Leone Magno, «uno dei più grandi pontefici che la Chiesa abbia avuto»

Incontro di Leone Magno con Attila Raffaello Sanzio - Stanza di Eliodoro – 1514 - Musei Vaticani

Papa Leone Magno, che nel 1754 fu proclamato Dottore della Chiesa da Benedetto XIV, come indica l’appellativo, fu «uno dei più grandi pontefici che la Chiesa abbia avuto» (Benedetto XVI), e che contribuì moltissimo a rafforzarne l’autorità e il prestigio. Originario della Tuscia (390 ca.), divenne diacono della Chiesa di Roma intorno all’anno 430 dove, col tempo, acquistò in essa una posizione di grande rilievo nel governo. Questo ruolo di spicco indusse, nel 440, Galla Placidia – che in quel momento reggeva l’Impero d’Occidente – a inviare Leone in Gallia per sanare una difficile situazione. Ma nell’estate di quell’anno il papa Sisto III – il cui nome è legato ai magnifici mosaici di Santa Maria Maggiore – morì e a succedergli fu eletto proprio il diacono Leone che ricevette la notizia mentre stava svolgendo la sua missione di pace in Gallia. Rientrato a Roma, Leone fu ordinato vescovo il 29 settembre del 440.

Iniziava così il suo pontificato, che durò oltre ventuno anni, e che fu uno dei più importanti nella storia della Chiesa. Papa Leone, che combatté vigorosamente le eresie dei Manichei, dei Priscilliani, dei Pelagiani e, soprattutto, il monofisismo di Eutiche (378-454) – che ammetteva nell’unica persona di Cristo la sola natura divina escludendo quella umana – si sforzò di mantenere integra la disciplina ecclesiastica e di regolare anche la vita liturgica. L’episodio più glorioso del pontificato di Leone è quando, a capo di una ambasceria, composta  dai senatori Gennadio, Avieno e Trigezio, partì da Roma, come scrive Prospero d’Aquitania (390 circa –  463 circa) nel Chronicum integrum, <<fiducioso nell’aiuto del Cielo, il quale  mai abbandona i buoni nelle loro disgrazie>>, per  incontrare il re degli Unni Attila, il “Flagello di Dio” che, con il suo potente esercito, si era spinto fino al <<luogo dove il Mincio entra nel Po>> (Paolo Diacono – Historia romana, XIV, 11-13). Lo storico trace Prisco, che allora si trovava nel campo degli Unni, scriveva che Attila, ricordando la fine repentina del re goto Atalarico dopo la presa di Roma, rinunziò al suo progetto di conquista e si allontanò dall’Italia. Leone intervenne anche presso Genserico, re dei Vandali, per mitigare il saccheggio di Roma. Egli ottenne dal re la promessa che non si sarebbe versato del sangue e che nessun cittadino romano sarebbe stato ucciso o torturato e che nessun edificio sarebbe stato dato alle fiamme. Conosciamo l’azione di papa Leone, grazie ai suoi bellissimi sermoni – ne sono conservati 143 in uno splendido e chiaro latino – e alle sue lettere, circa centocinquanta.

In questi testi il Pontefice appare in tutta la sua grandezza, rivolto al servizio della verità nella carità attraverso il ministero assiduo della parola, che lo mostra, nello stesso tempo, teologo e pastore. Papa Leone, costantemente sollecito verso i suoi fedeli e il popolo di Roma, è anche proteso verso la comunione tra le diverse Chiese e disponibile alle loro necessità. Egli fu sostenitore e promotore instancabile del primato romano, proponendosi come autentico erede dell’apostolo Pietro: di questo si mostrarono ben consapevoli i numerosi vescovi, in gran parte orientali, riuniti nel Concilio di Calcedonia dove, nel 451 venne definita la Confessione di fede o Credo di Calcedonia. Leone, con la sua lettera, il cosiddetto Tomo a Flaviano (Epistola dogmatica ad Flavianum), condannava Eutiche e chiariva in modo autorevole la vera dottrina dell’unione delle due nature, l’umana e la divina, nell’unica persona di Cristo. Questa lettera fu definita la prima decisione infallibile ex cathedra di un papa. Papa Leone, così ha dato un contributo efficace ed essenziale, confermando per tutti i tempi quanto disse Simon Pietro a Gesù a Cesarea di Filippo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Cristo Gesù è Dio e Uomo insieme e <<non è estraneo al genere umano, ma alieno dal peccato>> (Leone Magno, Serm. 64). Nella forza di questa fede cristologica egli fu un grande portatore di pace e di amore, mostrandoci così la via: nella fede impariamo la carità.

