L’adorazione dei Magi nel Vangelo di Matteo e nella letteratura apocrifa

Adorazione dei Magi Lastra di Severa catacombe di Priscilla – 330 d.C.

Passata la prima generazione cristiana, le successive sentirono il bisogno di contrarre ulteriori informazioni sulle vicende di Gesù, e questo fu uno dei motivi che diede impulso alla nuova forma letteraria sviluppatasi intorno ai testi biblici del Nuovo Testamento.

Questa è stata chiamata “letteratura apocrifa”. Con il termine apocrifo, il cui significato è «nascondere», si indica «ciò che è tenuto nascosto» e «ciò che è tenuto lontano (dall’uso)». In origine, il termine “apocrifo” è stato coniato dalle comunità che si servivano di tali testi che erano in opposizione a quelli autorizzati e quindi venivano esclusi dalla pubblica lettura liturgica, in quanto ritenuti portatori di eresie e di tradizioni errate e contrastanti con il canone dei libri liturgici.

Il termine ‘apocrifo’ assume così il significato di testo non incluso nell’elenco dei libri della Bibbia ritenuti ispirati (Il Decretum Gelasianum de libris recipiendis et non recipiendis è attribuito a papa Gelasio (492-496), ma pare che sia del secolo successivo. Questo Decreto contiene l’elenco dei testi considerati canonici dal Decreto di papa Damaso nel 382, mentre nel Decreto Gelasiano sono elencati in modo esplicito i testi che non dovevano essere letti). Tra le finalità di questa produzione letteraria apocrifa si può individuare, oltre ad un obiettivo storico, un obiettivo apologetico-dottrinale e un obiettivo devozionale-liturgico, anche l’obiettivo esplicito di “diffondere dottrine nuove, spesso in contrasto con quelle ufficiali della Chiesa, impugnando gli scritti dell’antica letteratura cristiana”.

In modo molto sintetico proporrò l’adorazione dei Magi raccontata dal Vangelo canonico di Matteo e dai vangeli apocrifi, nonché la testimonianza di Marco Polo, che ne Il Milione scrisse di aver visitato la sepoltura dei Magi durante il suo viaggio per la Cina.

Il temine “Magi”, che è di origine iranica, sta a indicare persone con funzioni sacerdotali.  Secondo lo storico greco Erodoto (485-425 a. C. Storie, Libro I), i Magi, che erano una delle sei tribù dei Medi, furono molto potenti fino all’unificazione dell’Impero Persiano con quello dei Medi avvenuta nel 550 a. C., ma il loro potere fu poi ridimensionato da Ciro il Grande.

Il Vangelo canonico di Matteo, scritto in aramaico forse intorno al 70 d. C., quindi quasi un secolo prima dei vangeli apocrifi, è l’unico dei Vangeli sinottici che racconta la visita e l’adorazione dei Magi a Betlemme: <<Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: <<E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele>>. Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella [8] e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese>>(Mt 2,1-12).

Adorazione dei Magi, Giotto (1305) – Cappella degli Scrovegni – Padova

Secondo la tradizione si suole ordinariamente credere che i Magi, venuti all’Oriente per adorare Gesù bambi­no, fossero  tre,  quanti i  doni offerti.

Nella letteratura apocrifa, invece, possiamo leggere diversi racconti su questo episodio con le differenze che gli autori, spesso anonimi o con nomi fittizi, hanno aggiunto. 

