Emozioni intense al “Piccolo” di Catania con “L’abisso” di Davide Enia, in scena la tragedia contemporanea degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo

Nella foto Davide Enia (Ph. Futura-Titta Ferrante)

Non è facile ascoltare ciò che racconta Davide Enia, accompagnato dalle corde di Giulio Barocchieri e non emozionarsi, rimanendo travolti dalle vicende terribili, a noi così vicine, come quelle degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo ed in particolare in Sicilia, a Lampedusa, isola diventata crocevia umano di destini.

L’abisso”, scritto e interpretato da Davide Enia, con le musiche di Giulio Barocchieri eseguite in scena, è un monologo povero nell’allestimento, ma che colpisce al cuore, che turba e commuove lo spettatore, grazie alla forza devastante, prorompente, della parola che risveglia ricordi, emozioni ed intreccia la tragedia degli sbarchi, dei morti in mare con vicende personali, familiari, dello stesso attore, drammaturgo e romanziere palermitano che, in circa 80′, con abilità da narratore e “cuntista”, coinvolge lo spettatore, confondendolo e trasportandolo in una tragedia che non può rimanere fuori dalla vita di ognuno di noi.

Davide Enia (Ph. Futura – Tittaferrante)

Reduce dai successi di Roma, di Palermo e dai numerosi riconoscimenti di pubblico e critica “L’abisso” è stato proposto la scorsa settimana al “Piccolo Teatro della Città” di Catania nell’ambito della stagione 2018-2019 del Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale.  Prodotto da Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Biondo Palermo, Accademia Perduta – Romagna Teatri in collaborazione con Festival Internazionale di Narrazione di Arzo, il lavoro di Enia affronta in modo diretto, schietto, il dramma dei migranti che sbarcano a Lampedusa come metafora di un naufragio, personale e collettivo. L’autore ed intenso interprete attinge ai suoi “Appunti per un naufragio” (Sellerio Editore, Premio Mondello 2018) e racconta l’esperienza degli sbarchi, dando vita a una riflessione, figlia del lavoro sul campo, su quanto sta accadendo, per riportare con urgenza, nello spazio condiviso del teatro, il tempo presente e la sua crisi.

Ancora Davide Enia in scena con Giulio Barocchieri

Enia e Barocchieri sulla scena del “Piccolo” lavorano su più registri, inserendo nella pièce gli antichi canti dei pescatori, intonati lungo le rotte tra Sicilia e Africa e il cunto palermitano, spostando l’attenzione dello spettatore sul mare aperto, dove il salvataggio è una questione di secondi, le manovre sono al limite dell’azzardo, la velocità di scelta determina tutto e risalta ancora di più come condizione necessaria il sottoporsi quotidianamente a un allenamento costante sulla terraferma, per riuscire a recuperare più corpi vivi in mare, per sopravvivere in prima persona alla forza delle onde. E le parole dei vari personaggi, riportate da Enia (il sommozzatore, il padre, lo zio, l’amica, la compagna) assumono una forza devastante nel racconto e che mette in luce lo straordinario lavoro fatto sull’interpretazione, sulle emozioni, sulle testimonianze dei testimoni.

Nello spettacolo Davide Enia racconta del suo insolito viaggio con il padre a Lampedusa, del suo primo naufragio, degli incontri con i soccorritori, della vita sull’isola, del suo amato zio alle prese con la malattia e dei suoi silenzi, della sua angoscia per quella tragedia del mare, del naufragio che non può non riguardare tutti. Accompagnato dalle note di Giulio Barocchieri, il monologo ci parla del disagio di Davide Enia, di naufrago perso anche lui nella sua vita fatta di silenzi e di approdi, di partenze ed arrivi, fra quelle vite così disperate e perdute in mare, della sua strana reazione al dolore che lo porta  a trincerarsi dietro quello stesso mutismo che lo aveva allontanato dagli affetti più cari.

L’abisso, Davide Enia (Ph. Gianluca Moro)

Uno spettacolo dalle mille sfaccettature che si potrebbe anche ascoltare ad occhi chiusi, che emoziona e commuove per la immane tragedia di tanti naufragi raccontata con tanto trasporto da Davide Enia in un dialogo col pubblico emozionale, assolutamente da non perdere e da raccomandare a tutti di andare a vedere. Perchè tutti – nessuno escluso – siamo coinvolti e tutti abbiamo bisogno di ritrovarci, ascoltando storie anche terribili come quelle degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo ed a Lampedusa. Perchè siamo tutti sulla stessa terra, sullo stesso barcone della quotidianità e perchè siamo fratelli. Applausi convinti, meritati, reiterati, alla fine della pièce per Davide Enia, Giulio Barocchieri e per una proposta davvero di notevole spessore e che tocca le corde più profonde della sensibilità che ogni essere umano oggi dovrebbe avvertire.

E quando si lascia il teatro si ha la sensazione di riemergere da un abisso di 80 minuti e ci pare rivedere quei volti disperati, quei corpi che gridano, che galleggiano inermi o che cercano di aggrapparsi a te per rimanere in vita. Si esce soprattutto da teatro e si ritorna alla propria vita con la consapevolezza che la tragedia di Lampedusa o del Mediterraneo riguarda tutti noi come cittadini e come uomini, al di là delle connotazioni politiche o sociali.

“Quanto sta accadendo a Lampedusa – ha sottolineato Davide Enia non è soltanto il punto di incontro tra geografie e culture differenti. È per davvero il ponte tra periodi storici diversi, il mondo come l’abbiamo conosciuto fino a oggi e quello che potrà essere domani. Sta già cambiando tutto.  E sta cambiando da almeno un quarto di secolo.  Di questo parla L’abisso, del nostro presente di approdi e naufragi. Ascoltare e osservare i miei interlocutori  mi ha fatto comprendere che era necessario un ulteriore passo: capire chi ero io, comprendere cosa mi accadeva durante e dopo l’ascolto delle loro esperienze, ammettere senza remore che non ero affatto pronto a ricevere tutta quella sofferenza.  Scriverne e parlarne è stato un bisogno. Dovevo creare distanza tra me e questi fatti, alcuni ascoltati, altri vissuti”.

La scheda

L’abisso

di e con Davide Enia

tratto da Appunti per un naufragio (Sellerio Editore)

Musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale/Teatro Biondo Palermo/Accademia Perduta – Romagna Teatri in collaborazione con Festival Internazionale di Narrazione di Arzo

Catania, Piccolo Teatro della Città

di Maurizio Sesto Giordano 697 articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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