Al “Verga” di Catania, per lo “Stabile” etneo, in scena “La cena delle belve” di Vahè Katcha, un ritratto, ironico e reale, della natura umana

Nella foto Silvia Siravo, Marianella Bargilli e Alessandro D'Ambrosi

Il Teatro Verga di Catania, nell’ambito della stagione di prosa dello “Stabile” etneo, sta ospitando (repliche sino al 24 Novembre) “La cena delle belve”, di Vahè Katcha, scrittore armeno-francese morto a Parigi nel 2003, autore di ben 25 novelle e soprattutto di famose sceneggiature cinematografiche.  Lo spettacolo viene presentato nella versione italiana curata da Vincenzo Cerami, con l’elaborazione  drammaturgica di Julien Sibre e con la regia associata di Julien Sibre e Virginia Acqua. Il titolo della pièce è più che appropriato in quanto dall’intreccio e nel finale gli amici si trasformano in belve.

Una scena de “La cena delle belve”

Si tratta di una pièce, in due atti, di grande qualità che alterna momenti di alta tensione a momenti di risate e divertimento. In scena un cast davvero all’altezza che dipinge con crudeltà e ironia il meglio e il peggio dell’animo umano nel periodo della grande guerra, scene di Carlo De Marino, costumi di Francesca Brunori, disegno luci di Stefano Lattavo. Lo spettacolo è una coproduzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano e Ginevra Media Production. Protagonisti sette amici, in un appartamento di un palazzo nella Roma del 1943, riuniti a cena per festeggiare il compleanno di Sofia (Marianella Bargilli), moglie del proprietario romano di una prestigiosa biblioteca Vittorio (Carlo Lizzani), invitati sono Andrea, un affarista collaborazionista (Maurizio Donadoni) e un medico con simpatie verso i tedeschi (Gianluca Ramazzotti), Pietro ex-combattente cieco di guerra (Alessandro D’Ambrosi) , Vincenzo ambiguo professore di Lettere e Filosofia (Emanuele Cerman) e Francesca, giovane vedova tentata dalla Resistenza (Silvia Siravo). Massimiliano è, tra gli amici, l’unico assente. La serata viene interrotta dall’irruzione, in casa, del comandante nazista Her Kaubach delle SS (Ralph Palka) alla ricerca di due ostaggi da prendere in consegna per la rappresaglia susseguente all’assassinio, avvenuto proprio quella sera davanti al palazzo, di due ufficiali tedeschi. Il cinico Kaubach che conosce il padrone di casa, per cortesia lascia agli stessi sette amici la scelta di decidere i due che, tra loro, dovranno offrirsi come ostaggi. E nelle due ore, concesse dal colonnello per decidere, succede di tutto: vengono fuori rancori e invidie mascherati dall’ipocrisia, meschinità, opportunismo, tradimenti, menzogne e un cieco istinto di sopravvivenza: la moglie del padrone di casa si scopre poco virtuosa, il medico tutt’altro che efficiente, affiorano barlumi di omosessualità nella vita del professore. In pratica appaiono senza maschere i veri volti, il carattere e la psicologia dei personaggi e tutti, per salvare la pelle, sono disposti a vendere il meglio che gli appartiene. Non esistono eroi in questa vicenda e, nonostante l’inaspettato finale, niente potrà più essere come prima. L’abilità, l’intelligenza di Katcha dipinge senza compiacimento la natura umana, con un realismo crudo in cui l’ironia non è mai assente.

Nella foto Silvia Siravo e Ralph Palka

Applaudito l’omogeneo cast nel quale ognuno riesce ad esprimersi con carattere, dal medico interpretato da Gianluca Ramazzotti nella sua controversa debolezza, al piglio del professore Vincenzo, interpretato da Emanuele Cerman, dal personaggio del cieco Pietro – reso da Alessandro D’Ambrosi– all’inspiegabile inquietudine di Vittorio, i cui panni veste Carlo Lizzani, dall’affarista Andrea di Maurizio Donadoni al cinico comandante Kaubach (Ralph Palka) fino alle due donne, Sofia e Francesca, rese in modo molto credibile da Marianella Bargilli e Silvia Siravo.

Una scena (® Luigi Cerati)

Lineare, scorrevole, nelle quasi due ore di durata, la regia di Julien Sibre e Virginia Acqua, le scene e i costumi, sono rispettivamente di Carlo De Marino e Francesca Brunori e ricreano perfettamente l’atmosfera anni ’40. Il disegno luci di Stefano Lattavo, i disegni animati e le proiezioni sullo sfondo di Cyril Drouin, in bianco e nero e dai tratti decisi, coinvolgono lo spettatore su ciò che accade fuori dalla finestra dell’appartamento, volutamente chiusa e ben oscurata. 

Una pièce ricca di humor nero, di dialoghi e monologhi brillanti e profondi, molto applaudita dal pubblico in sala, coinvolto dall’inizio alla fine da una vicenda che fa davvero riflettere, nel solco del teatro d’impegno civile e delle grandi opere sulle tragedie dei totalitarismi del Novecento. Previste repliche al “Verga” fino a domenica 24 Novembre.

di Maurizio Sesto Giordano 666 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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