Nel Protovangelo di Giacomo, scritto nel 150 circa, si accenna che l’arrivo dei Magi <<a Betlemme di Giudea sollevò un gran trambusto>> questi saggi appena <<giunti avevano chiesto: Dove si trova, il neonato re dei Giudei?  Abbiamo visto difatti in oriente la sua stella e siamo venuti ad adorarlo>> (Prot. Giac. XXI,1). Sentite queste notizie Erode si turbò e, dopo aver avuto deluci­dazioni dai sacerdoti del tempio circa la località in cui doveva nascere Ge­sù, cioè la città di Betlemme, come era scritto, chiamò i Magi, li interrogò chiedendo: <<che segno avevano visto  per il re neonato?>> i Magi risposero di avere  visto <<una  stella grandissima, lampeggiante  tra queste stelle,  e le oscurava, tanto  che esse non apparivano>>. Così essi avevano compreso che <<un re era nato per Israele e quindi erano venuti ad adorarlo.  Erode rispose: Andate a cerca­re. Se lo troverete, fatemelo sapere: voglio venire anch’io ad adorarlo>> (XXI,2). <<I Magi andarono. Ed ecco, la stella che avevano visto in oriente, li precedeva, finché giunsero alla grotta. I Magi videro il bambino con la madre di Lui, Maria. Dalle loro bisacce trassero fuori doni; oro, incenso e mirra (XXI,3). Avvertiti poi dall’angelo di non entrare in Giudea, tornarono alle loro case per altra strada>> (XXI,4). <<Erode, accortosi che era stato giocato dai magi, montato in collera, inviò sicari, con l’ordine: Uccidete i  bambini  dai  due  anni in giù>> (XXII,1).

<<Maria avendo sentito che si uccidevano i bambini, spaventata,  prese il fanciullo,  lo  fasciò  e   lo  pose   in  una  greppia   di  buoi>> (XXII,2). Con questa frase Giacomo termina il suo racconto.

Adorazione dei Magi, Arco trionfale di S. Maria Maggiore – mosaico 431 Roma

Il Vangelo dello Pseudo Matteo, (sec.VII-VIII per i cap. I-XXV, mentre i restanti capitoli sono stati aggiunti più tardi), che segue passo passo il racconto fatto dall’autore del Protovangelo di Giacomo (31,1-4),aggiunge solo che: <<Maria depose Gesù in una mangiatoia e il bue e l’asino l’adorarono>> (14,1). In questo modo si adempiva la profezia di Isaia: <<Il bue ha riconosciuto il suo Si­gnore e l’asino il presepio del suo Signore>> (Is 1, 3). Quei due animali lo adorarono senza posa, tenendolo in mezzo. Allora si adempì ciò che era stato predetto dal profeta Abacuc: <<Ti manifesterai in mezzo a due animali>> (Ab 3, 2 (LXX). Giuseppe e Maria rimasero là per tre giorni.Da questo Vangelo apocrifo sono stati mutuati il bue e l’asino nella stalla accanto a Gesù.

Adorazione dei Magi Sarcofago soprannominato Dogmatico per le scene bibliche scolpite della prima metà del IV sec. d. C ritrovato nella Basilica di san Paolo di Roma nel 1823 in prossimità della tomba di san Paolo – Collezione del Museo Pio cristiano – Musei Vaticani.

Il Vangelo Arabo dell’infanzia, il cui originale risale probabilmente al VII-VIII sec., mentre il testo di Sike al XII sec, racconta che <<il Signore Gesù nacque a Betlem di Giuda; durante il regno di Erode dall’oriente giunsero a Gerusalemme dei Magi conforme alla predisposizione di Zaradusht (in arabo Zoroastro). Recavano regali: oro incenso e mirra. Lo adorarono e offrirono dei doni. Santa Maria prese una fascia e la diede loro come benedizione … Nella stessa ora apparve loro un angelo: aveva la forma della stella che li aveva prima guidati. (I Magi) guidati da quella luce, partirono di la e camminarono finché giunsero alla loro terra>>(VII).

Nel Vangelo dell’Infanzia Armeno, il cui originale siriaco risale probabilmente al 590, si parla in modo esteso dei Magi, facendo frequentemente riferimento al vangelo canonico di Matteo.  Da questo scritto, che  racconta in modo dettagliato la visita dei Magi a Betlemme, si ricava che la nascita di Cristo è posta al 6 Gennaio, giorno dell’Epifania, il cui significato è “manifestazione di Dio tra gli uomini”; come è noto la data del 25 dicembre si impose in seguito in Occidente, per sovrapposizione al culto allora molto diffuso fra i pagani del Dies Natalis Solis Invicti, festeggiato il 25 dicembre. Inoltre in questo Vangelo appare per la prima volta nella tradizione cristiana che i Magi fossero tre e anche Re: «Quando l’angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisān, cioè il 6 aprile, un mercoledì, alla terza ora. Subito un angelo del Signore si recò nel paese dei persiani, per avvertire i re Magi che andassero ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre. In quel momento il regno dei persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’oriente, e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi. Essendosi uniti insieme per ordine di Dio, arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre» (Vangelo dell’infanzia Armeno, V,9).

