Con “La cena” di Giuseppe Manfridi al “Piccolo” di Catania” il pubblico a tavola e protagonista impotente di un dramma familiare, regia di Walter Manfrè

I protagonisti de "La Cena"

Con la sua tipica ed intrigante messinscena Walter Manfrè, che coinvolge il pubblico con il suo “Teatro della persona” e con l’abolizione della parete tra attori e spettatori, sta proponendo al Piccolo Teatro della Città di Catania – sino all’18 Novembre -, all’interno della 53^ Stagione della sala di via Ciccaglione, l’atto unico di 60′ “La cena” di Giuseppe Manfridi. Il cartellone del “Piccolo”, storica sala catanese, è organizzato dal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale -ed è dedicato all’innovazione, alla sperimentazione e si snoderà lungo due percorsi caratterizzati dall’incontro tra musica e teatro e soprattutto dal teatro di parola e dalla drammaturgia contemporanea nel Nuovo Teatro.

“La cena”, con l’intrigante regia di Walter Manfrè, che ha visto il suo debutto a Roma nel 1992, ha visitato i più importanti teatri nazionali ed ha preso nuovamente vita nel 2016 approdando, ancora una volta, in alcuni dei più importanti teatri d’Italia. Scritto su sollecitazione di Walter Manfrè da Giuseppe Manfridi, uno dei più importanti drammaturghi italiani contemporanei, l’atto unico è un’opera carica di tensione drammatica e di ironia.

Andrea Tidona in scena

Una delle particolarità di questo spettacolo è l’annullamento della distanza tra attori e pubblico: a quest’ultimo viene assegnato un ruolo all’interno del dramma senza che ciò possa mutare lo svolgimento della trama. La pièce, vede ogni sera un numero limitato di spettatori (da 12 a 27 a rappresentazione), con il pubblico introdotto in sala da un maggiordomo che accompagna, tre per volta, al posto assegnato, ovvero attorno ad un tavolo apparecchiato, con una tovaglia bianca, dei bicchieri con del vino rosso. Ad aspettare in silenzio gli spettatori c’è già il padrone di casa, il padre despota e suocero sarcastico, interpretato dall’attore modicano Andrea Tidona. Dopo una breve discussione con il maggiordomo Fangio, interpretato con rigore assoluto da Cristiano Marzio Penna, entrano in scena gli altri due protagonisti, Chiara Condrò (nei panni della figlia Giovanna) e Stefano Skalkotos (nel ruolo del genero Francesco). Tra padre, figlia e genero si avvia subito una discussione riguardante i misteriosi affari di famiglia di natura assolutamente personale che intrigheranno e turberanno gli invitati – spettatori, non coinvolti – comunque – nelle beghe familiari dei protagonisti della vicenda.

Tutto inizia dal ritorno a casa di una figlia, allontanatasi da qualche tempo dalla casa di un padre burbero e despota. Il rappacificamento è quello che tutti si attendono, ma non il padre che prepara un gioco infernale e un inganno per la figlia Giovanna di cui è  invaghito e per il futuro genero Francesco. Un padre quindi che attraverso i suoi giochetti con degli assegni poi bruciati, le sue parole, le sue domande provocatorie, riesce a svegliare gli istinti dei due giovani facendo venire a galla i lati peggiori di tutti: il giovane suocero è debole e avido, il maggiordomo assetato di denaro e la figlia ha la forza di reagire, ma forse si accontenta di un amore non autentico.

Cristiano Marzio Penna e Andrea Tidona

Dall’inizio alla fine lo spettacolo, nei suoi sessanta minuti tirati, intensi, complice il coinvolgimento emotivo del pubblico- a stretto contatto con gli attori- voluto dall’abile regista Walter Manfrè, regala vere emozioni all’insegna dell’autentico “teatro di parola” e la tavola imbandita che accoglie gli spettatori-invitati è luogo di incontro – scontro tra i protagonisti di un appassionante, drammatico dialogo familiare e lo spettatore assiste tra imbarazzo e turbamenti, si confonde tra  le pieghe della vicenda, non potendo, però, cambiare le sorti della storia, della trama.

E’ un gioco spietato quello tra il padre, la figlia, il genero ed il maggiordomo e che fa emergere soprattutto l’ossessione di un padre nei confronti della figlia che ritiene sempre sua e bambina da proteggere e poi le paure e le mancanze del genero nei confronti della donna che ama, l’attaccamento al denaro del maggiordomo e l’indecisione della figlia che preferisce imbarcarsi in amori di circostanza pur di allontanarsi da un padre despota.

Nella foto: Skalkotos, Tidona e Condrò

La pièce è anello fondamentale all’interno di quel “Teatro della Persona”, con cui il critico Ugo Ronfani, nel 1993, sintetizzò il senso della poetica espresso dal percorso registico del regista messinese Manfrè.

Uno spettacolo sicuramente da vedere e da vivere con gli stessi interpreti, nella stessa tavola, che coinvolge narrando delle beghe, delle ossessioni spesso presenti in molte famiglie, aspetti, sfaccettature oscure dell’animo umano, che albergano, misteriose e ben nascoste nelle pieghe di tante famiglie dei nostri giorni. Alla fine de “La cena”, gli spettatori-invitati applaudono convinti e soddisfatti della pièce, tributando calorosi applausi ai quattro protagonisti e ad una regia impeccabile e che sa scrutare nell’animo umano, confondendo e mescolando realtà e finzione, attori e pubblico.

Promo spettacolo “La cena”

 

di Maurizio Sesto Giordano 697 articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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