Ludwig Van Beethoven, la sua fede fonte delle opere di ispirazione religiosa

Casa natale di Beethoven a Bonn vista dalla piazza antistante

Ludwig van Beethoven, nato a Bonn, la città renana che allora faceva parte dell’elettorato di Colonia, fu battezzato il 17 dicembre 1770 nella Remigiuskirche (Chiesa di San Remigio) e, secondo le usanze di allora, si può presumere che fosse nato il giorno precedente.

Ludwig Beethoven

Discendente da una famiglia di musicisti di origine fiamminga, Ludwig  iniziò gli studi con il padre Johann, che non andò oltre la carica di tenore nel coro della Cappella Palatina di Bonn, a causa del suo eccessivo interesse per il vino e le osterie locali,  ma il vero maestro di Beethoven è stato  il tedesco Christian  Gottlob  Neefe (Chemnitz, 5 febbraio 1748 – Dessau, 28 gennaio 1798), che era  compositore, direttore d’orchestra e organista e che, nonostante la sua fede protestante, nel 1782 divenne organista di corte. Fu lui che indirizzò Ludwig alla severa scuola del Cavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach  (Eisenach31 marzo 1685[3] – Lipsia28 luglio 1750). In un articolo, pubblicato nel 1783 nella rivista “Cramers Magazin der Musik” e stato scritto di Beethoven: <<Suona il pianoforte con molta abilità e potenza, legge assai bene a prima vista e… suona soprattutto il  Cavicembalo ben temperato di Sebastian Bach, che il signor Neefe  gli ha messo tra le mani… Questo giovane genio ha bisogno di essere aiutato a continuare gli studi>>.  

Oltre agli studi musicali il giovane Ludwig si dedicò alla lettura dei poeti da lui preferiti  Friedrich von Schiller  (1759 –1805) e Friedrich Gottlieb Klopstock  (1724 –1803) e si interessò di filosofia soffermandosi soprattutto sulle opere Immanuel  Kant (1704-1824) il filosofo più significativo dell’Illuminismo tedesco, anticipatore degli elementi basilari della filosofia idealistica e di gran parte di quella successiva, Frequentò anche alcune lezioni di filosofia nell’Università  di  Bonn, fondata nel 1786 per volontà del principe elettore Maximilian Franz d’Asburgo-Lorena (Vienna8 dicembre 1756 – Castello di Hetzendorf26 luglio 1801), arcivescovo di Colonia e vescovo di Muster.  La composizione del corpo docente e gli insegnamenti svolti soprattutto nel campo della giurisprudenza e delle letterature classiche rivelarono la disponibilità del principe-vescovo ad accogliere, almeno in parte, gli ideali progressisti espressi dal movimento illuminista. Questo clima di apertura culturale condizionò in larga misura la formazione del giovane Beethoven.

Nel 1787, Beethoven andò a Vienna per studiare con Wolfgang Amadeus Morzat (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791), ma dopo poche lezioni, fu richiamato a casa per l’aggravarsi della madre Maria Magdalena Keerwerich che morì nel giugno dello stesso anno.  Privo del conforto della mamma, da lui definita  <<la mia migliore amica>>, a soli 17 anni diventò il capo della sua numerosa famiglia perché il padre Johann, che seguitò a condurre un’esistenza squallida negli spacci e nelle bettole cittadine,  soprattutto dopo la morte della moglie, era stato interdetto dalla legge. Morì in miseria nel dicembre del 1792, poche settimane dopo il trasferimento di Ludwig a Vienna.

Dinanzi alle difficoltà della vita, il giovane Ludwig trovò sostegno e aiuto  nella sincera amicizia della famiglia von Breuning di Bonn, di quella del compositore Ferdinand Ries (1784-1836) e nel conte Ferdinand Ernst Gabriel von Waldstein  (1762-1823). Nel 1792 Beethoven si stabilì a Vienna, dove studiò con Franz Joseph Haydn (Rohrau, 31 marzo 1732 – Vienna, 31 maggio 1809), Johann Georg Albrechtsberger (Klosterneuburg, 3 febbraio 1736 – Vienna, 7 marzo 1809) e Antonio Salieri (Legnago, 18 agosto 1750 – Vienna, 7 maggio 1825), fino al 1802, dopo di che l’attività  di Beethoven si avviò alle più alte vette artistiche in un crescendo meraviglioso di operosità e di gloria fino al  Congresso di Vienna del 1815 quando tanti reali d’Europa si chinarono davanti al suo genio musicale. 