Impariamo quindi con san Leone a credere in Cristo, vero Dio e vero Uomo, e a realizzare questa fede ogni giorno nell’azione per la pace e nell’amore per il prossimo. A tal proposito il grande papa dice: <<La grazia sublime di Dio opera ogni giorno nei cuori cristiani, trasferendo ogni desiderio nostro dai beni terreni a quelli celesti. Ma anche la vita presente trascorre per dono del Creatore e viene sostenuta dalla sua provvidenza: infatti, colui che ci elargisce i beni temporali è lo stesso che ci promette i beni eterni. Per la speranza della felicità futura, verso cui corriamo per la fede, dunque, dobbiamo ringraziare Dio di averci innalzato fino ad accogliere questa sua opera preparatrice; ma nello stesso modo per i beni che conseguiamo nel corso di tutti gli anni dobbiamo onorare e lodare Dio che, all’inizio, diede fecondità alla terra, che impose a tutti i semi e a tutti i germogli la legge della fertilità dalla quale mai si sottraggono; e così in tutte le realtà create resta continuamente operante il governo benigno del Creatore. Quello dunque che le messi, le viti e gli ulivi producono per il bene dell’uomo, profluisce tutto dalla munificenza della divina bontà, che variando le qualità degli elementi aiuta gli incerti lavori degli agricoltori, tanto che i venti e le piogge, il freddo e il caldo, il giorno e la notte servono alla nostra utilità.

La ragione umana, infatti, non basterebbe a raggiungere l’effetto delle sue opere, se Dio, al nostro quotidiano lavoro di seminagione e di irrigazione, non aggiungesse la crescita. La pienezza perciò della religiosità e della giustizia esige che anche noi aiutiamo gli altri con i doni che il Padre celeste ci ha misericordiosamente elargito. Molti sono quelli, infatti, che nulla hanno: né campi né vigne né ulivi; dobbiamo provvedere ai loro bisogni con l’abbondanza che Dio ci ha donato, così che essi benedicano con noi Dio per la fecondità della terra e godano che, ai possessori, siano stati elargiti i beni che essi mettono in comune con i poveri e gli estranei. Felice è quel granaio – e degno che in lui si moltiplichino tutti i frutti – che serve a saziare la fame dei bisognosi e dei deboli, che serve a sollevare le necessità degli estranei, che allevia i bisogni degli ammalati. La divina giustizia ha voluto che tutti fatichino e abbiano molestie di ogni specie, al fine di coronare i miseri per la loro pazienza e i misericordiosi per la loro benevolenza>> (Leone Magno, Sermoni, 16).

Papa Leone Magno, con i santi Pietro e Paolo in cielo, che ferma l’avanzata di  Attila – Altorilievo di Alessandro Algardi (1598 –1654) Basilica di San Pietro – Roma

Alla sua morte, avvenuta il 10 novembre del 461, Leone venne sepolto presso la tomba di san Pietro. Le sue reliquie sono custodite nella cappella a lui dedicata nella nuova Basilica di san Pietro. La sua festa si celebra il 10 novembre in Occidente e il 18 febbraio in Oriente.

 Diac. Sebastiano Mangano

di Michele Minnicino 20308 Articoli
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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