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Il presidente Liccasarda è il politico nato nell’Italia degli anni Settanta, nelle lotte di bottega tra potentini locali e governanti illuminati.

Così lo racconta il preside Enzo Randazzo, scrittore versatile e sperimentalista, alla costante ricerca di un moderno senso di libertà intellettuale ed esistenziale.

Nella sfilata di maschere di cartapesta della politica italiana, l’Autore con un linguaggio fluido e incisivo ha voluto inserire l’avventura romanzata di un personaggio siciliano che si fa largo tra appalti, raccomandazioni e spintarelle per approdare, ammaccato, ma indenne al Parlamento ed occupare uno di quegli scranni dove sono passati eccellenti uomini politici dell’Italia contemporanea.

L’avvocato Roberto Liccasarda comunica ai suoi collaboratori di aver ricevuto una telefonata dalla Segreteria Regionale del Partito che intende candidarlo per le elezioni nazionali.

Ad una candidatura che all’inizio appariva riempitiva, senza alcuna possibilità di riuscita, segue un coinvolgimento generale dei giovani, degli amici, del parroco e all’insegna del rinnovamento, e mossi dal desiderio di elaborare nuovi progetti imbocca la via della carriera politica che apporta benefici e vantaggi a quanti collaborano fedelmente.

Convinti che “senza crescente pane non se ne può impastare” Roberto da vero leader avvia la campagna elettorale e con trecento lire si comprano dodici olive essiccate e sette sardine salate, lavate, diliscate e immerse in olio, limone e senape, quindi divise con equità e precisione, “una per ciascuno a voialtri e due per me, che ho bisogno di più energia”, da qui il titolo di Onorevole Liccasarda (che nel romanzo diventerà Sottosegretario agli Interni, al Lavoro, Ministro del Turismo e spettacolo, Ministro dell’Interno e quindi designato come Presidente per formare un nuovo Governo) La data di partenza è il ventuno aprile del 1971.

Il romanzo, con un sagace intreccio di espressioni contadine e coloriti proverbi popolari, metafore e detti che intrecciano frutta, verdura, clima, vita domestica, svela impietoso le logiche eterne e immutabili della politica, nella quale il “bene comune” si proclama fine ultimo e resta veramente ultimo, in una Sicilia che vuole rinnovarsi, ma non riesce ad imboccare la strada giusta.

L’Autore con una scrittura accattivante e avvolgente, nelle 112 pagine, fa scorrere in tredici capitoli l’avventura politica ambientata nella Sicilia del secondo Novecento ed il protagonista appare ora modello, ora sosia di tanti parlamentari di ieri e di oggi.

Brillano come perle i dettagli descrittivi dei personaggi: i capelli, i vestiti, gli atteggiamenti, i gesti, gli sguardi, e l’Autore, fedele verista, descrive e fotografa la realtà, cataloga i volti e i sentimenti di ciascuno e li proietta nella comparazione con i dibattiti televisivi dei politici di oggi.

Le laceranti contraddizioni tra le speranze e gli obiettivi attesi, la gestione della politica e della contrapposizione partitica tra maggioranza e minoranza, il voler arrivare prima degli altri e captare consensi e approvazione nella prolungata e interminabile campagna elettorale, sono raccontate in maniera semplice, immediata, sincera dai protagonisti del racconto romanzato, che nei dialoghi fitti ma scorrevoli, intrecciano interessi personali e immagini di conquiste sociali, sempre incuranti d’intercettazioni e fraintendimenti. Tanto i politici fanno tutti così e quindi si rispetta il cliché consolidato e validato nel tempo.

In uno dei primi film della saga degli immortali personaggi di Giovanni Guareschi (Don Camillo e Peppone) vi è una scena in cui, durante una fiera di paese, gli avventori si accostano ad uno stand dove, con un soldo, si possono tirare tre palle per abbattere dei fantocci raffiguranti vari personaggi. Uno di questi è l’effige del parroco “di preghiera e di lotta” che, per quanto presa di mira e colpita, rimane diritta come un fuso (poi si scoprirà che c’era un trucco, ma questa è un’altra storia).

L’onorevole Liccasarda resta sempre in piedi, dà e riceve colpi dai potentini locali e dai governanti illuminati, e il “cursus honorum” registra graduali ascendenti progressi da Sottosegretario a Ministro e come ha scritto Lucy Stray, tra le righe del romanzo, che fotografa una realtà senza tempo, appaiono fugacemente ora l’immagine di Trump, ora l’attenzione verso i deboli di Obama, ora l’espansività di Totò Cuffaro, ora l’atteggiamento impassibile di Andreotti e nella descrizione della vita privata con le donne il lettore rivede le intrigate vicende di Berlusconi.

Gisella Mondino nella presentazione del volume ha scritto che si tratta di “un intelligentissimo romanzo breve, colto, appassionante, incalzante, dove la finzione, il falso, l’invenzione l’hanno vinta, sulla realtà, sull’equità, sul buon senso, lasciando poco spazio per la speranza”.

Il ritmo serrato e vivace della narrazione e lo stile accattivante dei personaggi che, ominicchi intriganti, descritti come veri e credibili, assecondano nel lettore il desiderio di continuare a leggere per sapere se il personaggio si candiderà e cosa accadrà durante la campagna elettorale.

 Sfogliando le pagine del romanzo si saprà cogliere la lezione di “sicilitudine” sottile e ironica descrizione della realtà politica, sociale e morale nella quale la fiaccola dei valori e del bene comune, brilla e si consuma, ma … sempre verso il cielo.

Giuseppe Adernò

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