Arciduca Rodolfo d’Asburgo Lorena, Card. Arciv.  di Olmutz – Ritratto  di Giovanni Battista Lampi (1751-1830)

Beethoven, che fu aiutato  da vari mecenati quali Karl Alois, principe Lichnowsky   (1761-1814), l’arciduca card. Rodolfo Asburgi-Lorena, il principe Andriy Kyrylovych Rozumovskyi (1752 – 1836), si staccò nettamente dal carattere del musicista di corte, quali erano Haydn e Mozart, perché dedica l’opera del suo genio, libero e indipendente, unicamente al servizio dell’arte. Gli ultimi anni per Beethoven furono particolarmente tragici, perché avvolti dalla sordità che, cominciata ai primi dell’800, era completa nel 1819 e perché amareggiato anche dalla condotta del nipote Karl, figlio del fratello Kaspar Karl, morto nel 1815, che si rivelò ingrato e indegno delle paterne cure dello zio.

Nel “Catalogo delle opere di Beethoven” troviamo elencate le composizioni del grande musicista di Bonn: Sinfonie, di cui la nona con il coro finale sull’Ode alla gioia, An die Freude, composta dal poeta tedesco Friedrich Schiller; Ouvertures. Composizioni per orchestra, per strumento solista e orchestra, per Banda, per archi, per archi e pianoforte, per pianoforte e fiati; per pianoforte e orchestra. Sonate e pezzi vari per pianoforte; Balletti; Musiche di scena; Cantate e composizioni corali con orchestra e composizioni sacre su cui mi soffermerò: l’Oratorio Christus am Ölberge, Cristo sul Monte degli Ulivi (Op85);  Missa in do maggiore per soli, coro ed orchestra, op86 (1807); Missa solemnis in re maggiore per soprano, contralto, tenore, basso, coro, orchestra e organo op. 123 (1818-1822). (L’edizione completa delle opere di Beethoven fu curata dalla casa editrice Breitkopf & Härtel  di Lipsia nel 1864; Catalogo delle opere di Beethoven, Dizionario Enciclopedico Universale e di Musicisti, UTET 1985, voli. I, pag. 388-414)  

Ludwig van BeethovenMissa solemnis op. 123, Gloria (schizzo). Partitura  autografa

Ludwig van Beethoven, cattolico di nascita e di educazione, restò sempre un credente e, in gran parte, praticante. La fede fu sempre la fonte più pura delle sue opere di ispirazione religiosa in cui, oltre alla tecnica eccellente del grande compositore, si sente il cuore di un uomo che cerca, chiama e adora il suo Dio. La sua prima composizione di musica sacra è l’Oratorio: Cristo al Monte degli Olivi (op. 85) (1801-1802) per soprano, tenore e basso: Gesù, Serafino, Pietro, coro e orchestra, su testo di Franz Xaver  Huber (1755 – 1814)  che, se non raggiunge le vette sublimi della Missa solemnis, è sempre importante, anche perché gli procurò, alla fine del 1804, l’incarico da parte del barone von Braun, proprietario del Teatro An der Wien, di comporre il Fidelio. Oggi l’Oratorio è poco conosciuto e rappresentato perché è assai convenzionale con le sue reminiscenze haydniane e mozartiane.

Pur tralasciando di parlare degli studi di una Messa, rimasta solo allo stato di progetto, di un canto funebre op. 195, e di un gruppo di tre composizioni per 4 trombe, composte nel 1812, che fu poi adattato dal compositore e direttore d’orchestra Ignaz Ritter von Seyfried (Vienna, 15 agosto 1776 – Vienna, 27 agosto 1841) al testo del Miserere a 4 voci per essere eseguito al funerale di Beethoven. Mi pare giusto ricordare in modo particolare le due Messe, quella in do maggiore, op. 86 del 1807 e la Missa solemnis in re maggiore, op 123, composta nell’arco di cinque anni dal  1818 al 1823. La Messa in do magg.,pur non avendo la struttura della grandiosa costruzione in cui è elaborata la Missa in re magg., è pervasa da una fede profonda che riveste di interiore bellezza il testo.

