Buoni pasto, imprese della distribuzione e della ristorazione denunciano un sistema insostenibile

Il presidente Dario Pistorio

Rischia di saltare l’intero sistema di gestione dei buoni pasto a seguito del fallimento della Qui!Group spa, la più importante azienda di fornitura dei buoni pasto alla pubblica amministrazione, che ha accumulato debiti per 325 milioni di euro. Allo stato attuale per ogni 10 euro spesi con i buoni pasto le imprese convenzionate ottengono un rimborso di soli 8 euro, e spesso con grave ritardo. Una gestione economicamente insostenibile per le imprese del commercio e della ristorazione.

La FIPE insieme a Federdistribuzione, ANCC Coop, ANCD Conad, FIEPet Confesercenti e FIDA, riunitesi in un tavolo tecnico unitario che si propone di essere permanente, chiedono al Governo di individuare proposte concrete per una vera e propria riforma del sistema.

Le principali criticità riscontrate, infatti, sono:

• insostenibilità del livello raggiunto dagli sconti applicati nelle gare ad evidenza pubblica (nella Gara Consip 8 sono arrivati a una media troppa vicina al 20%);

scarsa vigilanza della Consip sul rispetto delle condizioni contrattuali da parte delle società emettitrici (nonché, come nel caso di Qui!Group, sulla loro solidità finanziaria);

aggravio dei costi per la gestione del buono pasto elettronico per la mancanza di un POS unico;

complessità dei contratti di convenzionamento, spesso caratterizzati dalla presenza di clausole vessatorie a carico degli esercizi convenzionati, poco trasparenti e di difficile lettura;

danni derivanti dal ritardo nei pagamenti, con ulteriore aggravio di costi a carico degli esercenti stimato intorno al 2%.

“Siamo pronti a interrompere il servizio di buoni pasto se i ribassi di gara vengono scaricati sulle pelle dei ristoratori – afferma Dario Pistorio, presidente regionale FIPE Confcommercio – Poniamo all’attenzione delle istituzioni l’urgenza di intervenire in un mercato che vale oltre 3 miliardi di euro, di cui 1 miliardo condizionato dalle gare Consip aggiudicate, di fatto, al massimo ribasso”.

Consip, secondo la FIPE, non accetta che un altro modello è possibile, nonostante quello adottato fino a questo momento abbia portato al disastro di Qui!Group, che ha scaricato 200 milioni di euro di suoi debiti sulle spalle dei ristoratori e delle imprese di distribuzione. Pertanto, per risolvere la questione definitivamente, FIPE chiede di interloquire non con Consip ma con il Governo, cui si chiede di garantire il valore nominale dei buoni pasto lungo tutta la filiera.

“La nostra associazione continuerà a vigilare – conclude il presidente Pistorioe nel frattempo ha intrapreso una campagna di informazione per sensibilizzare lavoratori e consumatori sull’insostenibilità del sistema attuale e sulla reale possibilità di bloccare l’utilizzo dei buoni pasto attraverso locandine da apporre nei pubblici esercizi e nella distribuzione”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*