimodo.

Mariano Rampolla del Tindaro

I due fratelli, l’uno uomo di fede, l’altro agnostico, per il loro magistero, sono da considerare maestri di Quasimodo, che il 22 aprile 1923, scriveva al prof. Federico: “avrà certamente saputo da La Pira come da pochi giorni abbia cominciato a studiare latino e greco sotto la guida di suo fratello, che affettuosamente compatisce la mia mostruosa ignoranza; …preferisco… sperare nella sua costante e affettuosa amicizia. Mi creda, umile fratello di sogno”. Quasimodo, già sposato e in precarie condizioni economiche, conobbe don Mariano a Roma, tramite La Pira, con il quale era stato compagno di lavoro nella ditta dello zio Occhipinti. Il poeta ebbe modo d’apprezzare le eminenti qualità intellettuali ed umane del suo professore privato, di pochi complimenti ma di sentimenti cordiali e paterni, e di diventarne amico. Anche lui rimase affascinato dalla personalità dell’insigne prelato della Curia Romana, studioso di sanscrito e di lingue orientali e classiche, estraneo al carrierismo nonostante l’amicizia con Benedetto XV, che eccezionalmente lo aveva cresimato ed ordinato sacerdote. “Signorile, pensoso, interiore”, lo descrisse La Pira che aggiunse: “ne fu colpito pure Quasimodo, ragazzo anche lui, che dava allora i primi segni di quella sua poesia “chiusa”, ma tessuta di dolore e non priva di speranza”. Del poeta il prete di Polizzi Generosa fu propulsore e ordinatore di vita e dispensatore di dolcezza e di pace.

Giorgio La Pira

“Io e La Pira siamo stati afferrati da due nobili fratelli di Messina”, ebbe a dire nel 1968 Quasimodo.”Io venni qui a Roma dove mons. Rampolla, nel suo studio all’Accademia dei Nobili Ecclesiastici, mi accoglieva ogni giorno…Abbiamo avuto tutti e due una formazione lenta, paziente, una maturazione minuto per minuto”. Quando Quasimodo ringraziò il fraterno amico, il “fanciullo canuto che sa piangere presso la mia anima”, per averlo indirizzato da don Mariano che gli teneva lezioni gratuite, La Pira, che era stato il primo a scoprirne il talento artistico, gli rispose: “Non devi affatto render grazie a me ma al prof. Rampolla e in specie al Reverendo che…saprà rischiarare i Doni che Dio t’ha concesso”. Nel novembre 1923, il maestro alla presenza del discepolo scrive al comune amico: “Caro Giorgio, pensavo oggi di andare da Quasimodo, al Celio: invece, eccolo qui!  Sta molto meglio, è rincuorato. Con vivissimo desiderio di bene. Saluti aff.mi, Rampolla”.“Non so come ringraziare”, risponde Totò, “perché davvero tutto ciò che era di puro nella mia tristezza l’ho donato a chi aspettava nel piccolo, silenzioso tempio dove appresi a vivere”. Giorgio, a fine 1923, chiede a mons. Mariano: …“raccomandi al Signore- il suo e mio fratello Quasimodo”. Un anno dopo il poeta confida: “Mi sono recato da mons. Rampolla che come sempre mi è prodigo di consigli e di luce”.

Il maestro, infatti, non si limitava a comunicare con delicatezza all’irrequieto discepolo il suo vasto sapere, ma praticava anche con lui l’apostolato dell’amicizia e della paternità. La sua luce si sarebbe spenta precocemente, ma il suo ricordo sarebbe rimasto indelebile nell’animo di Salvatore Quasimodo.

Antonino Blandini

di Michele Minnicino 20313 Articles
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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