Bilancio di fine anno, il 2020 del Teatro Stabile di Catania: circa trenta produzioni nonostante il Covid, per la tutela dei lavoratori e del rapporto col pubblico

La compagnia di "Baccanti" - Ph. Anonio Parrinello

Circa 30 progetti tra produzioni e co-produzioni, con oltre 100 artisti coinvolti nelle sole produzioni, scelti per l’80% tra siciliani e sempre prestando attenzione all’equilibrio di genere: a conclusione dell’anno più difficile per il mondo dello spettacolo dal vivo, il Teatro Stabile di Catania segna questi numeri sul proprio bilancio.
Numeri che hanno dietro – spiega il direttore Laura Sicignanonon solo la determinazione con cui abbiamo cercato di rispondere alla sfida che l’emergenza Covid19 e la prolungata chiusura della nostra sala ci hanno messo di fronte, ma innanzitutto la coerenza e la continuità di questa risposta con il percorso di profondo rinnovamento di questo Teatro che stiamo realizzando da due anni a questa parte”.
«Numeri
– conferma la vice presidente Lina Scalisiche hanno un valore ancora maggiore rispetto agli scorsi anni perché frutto di una resistenza sul campo che non ha inteso lasciare spazio al pessimismo, nella consapevolezza che il Teatro è oggi più che mai strategico. Il fatto di esserci e di andare in scena, di portare nelle case del nostro pubblico le tante storie che abbiamo preparato, è stato dunque il nostro modo di rispondere con speranza e convinzione alla fatica di questo tempo”.
“Proprio per questa ragione –
aggiunge il presidente Carlo Saggioci sembra particolarmente significativo tracciare questo bilancio. Un anno fa stavamo programmando l’imminente 2020 come un anno di svolta, dopo il periodo di faticosa risalita – legato al sovraindebitamento e al commissariamento – che è ormai a tutti noto: eravamo certi che sarebbero stati ben evidenti i risultati della profonda discontinuità col passato con cui stiamo operando. Il Covid19 non ci ha fermati, ma solo rallentati: sentiamo continuare a crescere la vicinanza del pubblico, a cui rinnoviamo il nostro impegno per il 2021″.

Si fa riferimento innanzitutto al rinnovamento artistico, in chiave contemporanea, dell’identità del Teatro Stabile, che ha portato la direzione da un lato a valorizzare la nuova drammaturgia siciliana, dando spazio al potenziale creativo degli artisti dell’Isola, e dall’altro a riconquistare credibilità nel panorama nazionale con produzioni importanti. “Sono questi – spiega ancora Sicignanoi binari su cui abbiamo continuato a lavorare anche in questi mesi. Un anno fa stavamo programmando l’imminente 2020 come un anno di svolta, dopo un periodo di faticosa risalita. E quando l’emergenza ci ha costretti a sospendere gran parte di quel programma e a reinventarlo, abbiamo accettato di sperimentare un processo di trasformazione: la crisi ci ha spinti a esplorare il campo dei nuovi linguaggi digitali, anche con spettacoli pensati appositamente per questa modalità di fruizione”.

Ne sono un esempio progetti ancora adesso fruibili sul canale YouTube del Teatro, come Avanti veloce,  cinque creazioni commissionate ad autori siciliani (Lina Prosa, Rosario Palazzolo, Tino Caspanello, Rosario Lisma, Luana Rondinelli), che si interrogano sulla inutilità o necessità del teatro. Ne è un altro esempio La mia esistenza d’acquario, per la regia di Lydia Giordano, pensato per la fruizione sulla piattaforma Zoom: dai 17 capitoli di un rarissimo testo del drammaturgo siciliano Pier Maria Rosso di San Secondo, diciassette attrici bloccate in uno schermo, da diverse parti d’Italia, hanno dato voce alla giovane protagonista. E ne sono un esempio gli studi dedicati a tre produzioni estive rinviate a causa del Covid, il cui risultato è visibile online: La nuova colonia di Luigi Pirandello, diretto da Simone Luglio, con 11 under 35 siciliani, che rappresenta l’inizio di un percorso volto a creare una compagnia di giovani in Sicilia; La pacchiona di Neil LaBute, riscritto e diretto da Marcello Cotugno, con Paolo Mazzarelli; Pinocchio, dedicato a Franco Scaldati, da un suo testo inedito diretto da Livia Gionfrida.

Oltre ai progetti digitali – prosegue Sicignano -, abbiamo cercato tutte le opportunità per continuare ad andare in scena. Lo abbiamo dimostrato quest’estate con Lu cori non ‘vecchia, diretto da Enzo Vetrano e Stefano Randisi, tratto dai testi di Nino Martoglio: mentre nel resto d’Italia andavano in scena pochi spettacoli e con pochi attori, Catania coinvolgeva sul palco 9 interpreti, in un raffinato esperimento di rinnovamento dell’autore catanese. E ad ottobre Tina&Alfonsina, testo di Claudio Fava diretto da Veronica Cruciani con Francesca Ciocchietti e Aglaia Mora, era pronto per debuttare quando i teatri sono stati nuovamente chiusi: ne abbiamo assicurato agli abbonati la visione attraverso il canale Youtube, così come abbiamo fatto a dicembre con un’anteprima digitale di Baccanti. Ma siamo già pronti a riprogrammare questi spettacoli dal vivo nel 2021, insieme – d’altra parte – a nuovi progetti digitali ancor più orientati all’innovazione”.

Proseguire, pur a porte chiuse, un lavoro così intenso sul fronte della produzione, ha dato al Teatro Stabile di Catania la possibilità di salvaguardare i professionisti dello spettacolo, tutelando fin dove è possibile l’occupazione degli attori e delle maestranze del TSC, in un momento così penalizzante: “Dopo aver fatto tanto, sul fronte del risanamento finanziario, per accrescere con costanza il numero di artisti coinvolti e pagare con puntualità sia loro che i dipendenti e i fornitori del Teatro, abbiamo voluto anche quest’anno trovare ogni soluzione possibile per dare continuità al lavoro di tutti. Così abbiamo deciso di anticipare il FIS ai lavoratori e di integrarlo, abbiamo attivato subito corsi di formazione per il personale sul tema della digitalizzazione, e abbiamo moltiplicato le opportunità con l’adozione di nuove soluzioni digitali”.

Altrettanto centrale, la prosecuzione del dialogo con il pubblico: “La chiusura delle sale teatrali (che peraltro si sono dimostrate luoghi sicuri) ha privato i cittadini di un luogo antichissimo, da sempre presidio di coesione sociale e benessere individuale. Continueremo ad assicurare occasioni di incontro, di crescita, di dialogo, con il desiderio di far sì che il Teatro diventi un vero e proprio dispositivo di benessere, che contribuisca a rendere i cittadini critici e creativi”.

Nel frattempo, grazie ad un finanziamento della Regione siciliana destinato ai teatri, approfittando della chiusura il Teatro è in queste settimane oggetto di un intervento di ristrutturazione e rinnovamento della facciata esterna e degli spazi interni: “Stiamo portando avanti i lavori – conclude Sicignano – anche grazie all’entusiasmo e alla disponibilità delle risorse e del personale interno. Dopo quarant’anni, come abbiamo anticipato e promesso al nostro pubblico, il TSC avrà un teatro più bello e accogliente: rinnovare le forme per accogliere nuovi contenuti”.

DIARIO 2020 del Teatro Stabile Catania

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