L’11 novembre si celebra San Martino di Tours, Patrono dell’Arma di Fanteria

San Martino divide il mantello con un povero Simone Martini, 1317 ca. Basilica Inferiore, Assisi

San Martino, primo padre del monachesimo in Occidente e grande apostolo delle Gallie, fu vescovo, confessore ed uno dei primi santi non martiri proclamati e venerati dalla Chiesa indivisa. Martino, nacque a Sabaria Sicca, l’odierna Szombathely, in Pannonia, oggi Ungheria, nel 315 ca., da genitori pagani. Il padre, tribuno dell’esercito romano, lo chiamò Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Martino trascorse la sua infanzia a Pavia dove, contro la volontà dei genitori, cominciò a frequentare la comunità cristiana. A quindici anni, in quanto figlio di un ufficiale, dovette entrare nell’esercito imperiale e quindi inviato in Gallia: a questo periodo è legato il ricordo delle virtù eroiche di Martino, in particolare l’episodio in cui, alle porte di Amiens, dov’era di stanza in quella fredda notte d’inverno del 334, il giovane soldato divise il mantello con un povero, che si rivela essere Cristo. Questo incontro è raccontato nell’ultimo grande poema epico della classicità che è la Vita di san Martino di Venanzio Fortunato (530-607), che fu vescovo e santo della Chiesa cattolica[1].

Dopo il battesimo, ricevuto ad Amiens, forse nella Pasqua del 339, Martino abbandonò la vita militare per non imbracciare le armi contro i barbari. Venanzio Fortunato racconta che Martino rifiutò i donativi militari attirandosi così l’ira dell’imperatore Giuliano, il quale <<ordina che quel giusto sia rinchiuso e che all’indomani sia fatto avanzare a combattere per primo. Il santo allora proclama che marcerà inerme davanti alla schiera. Giunse il momento della battaglia: il nemico chiese pace. La preghiera di un solo uomo spense il furore di una intera armata: solo, senza spargimento di sangue, Martino sconfisse un esercito immenso>> (Vita di San Martino, vv. 68-77). Sembra che Martino  sia stato ordinato esorcista da Ilario di Poitiers (315–367), anche se il fatto sembra inconciliabile con la biografia di Ilario. Martino fu in Pannonia e in Italia, a Milano e sull’Isola della Gallinara, nella Riviera di Ponente, dove combatté l’arianesimo, che era stato condannato nel 325 dal primo Concilio di Nicea. Raggiunto Ilario a Poitiers, appena tornato dall’esilio (360), Martino fu ordinato diacono e poi presbitero.

La basilica, costruita nel XIX secolo sulle rovine dell’antica abbazia eretta nel V secolo.

Ritiratosi nell’eremo di Liguré, fondò, insieme ad altri religiosi, il primo monastero dell’Occidente (361), destinato a diventare il punto di irradiazione di tutto il movimento monastico della Gallia. Martino, nel 371 fu eletto a furor di popolo vescovo di Tours, mentre l’anno dopo, appena fuori dalla sua città, fondò l’abbazia di Marmoutier, che assunse grande importanza. Per ventisei anni, Martino svolse il suo ministero episcopale predicando il Vangelo nelle campagne ancora pagane, divenendo così una delle figure più significative della Gallia cristiana. Difese anche l’autonomia del magistero della Chiesa di fronte all’autorità civile.  Pochi mesi prima della morte del vescovo Martino, avvenuta in l’8 novembre, a Candes, ma che il Martirologio geronimiano (VI sec.) ne celebra la memoria l’11 novembre, giorno dei suoi funerali a Tours, Suplicio Severo, un avvocato di Bordeaux, che si era convertito agli ideali ascetici di Martino, ritirandosi nell’eremo dopo la morte della moglie, scriverà una Vita sancti Martini, che resta la fonte d’informazione primaria per conoscere la vita del santo vescovo di Tours. Questa Vita sarà poi completata da tre Epistulae (397-398), che riferiscono nuovi episodi sulla morte e i funerali di Martino, e dai Dialogi (404), che possiamo considerare una seconda biografia, più lunga della prima.

La tomba di San Martino di Tours nell’omonima basilica, costruita nel XIX secolo sulle rovine dell’antica abbazia eretta nel V secolo.

A Suplicio Severo, suo devoto discepolo, si deve gran parte della celebrità del vescovo di Tours. La Vita, scritta da lui, infatti, ha enormemente contribuito a illustrare la figura di Martino e ad alimentare il fervore con cui nei secoli successivi i pellegrini cristiani hanno onorato la sua memoria recandosi a pregare sulla sua tomba nella Basilica di Tours a lui dedicata. La data della sua morte è divenuta una festa straordinaria in tutto l’Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino. Nel 585, in un Sinodo tenuto a Mâcon dai soli prelati francesi, tra cui Gregorio di Tours, venne deciso che l’11 novembre sarebbe stata una festa non lavorativa. Il culto di San Martino di Tours divenne popolarissimo in tutto l’Occidente e l’Oriente in cui gli vennero intitolate molte chiese. I Benedettini, sull’esempio di San Benedetto, che nell’abbazia di Montecassino gli consacrò una cappella, gli intitolarono chiese e chiostri.

Il Santo Padre Pio XII, accogliendo il desiderio espresso dall’Ordinario Militare per l’Italia, S. E. Mons. Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone, dallo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano e dal Ministro della Difesa, con Breve Apostolico del 24 maggio 1951, sigillato con l’anello del Pescatore, ha dichiarato san Martino di Tours vescovo, celeste Patrono presso Dio dell’Arma di Fanteria dell’Esercito Italiano.

PREGHIERA DEL SOLDATO

Signore Iddio, che hai costituito di molti popoli l’umana famiglia da Te creata e redenta, guarda benigno noi, che abbiamo lasciato le nostre case per servire l’Italia. Aiutaci, Signore, affinché, con la forza della Tua fede, siamo capaci di affrontare fatiche e pericoli in generosa fraternità d’ intenti, offrendo alla Patria la nostra pronta obbedienza, la nostra serena dedizione. Fa che sentiamo ogni giorno, nella voce del dovere che ci guida, l’eco della Tua voce; fa che siamo d’ esempio a tutti i cittadini nella fedeltà ai Tuoi comandamenti, alla Tua Chiesa e nell’osservanza delle leggi dello Stato. Dona, o Signore, il riposo eterno ai nostri morti ed ai caduti di tutte le guerre. Concedi ai popoli la pace nella giustizia e nella libertà e che l’Italia nostra, stimata ed amata nel mondo, meriti la protezione Tua e la materna custodia di Maria anche in virtù della concordia operosa dei suoi figli. Amen.

Diac. 1° Cap. CRI. Sebastiano Mangano

Incaricato dall’Arcivescovo di Catania per la Pastorale delle F. A.


[1] [1] Venanzio Fortunato, Vita di San Martino, vv. 50-67: trad. di Gian Domenico Mazzolato, Senecio, Napoli 2010.

di Michele Minnicino 20315 articoli
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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