La pubblica amministrazione sul sentiero dell’innovazione digitale verso un nuovo umanesimo

Intitolata “Rivoluzione digitale e Pubblica Amministrazione” la quinta lezione del corso di “Formazione politica per il bene comune”, organizzata dalla “Fondazione per la Sussidiarietà” e dall’Associazione “Futurlab”, con il patrocinio dell’Assessorato all’Economia della Regione Siciliana, ha avuto luogo nel Webinar del 19 febbraio.

Nell’introduzione il presidente di Futurlab, Antonio La Ferrara, ha predisposto l’attento pubblico, anche di studenti, a meglio comprendere la complessità del tema “che prende le mosse non da concetti astratti, bensì dalle esperienze dirette dei relatori”.

Il saluto introduttivo del Sindaco di Catania, Salvo Pogliese e del  Prof. Antonio Terrasi, in rappresentanza del Magnifico Rettore dell’Università di Catania, ha dato all’evento una valenza istituzionale di servizio formativo di grande spessore per contribuire a costruire un’intensa coscienza civica  ed una responsabilità  personale nel saper cogliere nell’innovazione tecnologica e digitale le opportunità migliorative del vivere civile e di avvicinare la Pubblica Amministrazione al cittadino.

Con la guida del moderatore, Davide Maniscalco, Capo relazioni istituzionali Swascan- Tinexta Group, i due relatori: Mauro Nicastri, presidente dell’Associazione Italian Digital Revolution (AIDR) e Arturo Siniscalchi, Vice Direttore Generale del Formez PA, si sono alternati nel presentare all’attento uditorio il cammino di digitalizzazione già avviato dalle Amministrazioni, le difficoltà e le resistenze che ancora  ne rallentano il pieno sviluppo.

 L’Italia, che è stata tra le prime Nazioni ad introdurre l’identità digitale, occupa, purtroppo, il 25° posto tra i 27 Paesi Europei; eppure tanto sviluppo innovativo è stato registrato specie durante il periodo del lockdown, che ha imposto un cambiamento radicale di vita.

Il digitale è stato un baluardo per mantenere una certa normalità di vita, in famiglia, nella scuola, con la didattica e distanza e le videoconferenze,  sia nella società tutta, attraverso  i nuovi modelli di lavoro che si sono spostati tra le mura domestiche

 Si è registrato inoltre un uso ancora più massiccio dei social, con l’uso della carta digitale, gli acquisti on line, i pagamenti elettronici dei tributi, l’uso della PEC che ha la caratteristica di posta raccomandata, e l’attivazione del codice SPID (Sistema Pubblico di Identità) che dal primo marzo entra nella fase di obbligatorietà per tutti i cittadini.

La necessità della formazione digitale, i tirocini formativi per i dipendenti, i corsi per i docenti nell’ambito del progetto della scuola digitale e poi ancora la “cittadinanza digitale” elemento costitutivo dell’Educazione civica, sono i segni di quella “innovazione”  che assume la caratteristica di “rivoluzione”,  anche senza armi e cortei, in quanto segna un cambiamento di rotta, una cultura nuova e funzionale,  una  strategia didattica rinnovata e “a distanza”, riducendo tempi e risorse, migliorando i servizi per il cittadino,  anche se non mancano, purtroppo,  i rischi e i pericoli come è stato evidenziato anche nel corso del dibattito con gli interventi dell’uditorio.

La presentazione di alcune  “best pratices” da prendere a modello per una gestione 2.0 della PA, l’agevolazione della diffusione degli strumenti  funzionali a tali servizi ha reso concreto e realizzabile il sogno della  rivoluzione tecnologica, guidata dalle innovazioni basate sul digitale, promuovendo dei mutamenti epocali sotto innumerevoli punti di vista: dalle modalità di produzione e consumo dell’informazione, alla creazione di nuovi posti di lavoro,  rendendo “democratiche” queste tecnologie affinché  possano essere di beneficio per la maggioranza assoluta della popolazione mondiale. 

E’ necessario, comunque, che lo sforzo collettivo sia orientato verso un nuovo Umanesimo Digitale che ponga al centro del dibattito e delle relative scelte risultanti l’uomo, inteso come singolo individuo e parte attiva della collettività, capace di concretizzare l’accesso alla connettività internet come bene primario e pubblico per tutti i cittadini e in tutto il territorio nazionale

Ecco la missione primaria della politica: consentire un’efficiente redistribuzione del benessere evitando che il digitale aumenti le differenze già esistenti tra le classi sociali e non consentendo che la crescita economica di taluni comporti l’automatico peggioramento delle condizioni di altri. 

Giuseppe Adernò

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