Il meraviglioso racconto della nascita di Gesù nei Vangeli canonici e nella letteratura apocrifa

La Natività e il campo dei pastori Mosaico del XIV sec. - chiesa di San Salvatore in Chora di Istanbul

La Natività

Prima immagine della Natività –  III sec. – Catacombe di Priscilla Roma

La nascita di Gesù è sobriamente descritta nel Vangelo di Luca (2,1-20), che narra come Maria e Giuseppe dovettero recarsi a Betlemme in occasione del censimento ordinato dall’imperatore Augusto e che <<fu fatto quando  Quirinio era governatore della Siria>>. Qui giunti Maria ebbe le doglie del parto e <<diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse nelle fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nell’albergo>>.

A questo semplice racconto Luca conclude con l’annuncio ai pastori da parte dell’angelo, che li invita ad andare a Betlemme. Essi <<andarono senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia>>. Poi <<i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto>>. L’evangelista Matteo è ancora più sintetico nel racconto: <<Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode>> (2,1).

Il censimento ordinato da Quirinio Mosaico del XIV sec. – chiesa di San Salvatore in Chora di Istanbul

Tra i Vangeli Apocrifi il più denso di particolari sulla nascita di Gesù è il Protovangelo di Giacomo, composto nel 150 circa. A questo racconto apocrifo  si sono largamente ispirati artisti orientali e occidentali di ogni epoca.

Gli autori dei libri apocrifi hanno creduto di conoscere assai di più dei Vangeli canonici su come Gesù è venuto alla luce. I racconti apocrifi si possono ridurre a due correnti  principali: una naturalistica,  riferita all’anonimo autore dell’Ascensione di Isaia, ed una  teologica narrata da  Giacomo nel suo Protovangelo.

L’anonimo autore dell’Ascensione di Isaia, il cui nucleo originario potrebbe risalire alla fine del I sec. quando vivevano alcune persone che avevano avuto contatto con la prima generazione cristiana, scrive che Maria e Giuseppe erano in casa e <<trovandosi così Maria improvvisamente guardò  con i suoi  occhi e  vide un bambinello.  Ne rimase turbata. Cessato il turbamento,  il suo  seno si trovò  come avanti la gravidanza. Quando il marito Giuseppe  le chiese: Che  cosa ti turba? I suoi occhi si  aprirono; egli  vedeva il bambino  e lodava Dio perché il Signore era giunto fra loro>> (Asc. Is. XI).

Giuseppe e Maria arrivano a  Betlemme Mosaico del XIV sec. – chiesa di San Salvatore in Chora di Istanbul

La  descrizione che fa il Protovangelo di Giacomo  è  più  elaborata  sia  sotto l’aspetto narrativo che quello teologico: l’autore, con l’introduzione di  molti episodi, vuol convincere il  lettore sulla  verginità di Maria e con l’immissione di idee teologiche che Gesù era veramente Dio. La luce è un segno della divinità, e Gesù stesso l’applicò a se stesso: <<Io sono la luce del mondo>> (Gv, 8,12). L’autore introduce la luce nella nascita e per maggior rilievo nella grotta. Alla nascita di Gesù, l’autore del Protovangelo Giacomo fa fermare per un istante tutta la natura, che lo riconosce come Dio. Nel viaggio verso Betlemme, mentre erano <<giunti a metà percorso, Maria  disse  a  Giuseppe: <<Fammi  scendere dall’asina, perché ciò che  è  in  me mi preme  per venire  alla luce>>. L’aiutò  a scendere dall’asina e le disse:  <<Dove posso  condurti per mettere  a riparo il tuo pudore? Il  luogo è deserto>>.  Trovò là  una grotta e la con­dusse dentro. Le lasciò vicino  i suoi  figli e, uscito  cercava una levatrice ebrea nel territorio di Betlemme… trovò là una spelonca e la condusse dentro.Le lasciò vicino i suoi figli e, uscito, cercava una levatrice ebrea nel territorio di Betlemme. Ora io, Giuseppe, camminavo  e non  camminavo. Guardai l’aere  e lo vidi colpito da stupore. Guardai la volta del  cielo e la  vidi im­mobile; gli uccelli al  cielo fermi.  Abbassai lo sguardo  al suolo e  scorsi  per terra un  vaso: operai  sedevan attorno con  le mani nel vaso. Chi masticava non masticava  più; chi portava  alla bocca non portava  più: i volti di tutti  guardavano in alto.  Ed ecco pecore spinte avanti, non andavan innanzi  ma stavan ferme.  Il pastore alzò la mano per percuoterle  con il  bastone; la mano  restò in alto… Quindi tutto  in  un  istante riprendeva  corso>> (Prot. Giac. XVII,3; XVIII,1-2).

