Alla Sala Di Martino di Catania, nel fine settimana, in scena “Capitan Seniu”, un Martoglio rivisitato ed originale, regia di Elio Gimbo, produzione Fabbricateatro

Da sinistra Marilena Spartà, Franco Colajemma, Cinzia Caminiti e William Signorelli (Foto Gianni Nicotra)

Dopo l’applaudito debutto della scorsa settimana, ritorna con le ultime tre repliche (venerdì 15 Novembre 2019 e sabato 16 alle ore 21.00 e domenica 17 alle ore 18.00), alla Sala Giuseppe Di Martino di Catania, in via Caronda 82, la commedia del 1912 “Capitan Seniu” di Nino Martoglio, nell’adattamento di Daniele Scalia, regia di Elio Gimbo, nuova produzione del Centro Teatrale Fabbricateatro.

“Capitan Seniu”, uno dei testi meno rappresentati di Nino Martoglio, nell’agile adattamento di Daniele Scalia, è uno spettacolo ritmato, divertente e scanzonato, semplice nella sua struttura e che prende in esame la meccanica delle classi sociali, con tutte le annesse manifestazioni di sofferenza, di ingiustizia, di rassegnazione o di malvagità. Martoglio, ancora una volta, passa in rassegna le differenze di comportamento delle varie classi sociali alla ricerca del benessere, dai diseredati affamati della Civita alla piccola borghesia. Tutti gli interpreti caratterizzano, con abilità, i loro personaggi e la regia di Elio Gimbo in qualche modo attualizza il testo del 1912, restituendo ai personaggi sulla scena una loro fisionomia, un loro carattere, pur rispettando la volontà del Belpassesse nel puntare l’attenzione sulle lotte di classe, su pregi e difetti del popolo, su un certo perbenismo siciliano piccolo-borghese improntato su un retaggio di comportamenti di origine popolare.

I protagonisti di “Capitan Seniu”

Il protagonista di “Capitan Seniu” è un lupo di mare (Seniu, reso con forza ed esperienza da Franco Colajemma), un anziano capitano di golette benestante, un “self made man”, circondato da una sorella un po’ bigotta ed attaccata alle tradizioni ed alla roba (Rachela, una determinata e divertente Cinzia Caminiti) e da due nipoti, Tina con trucco punk e tatuaggi e Mario con ciuffo alla Elvis (i due brillanti e scatenati Marilena Spartà e William Signorelli), alle prese con costanti dissapori familiari. I quattro protagonisti avrebbero tutto per essere felici (benessere, prosperità, un futuro assicurato) ma loro convivenza è attraversata da tensioni, liti, contrasti che hanno prodotto partiti trasversali alle generazioni rappresentate, zio e nipotina contro zia e nipote e accade spesso nella vita e soprattutto nelle famiglie benestanti che l’odio o l’antipatia nascondano l’amore e l’affetto. Ebbene in condizioni simili, sperimentabili nella vita di tutti i giorni, o la famiglia esplode e si disgrega, oppure si stipula un nuovo patto, si trova un compromesso, ripristinando, almeno temporaneamente, l’armonia reciproca tra singoli e tra generazioni. E’ quello che accade nel finale di “Capitan Seniu”, dove i dispetti, gli antagonismi sono solo superficiali, di facciata ed i personaggi si vogliono un gran bene e la doppia vicenda si conclude nel migliore dei modi e con una pacifica convivenza.

Nell’atto unico, di circa sessanta minuti, hanno il loro spazio anche il confusionario domestico Nunzio (interpretato da Pietro Lo Certo), il saccente, con tanto di occhiali neri, alla Rosario Chiarchiaro, prof. Sòllima (reso in modo singolare e divertente da Daniele Scalia) e l’estemporaneo notaio Quattrocchi disegnato con cappello nero in testa, camicia stile hippy, borsa e strumento musicale, da Gianni Nicotra. A sorpresa, nel finale, la solita trovata del regista Elio Gimbo che offre allo spettatore – sul brano “At the Ball, That’s All”, scritto da Marvin Hatley ed eseguito dal coro degli Avalon Boys – il gradevole balletto di Daniele Scalia e Pietro Lo Certo che si rifanno al film “I fanciulli del West, conosciuto anche come “Allegri vagabondi”, interpretato dagli indimenticabili Stanlio e Ollio.

