Con il “Riccardo III” di Shakespeare, firmato da Nicola Alberto Orofino, al “Canovaccio” di Catania, la terribile sete di potere e l’eterna bestialità umana

I protagonisti di "Riccardo III" (Foto Gianluigi Primaverile)

Il Teatro del Canovaccio di Catania, nella sala di via Gulli 12, ha riproposto lo scorso fine settimana la pièce di William Shakespeare “Riccardo III”, adattata e diretta da Nicola Alberto Orofino. Protagonisti in scena Roberta Amato, Daniele Bruno, Raffaella Esposito, Carmelo Incardona, Lucia Portale, Vincenzo Ricca, Alessandra Pandolfini. I costumi sono curati da Rosy Bellomia, le luci da Simone Raimondo, assistente alla regia Gabriella Caltabiano, sarta Shirley Campisi.

Roberta Amato, Daniele Bruno e Lucia Portale (Ph. Gianluigi Primaverile)

Nel testo di Shakespeare, scritto alla fine del 1500, si assiste all’ascesa di un uomo che, passando sui i cadaveri di tutti coloro che lo separano dalla corona, diventa re d’Inghilterra e muore poco tempo dopo in battaglia. La sanguinosa missione di Riccardo è una piccola parte dell’ingranaggio gigantesco della Storia che si esplica attraverso un geniale prodotto della bestialità umana: il Potere.

Il regista Nicola Alberto Orofino – come si legge nelle note di regia – torna sulle tavole del “Canovaccio”, dopo “Giulio Cesare” e “Misura per Misura”, affrontando il “Riccardo III”, in una sorta di continuità con le altre due precedenti opere, per la capacità di Shakespeare nel saper raccontare una umanità che trasuda odore di bestia.

“Riccardo III”, nell’intrigante adattamento di Orofino, appare subito senza freni creativi, evidenzia pulsioni, orrori,  scandali, stragi, desideri e morte che caratterizzano, sicuramente, la storia passata e presente dell’uomo, l’intima e sanguinaria sete di potere. Spettacolo complesso, di grande spessore, che affronta problematiche come le atrocità della guerra, l’estrema cattiveria umana, la crudeltà delle guerre.

Raffaella Bella e Carmelo Incardona (Ph. Gianluigi Primaverile)

In circa 90′ la pièce, con sette interpreti (4 donne e tre uomini) in scena, in più ruoli, si avvale di un impianto scenografico inquietante e lugubre che mescola passato e presente, tra telefonini, tv, selfie, sedie dorate con piano orizzontale rosso e con uno sfondo – nero come la notte – e che si illumina poi con i lumini dei ritratti dei morti ammazzati, delle vittime del feroce Riccardo.

In scena si raccontano le gesta, la follia e la sete di potere del giovane Riccardo, capace di tradurre in azione, ovvero in squallidi e sanguinari omicidi, i suoi irrefrenabili desideri di scalare posizioni sociali, eliminando parenti, amici, nemici per arrivare al suo scopo, ovvero indossare la corona, fino a cadere poi in una profonda depressione e disperazione, punizione per chi raggiunge la vetta del potere. Un cast di giovani attori contribuisce a rendere estremamente interessante il lavoro, ricco di continui colpi di scena che mantengono costantemente alta l’attenzione degli spettatori, attratti, infastiditi, coinvolti dalle atrocità e dalla cattiveria del duca di Gloucester poi Riccardo III, oltre che dagli scandali, dalle pulsioni sessuali, dalla presunzione e follia degli altri protagonisti.

Riccardo III solo in scena (Foto Gianluigi Primaverile)

Nell’edizione di Orofino per evidenziare la sete di potere di Riccardo si utilizza la chiave dissacratoria di una macabra comicità. Gli interpreti, tutti convincenti nei loro doppi ruoli, vengono plasmati a dovere dal regista dando vita a dei personaggi sempre ad alto tasso adrenalinico. Sulla scena da segnalare, oltre all’indolente, storpio e folle paranoico Riccardo di Daniele Bruno, il Re Edoardo (ma anche la Regina Margherita e il sindaco di Londra) di Raffaella Esposito, la Regina Elisabetta (e Lord Hastings) di Lucia Portale,  l’intensa Lady Anna di Roberta Amato e il Duca di Buckingham di Vincenzo Ricca oltre agli altri artefici della tragedia scespiriana, come il duca di Clarence di Carmelo Incardona e l’Edoardo di Alessandra Pandolfini. Gli stessi interpreti rivestono poi anche i ruoli di sicari, messi e della morte.

Saluti finali (Ph. Gianluigi Primaverile)

Sulla scena i protagonisti, agghindati in abiti talari, in una Inghilterra feroce e vicina ai nostri tempi, si muovono spesso tra musiche (in alcuni momenti eccessivamente assordanti) hollywoodiane, francesi e azioni comico-grottesche, riportando lo spettatore sempre alla trucida vicenda di Riccardo, crudele pretendente al trono alle prese con fratricidi, infanticidi, assassinii senza distinzione di sesso, età, condizione sociale, coscienza.  E quelle atrocità, in quel regno dell’orrore, vengono condotte con mano leggera e convincente dal regista, in un susseguirsi di quadri e scene dove prevalgono miseria morale e disperazione, trascinando tutti verso l’abisso del terrore e della crudeltà, nel segno folle del potere.

Applausi finali del pubblico per tutti gli interpreti in scena e per il regista Nicola Alberto Orofino che ha regalato una versione davvero caustica, violenta ed intrigante del “Riccardo III”.
di Maurizio Sesto Giordano 584 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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