Frontespizio della Missa solemnis,  Op. 123-
Biblioteca Nazionale Austriaca – Vienna

La seconda Missain re magg., ideata per l’intronizzazione dell’arciduca card. Rodolfo Asburgo-Lorena  ad arcivescovo di Olmutz, che avvenne il 20 marzo 1820,   e <<composta quando la sordità  lo aveva completamente isolato nel silenzio melodioso della sua anima, è veramente il capolavoro beethoveniano  per altezza di ispirazione  e intensità di pathos espressivo, nella tenerezza con cui circonda i personaggi e accompagna l’annuncio dei misteri,  nella grandiosità con cui facendosi eco una umanità dolorante e travagliata, riesce ad esprimere con la voce possente del suo genio, nella meravigliosa invocazione Agnus Dei,  dona nobis pacem,  l’anelito di tutto il genere umano verso una divina  e serena pace.

E’ un momento di grande intensità, è l’invocazione di fede dell’uomo che si abbandona a Dio. Il forte messaggio che ci giunge da Beethoven ci ispira fiducia e speranza, che nasce dall’invocazione <<dona nobis pacem, dona nobis pacem…>>. Questa grande pagina musicale è una testimonianza di fede che, per molti aspetti, sta al di sopra e al di fuori di una confessione per assurgere a valori assoluti e universali.  

Questa Missa, che è un inno a Dio, Signore del tempo e della storia, Beethoven stesso la definì la <<la mia opera più compiuta>>, e noi oggi possiamo definire l’opera più grande e più riuscita. La purezza e la sublimità dell’arte e della fede, così mirabilmente unite, rifulgono in queste sue semplici parole che racchiudono tutto un programma e il segreto di uno stile: <<Il mio principale scopo, lavorando alla Messa, era quello di far nascere il sentimento religioso tanto nei cantori quanto negli ascoltatori, e di rendere più duraturo tale sentimento>>.

La tomba di Beethoven nel cimitero dei musicisti a Vienna

Solo nel marzo 1823 Beethoven poté inviare la partitura della Missa solemnis al card. Rodolfo. La grande composizione fu poi eseguita per la prima volta a S. Pietroburgo il 10 marzo 1824 e qualche settimana più tardi, sotto la direzione del rande compositore, fu eseguito il Kyrie, il Gloria e il Credo in una memorabile esecuzione all’Hoftheater di Vienna. Ludwig van Beethoven morì a Vienna il 26 marzo 1827 all’età di 57 anni.

Il 4 febbraio 2013, in occasione dell’84° anniversario dei Patti Lateranensi, l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede ha offerto in Vaticano a Benedetto XVI e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un concerto dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, diretta dal maestro indiano Zubin Mehta.

In quella occasione il santo padre Benedetto XVI, a proposito della Missa Solemnis, disse: <<è una sconvolgente testimonianza di una fede sempre alla ricerca, che si tiene ben salda al Signore e che, nei secoli, lo riscopre attraverso la preghiera. La Missa Solemnis, unica nella sua grandezza, appartiene al mondo della fede cristiana. E’ preghiera nel senso più profondo della parola. Ci conduce alla preghiera, ci conduce a Dio>>… Poi ha aggiunto quanto Ludwig van Beethoven aveva scritto nel suo testamento di Heiligenstadt nell’ottobre 1802: «O Dio, Tu dall’alto guardi nel mio intimo, lo conosci e sai che è colmo d’amore per l’umanità e di desiderio di fare del bene». Benedetto XVI, Papa emerito, in occasione del conferimento del dottorato “honoris causa” in musica da parte della Pontificia Università “Giovanni Paolo II” di Cracovia e dell’Accademia di Musica di Cracovia (Polonia), il 4 luglio 2015, ha concluso il suo ringraziamento affermando che <<la grande musica, come la grande arte, è sempre meditazione sul senso della vita e della morte>>.

Diac. Dott. Sebastiano Mangano

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