Gli applausi finali (Foto Gianni Nicotra)

Un Martoglio, quindi, rivisitato, con un linguaggio più attuale e che spesso traduce le espressioni dialettali più arcaiche dei protagonisti in italiano. Un lavoro reso più snello e gradevole dall’adattamento di Daniele Scalia e dalla lineare ed attenta regia di Elio Gimbo. La scena (il salotto di una agiata casa marinara, con una specchiera, un tappeto e due colonnette con vetri) è di Bernardo Perrone, i colorati costumi sono di Mario Alfino, le coreografie di Sabrina Tellico, le luci di Simone Raimondo. Aiuto regia Nicoletta Nicotra. Pubblico, alla fine, soddisfatto, per uno spettacolo che, nella sua autenticità, originalità e semplicità, regala sessanta minuti di spensieratezza e di divertimento.

“Nel corso di questi ultimi anni – spiega Elio Gimbo – la ricerca tematica di Fabbricateatro si è incanalata su due direttrici parallele: la prima dedicata all’insorgere dei totalitarismi nelle società occidentali, la seconda sulla rivisitazione, ai fini di una migliorata comprensione e di un definitivo riscatto, dell’opera teatrale di Nino Martoglio. L’anno scorso in questo nostro campo di ricerca è sbocciato il successo di Sperduti nel buio – ‘ntra lustru e scuru di Nino Bellia, arrivato proprio in questi giorni in libreria grazie ad “Algra Editore” e soprattutto il ritrovamento nell’Archivio di Stato del fascicolo d’indagine relativo alla morte tragica di colui che fu il fondatore del teatro siciliano contemporaneo. Possiamo quindi affermare che ormai portiamo Martoglio tatuato sulla pelle come anziani lupi di mare.

Il regista Elio Gimbo (Ph. Cristina Iacona)

Come vi siete accostati, negli ultimi anni, alla tradizione martogliana e qual è l’obiettivo del comico nelle opere del Belpassese?

“In passato abbiamo rivendicato per il Martoglio drammaturgo una coerenza con il Martoglio-politico ed il Martoglio-regista, la sostanziale appartenenza dei suoi testi ad un realismo nutrito dalle più classiche dialettiche socio-economiche del ‘900, ogni sua drammaturgia si sostiene lungo opposizioni di questo tipo: poveri-ricchi, padri-figli, dominanti-dominati; l’orizzonte culturale di Martoglio è quello del materialismo storico. Abbiamo rivendicato quindi un modo preciso di rifarsi alla tradizione martogliana, opposto al contesto ideologico dei suoi interpreti storici. Per Martoglio il comico era un mezzo e non un fine, non era divisibile dal contesto sociale dei personaggi che ne erano portatori. Martoglio estrae il comico dalla stessa miniera da cui Verga estrae il tragico: la meccanica delle classi sociali, con tutte le annesse manifestazioni di sofferenza, di ingiustizia, di rassegnazione o di malvagità che questo motore immobile della Storia comporta. La stessa scelta del registro dialettale fa del linguaggio un sismografo dei cambiamenti all’interno delle classi sociali. E’ questo il reale obiettivo del comico di Martoglio, non il disimpegno o la canzonatura; è il comico che eleva fattarelli consumati all’interno di subculture cittadine a fenomeni storici, Martoglio trova nel popolo benzina per il motore del rinnovamento”.

Ingresso spettacoli: € 10,00 Ridotto € 8,00 – Info e prenotazioni: 347.3637379.

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