Giuseppe trovò una ostetrica e con lei <<si fermarono all’ingresso della spelonca ed ecco una nube luminosa copriva la spelonca. La levatrice disse: <<Oggi l’anima mia è stata glorificata, perché i miei occhi hanno visto cose meravigliose: è nata la salvezza per Israele! Improvvisamente la nube si ritraeva dalla grotta e la luce apparve là tanto forte che gli occhi non la sopportavano. Poco dopo quella luce cominciò a dileguarsi finché apparve il bambino, il quale si volse per prendere il seno di sua madre, Maria. Allora la levatrice esclamò: Oggi per me è un gran giorno: ho contemplato questo nuovo spettacolo!>> (Prot. Giac. XIX, 2).

Natività –  La Levatrice incredula Robert Campin, 1425 circa, Digione, Musée des Beaux-Arts

 La visione di Giuseppe, della sospensione della natura alla nascita di Gesù  era un motivo molto sentito nel  II secolo; ne  parlava  Ignazio  d’Antiochia  quando ricordava agli  Efesini i tre misteri del cristianesimo svoltisi nel silenzio  della natura: <<La verginità di Maria e  del suo parto costrinsero il principe di questo mondo a  ritrarsi nell’ombra.  Così avvenne anche  alla morte del Signore. E quei tre misteri  che sembrano gridare,  furono com­piuti nella solitaria immobilità di Dio>> (Lettera agli Efesini, 19,11)

La liturgia utilizzò tale concetto, quella   latina utilizzò tale concetto facendo iniziare l’antifona d’ingresso della Messa  della Seconda Domenica dopo Natale con le parole del Libro della  Sapienza: <<Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose e  la notte era a metà del suo  rapido corso, la tua parola onnipotente,  o Signore, è scesa dai cieli, dal trono regale>>(Sap 18,14-15). Un simile silenzio  cosmico, che  accompagna con la  magica sospensione della vita  l’avvento della  nascita del Salvatore, è motivo fortemente poetico, esso  si riallaccia  al tema religioso  del silenzio che  accompagna gli  avvenimenti più importanti  della storia umana;  questo tema è presente  sia nella tradizione  della nascita di personaggi  religiosi,  sia di personaggi  della lette­ratura, ma mai, come nel brano  sopra riportato, ha toccato  una così trepida e ferma intensità di poesia.

Il filosofo Giustino, nato nel 100 circa a Naplus, l’antica  Sichem di Samaria, convertito dal paganesimo e morto martire a Roma nel 165 circa,  nel  suo Dialogo con Trifone (Cfr. LXXIII,4-5)  scrive che  Giuseppe non poté  trovare  alloggio  nel  villaggio,  quindi  si  sistemò  in una grotta molto vicina a  Betlemme e mentre era là, Maria  dette alla luce Gesù e lo adagiò in una mangiatoia.

