Occupato stamattina dagli studenti il “Boggio Lera”, stato di agitazione nelle scuole catanesi

"Boggio Lera" occupato
Ieri, 8 Gennaio, un gruppo di studenti autonomi di varie scuole di Catania, si è presentato in Prefettura con una lista dei danni strutturali delle scuole, corredata da documenti e dati ufficiali. Dopo quattro mesi dal primo corteo studentesco dell’anno, in cui si è protocollata richiesta ufficiale al prefetto per un incontro e la mancata risposta di ieri mattina, gli studenti hanno deciso di iniziare un periodo di agitazione che è cominciato oggi, 9 Gennaio, con l’occupazione della prima scuola, il liceo scientifico “E. Boggio Lera”.

Queste le dichiarazioni degli studenti: “Oggi 9 Gennaio 2019 un gruppo autonomo di studenti ha occupato la sede centrale del Liceo scientifico E. Boggio Lera. Iniziamo il nostro primo comunicato chiarendo a tutti che la scelta di adottare questo metodo di protesta è avvenuta in maniera coscienziosa e seria, sappiamo quindi bene la storia delle occupazioni nelle lotte fino ad adesso e sappiamo anche bene quale sia la motivazione e l’obiettivo sia sociale che politico di un atto forte come questo. Uno dei primi obiettivi di questa occupazione è renderla uno spazio libero da tutto ciò che noi individuiamo come criticità nel sano e libero accrescimento delle nostre facoltà, al fine di farla diventare terreno di creazione e sviluppo delle nostre criticità, organizzando questa manifestazione in modo tale da trarne sia un accrescimento culturale, critico e creativo delle persone coinvolte sia dei risultati concreti riguardo le richieste da noi avanzate. 

Questa protesta assume diverse sfumature, ma alla base rimangono sempre gli stessi motivi che spingono a portarla avanti e si riassumono per l’appunto in due parole: “cattiva gestione”.  La mala gestione dell’istruzione da parte delle istituzioni nazionali e locali ha provocato un impoverimento del contenuto culturale e formativo delle scuole, promuovendo sempre di più il futuro lavorativo e sempre di meno la formazione. Da protagonisti di tutto questo processo osserviamo inermi una incitazione alla competizione, inermi perché in tutto ciò non esiste riconoscimento di criticità e capacità degli studenti nell’autodeterminarsi. Studenti che vengono modellati e adattati dalle varie riforme per produrre sempre di più, addirittura per aziende private a costo zero (ad esempio, alternanza scuola-lavoro), senza possibilità di decidere o anche solo interrogarsi se ciò porti beneficio o no alla propria formazione.
Un altro problema da noi riscontrato negli ultimi anni è la ingente spesa di somme dedicate all’istruzione per progetti spesso motivati da secondi fini non espliciti e  controproducenti  per la reale formazione degli studenti. Un esempio ampiamente discusso e contestato  da noi è la recente spesa di 2,5 milioni di euro del nuovo governo, con il fine teorico di contrastare l’uso di stupefacenti a scuola, ma con un fine invece pratico di attuare la repressione poliziesca, preferendola ad aperti momenti formativi come dibattiti a tema. Dopo quest’analisi del progetto analizzandone il nome “scuole sicure”  si evince come le istituzioni diano la priorità ad una protezione, inefficiente come detto prima, dal fumarsi una sigaretta in cortile piuttosto che proteggere le nostre vite dalle condizioni penose delle nostre strutture. Un ennesimo problema che riguarda il punto di vista economico è rappresentato dal recente taglio dello 0,1% del Pil che trattandosi di grandi somme non è un numero indifferente.
La problematica fondamentale che abbiamo individuato è l’esclusione decisionale degli studenti  dalle più importanti modifiche della nostra realtà, come la creazione delle prove Invalsi o le modifiche degli esami di stato, decisioni che nella maggior parte dei casi non hanno fatto altro che contribuire alla degradazione del sistema scolastico italiano, sperperando così anche i fondi destinati al nostro sviluppo. Nel caso specifico della nostra scuola, oltre i vari problemi comuni a tutte le scuole, si sono verificati numerosi problemi strutturali e vari disservizi. Come ad esempio i vari danni riscontrati a seguito delle prime piogge invernali o il mancato funzionamento dei sistemi di riscaldamento. Noi pretendiamo un piano che renda possibile il risolversi di questi problemi. E non pretendiamo un piano che riguardi esclusivamente la nostra scuola, ma osservando il carattere comune di questi problemi, pretendiamo un piano economico che possa effettivamente risolvere una volta per tutte questo problema, senza applicare ogni volta le stesse procedure che risolvono i problemi a breve termine. Questa richiesta è stata ripetutamente esplicitata con diverse proteste, l’ultima di queste è consistita nella ricerca di una risposta concreta da parte del prefetto, che dopo averci millantato di un ipotetico e futuro incontro, dopo 4 mesi non aveva fornito alcuna informazione a riguardo. A seguito di 4 mesi di attesa, abbiamo scelto durante un’assemblea delle scuole di Catania, di presentarci comunque dal prefetto dimostrandogli tramite vari documenti da quanto tempo richiediamo le stesse cose (oltre 5 anni) e quali sono attualmente i problemi da risolvere. La risposta è stata un ennesima richiesta di attesa che questa volta ha trovato negli studenti un rifiuto che si è tramutato nella coscienza della necessità di attenzioni sulla causa e quindi, in un occupazione che possa veramente far aprire gli occhi alle istituzioni davanti tutto ciò”.
di Michele Minnicino 20315 articoli
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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