Incanto e poesia al “Roots” di Catania con Giuseppe Ferlito in scena con “Novecento” di Alessandro Baricco, regia di Franco Giorgio, per “Underground Rivers”

Giuseppe Ferlito in scena

Un salto nella poesia, nell’immaginazione, in una storia che sembra non dover mai finire.  Lo scorso fine settimana alla Sala Roots di Catania, come quarto appuntamento della rassegna “Underground rivers” – Flussi teatrali nel sottosuolo cittadino, organizzata da Teatro Argentum Potabile, ci siamo immersi nel buon teatro assistendo – – incantati a  “Novecento” di Alessandro Baricco, con Giuseppe Ferlito, regia di Franco Giorgio, produzione Centro Teatro Studi di Ragusa.

Un momento dello spettacolo

Lo spettacolo è come un prezioso scrigno che, in circa 90 minuti e con un solo attore in scena, ti coinvolge in un racconto magico e straordinario dove vince la parola, la forza di una storia che oltrepassa tutto e tutti, frastagliandosi in mille altre micro storie che ruotano attorno ad uno straordinario protagonista, Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento che vive sul Virginian, un piroscafo che, negli anni fra le due guerre, faceva la spola fra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi.

La pièce, diretta con professionalità e con particolare sensibilità da Franco Giorgio, si avvale delle scene e costumi di Daniela Antoci e Daniela Dimartino, delle musiche di  Yann Tiersen, Scott Joplin, Randy Newman e delle coreografie di Emanuela Curcio. Efficaci le luci di Saro Baglieri che danno particolare vigore alla particolarità, alla magia, alla malinconia del personaggio di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, un pianista d’eccezionale bravura, solitario, malinconico che ha trascorso tutta la sua vita, sin dalla nascita, sul piroscafo Virginian, e proprio lì è anche morto (quando si è deciso di distruggere la nave), senza aver mai messo piede sulla terraferma. Novecento non riesce a superare la paura d’amare e di fare tutte quelle cose che inevitabilmente lo legherebbero alla terra; per questo dedica tutta la sua vita a suonare per i passeggeri del Virginian, vivendo passioni e desideri non suoi, fino ad annullarli nella musica. Tutto termina con la morte di Novecento, che, incapace di adattarsi ad una vita che non ha mai conosciuto, si lascia esplodere con il Virginian che ha costituito tutto il suo mondo.

Una scena dello spettacolo

La storia di Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento è raccontata dal suo amico trombettista Tim Tooney, interpretato con assoluta padronanza dall’attore ragusano Giuseppe Ferlito che si disimpegna con abilità e passione, ballando, cantando, danzando tra un mini pianoforte sospeso, una cassa di dinamite, i tre gradini della scaletta del piroscafo, una scatola dove viene abbandonato l’appena nato “Novecento e degli appendi abiti con cappotti, cappelli e giacche. Giuseppe Ferlito da vita brillantemente agli altri insoliti, buffi, personaggi a bordo del Virginian (il capitano, il timoniere, il marconista balbuziente, il medico o il cameriere stupido) ed al pubblico tornano in mente le scene del capolavoro cinematografico “La leggenda del pianista sull’Oceano” di Giuseppe Tornatore e musicato da Ennio Morricone .

“Novecento” è uno spettacolo, un monologo straordinario, che Franco Giorgio del Centro Teatro Studi di Ragusa ha fortissimamente voluto portare in scena e che sta riscuotendo i meritati consensi anche per la trascinante e sentita interpretazione di Giuseppe Ferlito che mette in campo tutte le sue energie e la sua bravura. E gli spettatori restano come sospesi dalla magia delle sue parole e da una storia di grande spessore e poesia. Di grande intensità il monologo finale di Novecento con l’amico Tim al quale confessa che non scenderà dal Virginian e resterà a bordo.

Ancora Giuseppe Ferlito in scena

Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento, infatti, come una confessione, dice all’amico: “…Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato a vivere in questo modo. La Terra… è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, è come se non fossi mai nato”.

Una pièce intrisa di poesia, una storia davvero poetica ed ammaliante, che trascina e commuove il pubblico che alla fine tributa tantissimi applausi al protagonista ed al regista. Una serata, quindi, in compagnia del buon teatro con un lavoro di qualità grazie agli organizzatori di Teatro Argentum Potabile ed al Centro Teatro Studi che hanno diffuso particella di cultura, poesia, teatro tra tanta inutilità, indifferenza e follia.

Scheda

Novecento

di Alessandro Baricco

Regia di Franco Giorgio

con Giuseppe Ferlito

Scena e costumi di Daniela Antoci e Daniela Dimartino

Musiche di  Yann Tiersen, Scott Joplin, Randy Newman

Coreografie di Emanuela Curcio

Luci di Saro Baglieri, sartoria di Marisa Fossati

Produzione Centro Teatro Studi di Ragusa

Spazio Roots – Catania – Rassegna Underground Rivers – 23 e 24 Febbraio 2019

Trailer spettacolo

 

di Maurizio Sesto Giordano 667 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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