La Natività di Gesù Mosaico XII sec. – Cappella Palatina – Palermo

Lì si può vedere nella piccola abside una stella che sta a ricordare la luce divina menzionata da Protovangelo alla nascita del redentore. Da quel tempo la grotta a da oscura divenne <<lucida>>, in senso spirituale, a causa della luce divina, ossia di Cristo. L’arte cristiana si impadronì presto del motivo e l’arte bizantina è solita rappresentare la natività del Signore nella grotta con un raggio di luce che penetra le pareti posandosi sulla testa del Bambino adagiato nella mangiatoia. Tale luce è descritta, dall’anonimo autore degli Oracoli Sibillini (I libro vv. 323-325)  con stile profetico,  che il filologo Mario Erbetta (1924-2002) ha reso in italiano: <<Quando la fanciulla  il Verbo di Dio altissimo genererà e la vergine al Logos di luce il nome imporrà / allora in oriente una stella , in pieno meriggio, fulgida e splendida, dall’alto dei cieli verso la terra apparirà / un gran segno presentando per i poveri mortali. / Sì, giunge in quel mentre agli uomini il Figlio di Dio potente, / il corpo terrestre, di carne avvolto ed ai mortali conforme. Quattro vocali egli reca e duplice consonante>. L’autore dell’VIII libro degli Oracoli Sibillini (v. 472-479), ripensa all’effetto che la nascita di Gesù fece nel cielo ed in terra: <<Grande prodigio per gli uomini! Nessuna meraviglia però per il Padre Dio e per Dio Figlio./  Al bimbo Nascente lieta la terra incontro volò. Il trono celeste sorrise ed il mondo godé, mentre un astro con nuovo splendore, divinamente predetto dai magi fu riverito. / Betlemme fu la patria del Logos per la nascita di Dio. / In fasce avvolto, un bimbo nella greppia apparve ai pastori di buoi e di capre, ai pastori di pecore, gente a Dio obbediente>>.    

La Grotta della Natività Betlemme A dx l’Altare degli Ortodossi – a  sx l’Altare della Mangiatoia o dei Magi, esclusivo dei Latini

Ma voglio concludere questa breve ricerca riportando un inno del santo diacono Efrem di Nisibi (306-373), dottore della Chiesa,  che è fra i più antichi scrittori di lingua siriaca e il più importante fra di essi: <<Un grande stupore si impossessa dell’uomo quando  considera il miracolo che Dio scese prendendo dimora in un seno materno, che per la sua somma essenza assunse un corpo umano e per nove mesi abitò nel seno della madre senza contrarietà, e che quel seno di carne fu in grado di portare il fuoco, che la fiamma abitò nel corpo delicato senza bruciarlo. Proprio come il roveto sull’Oreb portava Dio nella fiamma, così Maria portò Cristo nel suo seno verginale. Attraverso l’udito, Dio entrò senza danni nel ventre materno e il Figlio di Dio poi ne uscì con purezza. La vergine concepì Dio e la sterile (Elisabetta) concepì il vergine (Giovanni), anzi il figlio della sterilità spuntò prima del germoglio della verginità. Un miracolo nuovo, Dio ha compiuto tra gli abitanti della terra: egli, che misura il cielo con la spanna, giace in una mangiatoia d’una spanna; egli, che contiene il mare nel cavo della mano, conobbe la propria nascita in un antro. Il cielo è pieno della sua gloria e la mangiatoia è piena del suo splendore. Mosè desiderò contemplare la gloria di Dio, ma non gli fu possibile vederla come aveva desiderato. Potrebbe oggi venire a vederla, perché giace nella cuna in una grotta. Allora nessun uomo sperava di vedere Dio e restare in vita; oggi tutti coloro che l’hanno visto sono sorti dalla seconda morte alla vita. E’ il grande prodigio che si è compiuto sulla nostra terra: il Signore di tutto è disceso su di essa, Dio si è fatto uomo, l’Antico è diventato fanciullo; il Signore si è fatto uguale al servo, il figlio del re si è reso come un povero errabondo. L’essenza eccelsa si è abbassata ed è nata nella nostra natura, e ciò che era estraneo alla sua natura lo ha assunto per il nostro bene. Chi non contemplerà con gioia il miracolo che Dio si è abbassato assoggettandosi alla nascita? Chi non si meraviglierà vedendo che il Signore degli angeli è stato partorito? Credilo senza dubitarne e sii convinto che tutto in verità si è svolto proprio così!>> (Inno per la nascita di Cristo, 1)

Diac. Dott. Sebastiano Mangano

già Cultore di Letteratura Cristiana Antica

nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania

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