Alla Sala Magma di Catania inquietudine e mistero nella pièce “Nascosta dentro una corteccia d’albero” di Maria Barbagallo

Maria Barbagallo, Luciano Leotta e Maria Grazia Cavallaro (Foto Salvo Nicotra)

Il Centro Magma del direttore artistico Salvo Nicotra ha inaugurato lo scorso 18 Gennaio, nella “storica” Sala Magma di Catania, via Adua 3, il programma teatrale del 2019 con la novità assoluta al femminile “Nascosta dentro una corteccia d’albero” di Maria Barbagallo, testo misterioso, intimo, che vede in scena, insieme all’autrice-regista (curatrice anche del commento musicale), anche Maria Grazia Cavallaro e Luciano Leotta. Alla realizzazione dello spettacolo, con Tamara Hamam, hanno collaborato a vario titolo anche Manal Hamam e Salvo Nicotra. Il testo teatrale è valso all’autrice  il raggiungimento della finale al Premio “Donne e teatro 2017” nonchè il 2° posto nella Sezione Mariella Lo Giudice del Premio Efesto Città di Catania dello stesso anno.

I tre interpreti in scena (Ph. Salvo Nicotra)

L’atto unico, su una scenografia semplice, si avvale di un prezioso ed intrigante video e sviluppa una vicenda con taglio, atmosfera e ritmi quasi cinematografici e con una regia lineare che sottopone al pubblico una vicenda dai contorni oscuri, misteriosi e dove emergono tre personaggi: una madre, una figlia ed un misterioso uomo. Si racconta di una serrata ed equilibrata convivenza di una madre e di una figlia, intrisa di amore esclusivo, in cui si insinua l’inquietante, invadente e misteriosa presenza maschile.

L’interpretazione asciutta, straniata, dei tre protagonisti, gli azzeccati interventi video, la storia misteriosa ed ambigua tra le due donne e la presenza dell’uomo, danno vita ad una pièce a quadri, a tratti rallentata, ma contemporaneamente ricca di suspence, con esiti imprevedibili.

La vicenda narra quindi di due donne, madre e figlia, legate da un amore esclusivo e da un terribile segreto. Madre e figlia covano la loro povera, solitaria vita in una misera, maleodorante casa immersa in un paesaggio degradato, dominato da una grande quercia ed il padre è assente. La pièce si sviluppa attorno all’incontro tra Amelia (l’intensa Maria Grazia Cavallaro), con il misterioso uomo, reso con  padronanza da Luciano Leotta, incontro che alimenta paure e preoccupazioni nell’inquietante madre (l’incisiva Maria Barbagallo), preoccupata (?) per la felicità di Amelia innamorata dell’uomo che, tuttavia, sparisce per mesi interi per poi ritornare all’improvviso. Il rapporto tra Amelia, la madre e l’uomo misterioso si spezzerà sul filo di un tragico passato che ritorna, racchiuso simbolicamente nella corteccia dell’albero dentro cui si era rifugiata l’allora giovanissima Amelia.

Maria Grazia Cavallaro e Maria Barbagallo in scena (Foto Salvo Nicotra)

Ispirato a un tragico episodio di cronaca nera del 2010 (il macabro ritrovamento in un bosco del corpo di Adele Mazza, barbaramente trucidata e fatta a pezzi), il lavoro, ben diretto dalla stessa autrice, si articola su piccoli quadri, sorretti da una crescente suspence e che conduce ad un epilogo inaspettato. Applauditi alla fine dal pubblico presente i tre interpreti (Maria Barbagallo, Maria Grazia Cavallaro e Luciano Leotta) capaci di sostenere il pathos e la suspence della vicenda ed un testo in cui l’autrice ci racconta di donne sole, perseguitate dal loro passato e da una tragedia che ritorna così come i fantasmi del passato che non lasciano mai spazio ad una vita diversa e di nuova speranza.

di Maurizio Sesto Giordano 690 articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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