Antiracket in Sicilia, Pietro Agen (Camera di Commercio del Sud-Est): “E’ arrivato il momento di far ripartire il movimento con la purezza dei primi tempi”

Il presidente Camera di Commercio del Sud-Est, Pietro Agen

In un clima particolarmente difficile, dove le imprese cercano di tirare avanti tra non pochi problemi ed in cui spesso l’ambiente in cui operare è irto di problematiche di ogni tipo, anche il settore dell’antiracket siciliano ha dovuto incassare duri colpi mettendo in serio dubbio l’attività di tutto il sistema. Ne abbiamo parlato con il dott. Pietro Agen, presidente della Camera di Commercio del Distretto del Sud-Est (Catania, Siracusa e Ragusa) che, come sempre, analizza con estrema attenzione l’attuale situazione.

“In tempi non sospetti – ribadisce il presidente Agennoi abbiamo criticato non il movimento antiracket, in quanto ha delle figure pure, ma abbiamo criticato i cosiddetti professionisti dell’antiracket, ovvero quelli che hanno fatto dell’antiracket non un momento di lotta sana e genuina, ma piuttosto un modo per campare meglio ed avere una professione, soprattutto chi una professione vera non l’aveva. Ciò che è successo qualche tempo fa con l’Associazione Siciliana Antiestorsione (A.SI.A.) e con il suo presidente era abbastanza evidente, bastava vedere la lotta per i contributi, chi ha preso soldi e chi non li ha presi. Noi ci siamo sempre distinti, ma non siamo i soli, cito per esempio la Libero Grassi catanese che si è sempre mossa con integrità, mentre abbiamo sempre criticato chi si è mosso con atteggiamenti sospetti. Con quelli che fanno il loro mestiere con correttezza possiamo avere avuto delle idee diverse come per esempio io ho molti dubbi sull’utilizzo dei beni sequestrati alla mafia e personalmente sarei favorevole ad assegnarli per iniziative di carattere sociale”.

No al racket

Cosa fare, quindi, oggi del Movimento, del sistema antiracket?

“Credo che oggi sia arrivato il momento di ridare al movimento antiracket, antiusura, antiestorsione, quella linearità, quella purezza che aveva guidato le sue prime uscite e le prime iniziative. A Gela ad esempio rispetto a venti anni fa – lo abbiamo appurato personalmente – la gente ha capito che bisogna ribellarsi al racket e reagire fortemente alla criminalità. Partendo, quindi, da quanto di buono c’è nel movimento bisogna ripartire, bisogna vigilare fortemente su chi fa di questa attività una professione, cosa alquanto pericolosa”.

Lasciando il movimento antiracket in Sicilia, cosa pensa dell’attuale situazione del Comune di Catania?

“Il probabile, quasi certo, default di Catania secondo me provocherà la possibile morte di alcune aziende, colpite, disintegrate, da questo default. Una situazione drammatica ed anche se io, come uomo delle imprese, sono contrario al default, come cittadino debbo dire che senza default non si esce da questa drammatica situazione”.

di Maurizio Sesto Giordano 697 articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

1 commento

  1. La lotta al racket e all’usura è una testimonianza di vita,di dignità di amore verso la propria famiglia e il proprio lavoro.

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