La mostra “Addolorata” ai Passionisti di Mascalucia fino al 24 novembre

L’Addolorata di Francesco Messina e padre Andrea Lifrieri

Non sono tante le opere in mostra, quattordici per l’esattezza più il quadro originale dell’Addolorata che padre Generoso Fontanarossa c.p. portò nel convento dei Passionisti di Mascalucia (CT) il 20 novembre 1938, ma la mostra di arte contemporanea dal titolo “Addolorata”, è da vedere. Dove? Nei locali dello stesso santuario dell’Addolorata, in via del Bosco 1, luogo di preghiera, e di silenzio, con l’attigua accogliente Casa di Esercizi Spirituali a supporto di incontri, esperienze spirituali e convegni.  La mostra è una delle ultime iniziative dell’Anno santo mariano che la comunità religiosa passionista, guidata dal rettore padre Filippo Pisciotta c.p, ha avviato nella ricorrenza degli 80 anni di presenza della venerata immagine dell’Addolorata e a 30 anni dall’erezione del convento a santuario.

La mostra, la cui direzione artistica porta la firma del responsabile della Casa Esercizi padre Andrea Lifrieri c.p. e che si concluderà il 24 novembre, si snoda lungo i due corridoi del convento, ed è visitabile il sabato e la domenica dalle ore 9:00 alle ore 12:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00. Alcune di queste provengono dalla stessa sede di Mascalucia, altre dal ritiro passionista del Romitello, nel comune di Borgetto, nel palermitano, e altre ancora, le più numerose, prelevate dal rettore direttamente dal santuario di San Gabriele dell’Addolorata c.p. presso il ritiro passionista dell’Isola del Gran Sasso, in Abruzzo, dove è allestita una collezione d’arte sacra contemporanea, il Museo Stauros.

Tra arte e spiritualità, lungo le antiche pareti conventuali, forse poco illuminate per poterle ammirare come si dovrebbe, le opere sono distribuite in due sezioni tutte accomunate dal filo conduttore che dà il titolo alla mostra, appunto l’Addolorata.  I curatori della mostra affermano di averla realizzata “per dare la possibilità, a quanti sono iniziati al bello, di guardare in alto, di osare, di lasciarsi incantare dal non senso, di lasciar parlare il non dicibile, di andare oltre il reale perché la Spiritualità, come l’Arte, scava tra le pieghe del reale per proiettarsi nell’immenso, dove si coglie un messaggio universale di armonia, sinonimo di Sommo Bene”.

Tra i nomi degli artisti presenti con opere in olio su tela (Stefano Di Stasio, con “Pentecoste”, 1998; Marcello Ercole con “Donna, ecco tuo figlio!”, 2001; Alberto Sughi con “La Pietà” (nella foto), 1986; Manlio Bacosi con “Crocifissione”, 1986; Giovanni Varvaro con “Addolorata del Romitello”, 1936; e da Ignoto due dipinti dell’“Addolorata del Romitello”, fine 800, e altri due, sempre da Ignoto, dell’“Addolorata”, ancora di fine 800; di olio su tavola (Mario Di Donato, “Il dolore di Maria”, 1981; Osvaldo Peruzzi, “Apparizione”, 1999) e olio su carta intelata (Pompilio Mandelli, “Crocifissione”, 1986); o di acrilico e fluorescenza su legno (Massimo Volponi, “Disperati”, 2010), figura anche quello di Francesco Messina, presente con un’opera in bronzo, l’”Addolorata”,  eseguita nel pieno della maturità artistica, nel 1949. Tecniche, stili e tematiche diverse nelle opere esposte, però capaci di suscitare emozioni e suggestioni che sanno toccare il cuore e la mente e di cui abbiamo vitale  bisogno, conscio o inconscio.

Vincenzo Caruso

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*