Il racconto continua, successivamente la nascita di Gesù, con Giuseppe e Maria che rimangono nella grotta per non farsi vedere “… perché nessuno ne sapesse niente“: «Ma tre giorni dopo, il 23 di Tēbēth, cioè il 9 gennaio, ecco che i Magi d’Oriente (…) arrivarono alla città di Gerusalemme, dopo nove mesi. Questi re dei magi erano tre fratelli (…). I comandanti del loro corteggio erano, investiti della suprema autorità, erano dodici. (…) I drappelli di cavalleria che li accompagnavano comprendevano dodicimila uomini: quattromila per ciascun regno» (cap XI,1).

L’adorazione dei Magi mosaico del XII sec. – Duomo di Monreale

I Magi con il loro seguito poi si accampano presso Gerusalemme per tre giorni. Essi, benché fossero fratelli, erano <<…figli di uno stesso re, marciavano al loro seguito eserciti di lingua molto differente. Melkon aveva con sé mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Il secondo, il re degli indi, Balthasar, aveva come doni in onore del bambino del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi. Il terzo re, il re degli arabi, Gaspar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini. Quando tutti furono giunti nella città di Gerusalemme l’astro che li precedeva celò momentaneamente la sua luce. Essi perciò si fermarono e posero le tende. Le numerose truppe di cavalieri si dissero l’un l’altro: – E adesso che facciamo? In quale direzione dobbiamo camminare? Noi lo ignoriamo, perché una stella ci ha preceduti fino ad oggi, ma ecco che è scomparsa e ci ha lasciati nelle difficoltà>>(XI,3).

Anche in questo Vangelo dell’infanzia Armeno è riportato che i Magi non sapevano dove cercare Gesù. Così vanno da Erode che desidera interrogarli. I tre Magi sono però consapevoli che la testimonianza che loro possiedono non proviene da un uomo, ma da un ordine divino. Erode allora chiede loro del libro che contiene la profezia, essi risposero che <<quando Adamo dovette lasciare il Paradiso… il Signore gli diede come figlio della consolazione Seth, e con lui il libro chiuso e sigillato dalle mani di Dio>> (XI,2-3).

Il Vangelo di Nicodemo, che appartiene al filone dei vangeli della Passione, racconta i tentativi di Pilato per salvare Gesù dalla condanna: <<Si alzò dalla sedia curule per uscire, ma gli Ebrei gridarono dicendo: Noi conosciamo Cesare qual re e non questo Gesù!   Certo, i Magi portarono doni dall’Oriente come ad un re, e quando Erode seppe dai Magi che era nato un re, cercò di ucciderlo; saputolo,  suo padre Giuseppe lo prese  con la madre e fuggirono in Egitto. Allorché Erode lo venne a sapere fece strage dei bambini che erano nati in Betlemme» (IX,3).

Si suole ordinariamente credere che i Magi venuti ad adorare Gesù fossero tre, quanti i doni offerti. Ma il “Vangelo degli Ebrei”, databile al I sec.circa, la pensava diversamente, come è evidenziato in un brano trascritto dall’irlandese Sedulio Scoto (+850): <<Giuseppe drizzò i suoi occhi e vide una folla in cammino diretta verso la grotta. Allora disse: Mi alzo e vado loro incontro. Ma appena Giuseppe era uscito, disse Simone: Mi pare che questi che vengono sono degli indovini. Osserva: Ogni poco mirano il cielo, come si consultano e si parlano tra loro. Ma sembra pure che siano degli stranieri: il loro aspetto è diverso dal nostro; i loro vestiti sono molto ricchi; il loro incarnato è molto scuro; tengono in capo le tiare e le loro gambe hanno i calzoni. Ecco, si sono fermati e guardano verso di noi; ora si sono messi nuovamente in movimento e stanno venendo qui>>. Secondo questo racconto i Magi sarebbero stati parecchi

Adorazione dei Magi con la stella Gentile da Fabriano – Pala Strozzi – 1423 – Galleria degli Uffizi Firenze

Della stessa opinione è l’anonimo autore della Caverna dei Tesori (108-109) (Testo arabo, traduzione italiana e commento di A. Battista-B. Bagatti O.F.M., Studium Biblicum Franciscanum, Collectio minor, 26, Gerusalemme 1980), che probabilmente è il più antico racconto orientale sui Magi di cui fin’ora disponiamo. E’ un rifacimento siriaco di un testo più antico, antecedente al V sec. d.C. Esso è frutto della fervida immaginazione degli orientali insoddisfatti della scarna cronaca dell’evangelista Matteo, il solo che ci ha trasmesso il racconto dei Magi a Betlemme. Vi si legge che i Magi sono caldei (107), che portano le loro offerte a nostro Signore il Cristo alla sua nascita. Essi sono re e i loro nomi sono: <<Hamaz Maski, soprannominato re dei re ed il suo regno era il paese conosciuto col nome di Badiurgin, nel Basso Oriente; Orhan re di Asia e Qiruan re di Saba. Questi tre re portarono le offerte per ispirazione di Dio e per la conoscenza che i loro padri ereditarono dai <<Comandamenti di Adamo>>. Il racconto sull’incontro con Erode non si discosta da Matteo 2,7. Secondo questo racconto, i Magi adorarono <<il Cristo Redentore, dopo 8 giorni dalla sua nascita da Maria Vergine… I Magi prepararono il necessario per il viaggio di ritorno. Quando si misero in cammino apparve loro l’angelo del Signore e disse loro: <<Non tornate per la strada di Erode, ma andate al vostro paese per il deserto (cfr. Mt 2,12). Essi ubbidirono a ciò che l’angelo aveva loro ordinato>>.

I Re magi in viaggio verso Gerusalemme e davanti a Erode Mosaico del XIV sec. – chiesa di San Salvatore in Chora di Istanbul

Marco Polo, ne il Milione, scrive di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270: <<In Persia è la città che è chiamata Saba, da la si partiro li tre re ch’andaro ad adorare Dio quando nacque. In quella città son seppelliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capelli: l’uno ebbe nome Baltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittàde di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III seppelliti anticamente>> (cap.32).

Reliquiario dei Re Magi prezioso lavoro di oreficeria di Nicola di Verdun – 1220 –  Duomo di Colonia
Reliquiari che contengono parte del corpo dei Magi Basilica di S. Eustogio – Milano  Chiesa di San Bartolomeo – Brugherio Prov. Monza

Oggi le reliquie dei re Magi sono venerate nella monumentale cattedrale di Colonia, in Germania, dove furono portate da Federico Barbarossa nel 1164, al ritorno della sua terza discesa in Italia (1163-1164). Fino ad allora i resti dei Magi erano stati conservati prima nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (l’odierna Istanbul, in Turchia), dove erano stati portati da sant’Elena, la madre dell’imperatore Costantino, che li aveva trovati durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa,  e poi nella basilica di Sant’Eustorgio di Milano e nella chiesa di San Bartolomeo, nella città di Brugherio, in prov. Di Monza. In queste due chiese ancora oggi si venerano piccole reliquie dei santi tre Re. 

Concludendo questa breve ricerca sui Magi, abbiamo potuto notare che tutti gli scritti apocrifi concordano che essi erano tre e che dopo aver adorato Gesù, offrendogli in dono oro, incenso e mirra, ripartirono per il loro paese senza tornare da Erode.

Diac. Dott. Sebastiano Mangano 

già Cultore di Letteratura Cristiana Antica

nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania

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