Chiacchierando con l’attrice catanese Roberta Amato: “Il mio quartiere, il “Fortino”, è il punto di partenza per fare qualsiasi cosa”

Roberta Amato e la sua Catania

33 anni, attrice, catanese, determinata, ironica, amante della scrittura, della poesia e del palcoscenico, come tanti suoi colleghi, è in attesa che il settore teatrale riprenda la sua attività dopo la sosta forzata per la pandemia. Sto parlando di Roberta Amato, attrice di marca “liotru” che in spasmodica attesa di poter tornare in scena, ha voluto raccontare – con l’aiuto dei social – un po’ della sua vita, la sua passione per il teatro, i suoi inizi ed i suoi progetti per il futuro. Viene fuori dalle sue parole un profilo interessante che conduce nel mondo di Roberta Amato, donna, attrice, pungente ed ironica penna ed innamorata di Catania e di tanto altro. Ecco cosa mi ha raccontato, sollecitata dai miei spunti…

Come è nata la tua passione per il teatro? Parlaci dei tuoi inizi, con chi hai cominciato, chi ti ha ispirato

“La mia passione per il teatro è nata al liceo. Frequentavo il liceo classico Nicola Spedalieri.In quarto ginnasio ci portarono a vedere il ” Prometeo Incatenato”, per la regia di Ronconi, al teatro greco di Siracusa.La mia prima volta. Fu incredibile. Lì sentii il primo “click”. Era successo qualcosa dentro di me. L’ anno dopo a scuola indirono delle audizioni teatrali, un progetto curato dalla professoressa Lucia Cutuli e affidato a Luana Toscano. Partecipai. Vinsi la mia atavica timidezza e mi presentai alle audizioni. Mi diedero un ruolo.Da lì fu AMORE. Poi , stupidamente, accantonai l’idea, mi iscrissi alla facoltà di lingue, qui a Catania, ma soffrivo. Mi mancava qualcosa. Persi molto tempo utile e prezioso. Ero già grande quando mi accorsi che era questo il mio sogno, troppo grande per poter entrare in una qualsiasi accademia nazionale. Allora ho optato per un’accademia privata catanese di recitazione. E ho fatto bene perché nel corpo docenti incontrai due persone meravigliose che reputo la mia mamma e il mio papà artistici. E da lì ho iniziato. Per quanto riguarda le mie attrici “feticcio” non posso non citare Isabelle Huppert, Laura Betti, la Loren, soprattutto la Loren de ” I Girasoli” e la Magnani di Mamma Roma. Cose diversissime tra loro, ma sono le prime ad avermi suggestionato da ragazzina, quando “sentivo”, ma ancora non sapevo”.

Roberta sorridente

Come si svolgeva e come si svolge oggi, con le restrizioni da Covid, la tua giornata, come organizzi il tuo lavoro di attrice e drammaturga?

“In questo lungo anno funestato dalle restrizioni ho cercato di reinventarmi, un po’ come hanno fatto tutti. Scrivo molto, a volte faccio qualche piccola incursione sui social, mi occupo di una piccola finestra comica all’ interno di un programma di attualità politica su Telecolor, leggo libri che avevo comprato e mai letto, guardo vecchi film che avrei voluto vedere e non ho mai visto, quasi tutti a tarda notte. Non ho Netflix, non sono una patita delle serie TV e amo il fascino del film introvabile alla televisione. Mi sono appassionata al filone delle grandi storie d’amore impossibili, su tutte quella tra Camille Claudel e Auguste Rodin e ho pure pensato di scrivere qualcosa a riguardo. La mia testa è una fucina di idee, di pensieri, di parole, di ispirazioni, non so se tutte valide. Mi dedico, con molta umiltà, alla poesia. Butto giù qualche rima e poi la condivido su un famoso social, così, per chi ha il buon cuore di fermarsi qualche attimo”.

Qual è il tuo rapporto con il tuo quartiere, con la tua città?

“Il mio quartiere è il mio punto di partenza. Per fare qualsiasi cosa. Ho vissuto in un quartiere popolare, pittoresco e vitale, che mi ha permesso di “pescare” ogni campionario dell’animo umano. Ho girato un po’ di quartieri prima di approdare poi, in maniera definitiva, al “Fortino”. Sono grata al destino di essere una donna nata e cresciuta in quartiere. Ho imparato molte cose, umanità, attaccamento alla vita, le piccole gioie quotidiane, la semplicità, il pragmatismo, ho affinato istinto, scaltrezza, approccio alla vita risolutivo, una lingua schietta, tagliente, dritta, utilissima. Ho visto pure bruttezza, inciviltà, violenza, illegalità, completa mancanza di ordine e amonia più assoluta, il peggio. Ma è servito tutto”.

Porta Garibaldi, il “Fortino”

Come ti rapporti in scena con il tuo personaggio e quali ruoli o temi preferisci affrontare come attrice ed autrice?

“Sto per dire una banalità assoluta. Ogni volta che affronto un nuovo personaggio divento vittima di quel personaggio. Una sindrome di Stoccolma, però bella. Comincio col disegnarlo, dappertutto. Su fogli volanti, post It, pure sullo Scottex. Poi mangio, cammino, penso, dormo, insomma vivo, come penso che il personaggio possa fare. Il problema è quando finisci le repliche e lo devi lasciar andare. Sono dolori. Il giorno dell’Ultima è uno strazio. Sempre uno strazio”.

Teatro, cinema, tv, radio: quali ami di più?

“Il teatro è il grande amore, il posto dove spero di ritornare presto. Il posto che sogno quasi ogni notte. Nel 90% dei miei sogni c’è un teatro. Al cinema non ci penso mai. Sarà che ormai sono più attempatella e certe cose mi sembrano ormai fuori portata. La radio mi diverte tantissimo, l’ho fatta per un paio d’ anni e se dovesse arrivare una proposta valida non ci penserei due volte. Ah, spero sempre di condurre Sanremo. Dal 1987, anno della mia nascita”.

Roberta con la compagnia di “68 punto e basta”

Potendo tornare indietro cosa rifaresti e cosa no? Che cosa ami e cosa non apprezzi del tuo quartiere e della tua città?

“Tornando indietro impiegherei meglio il tempo che ho sottratto alla mia formazione. Molto probabilmente  cercherei un Altrove. Essendo estremamente e coattamente legata a Catania ho fatto di lei il mio ombelico del mondo, ma Catania ti può dare un tot di cose, non è una Madre generosa e benigna, poche possibilità e io non sono brava a procacciarle. Tornassi indietro farei questo “strappo”. Credo sia necessario conoscere realtà Altre, cosa che ho fatto poco e me ne sono pentita”.

Ancora Roberta

Cosa rappresentano per Roberta Amato il teatro, la vita, l’amicizia e l’amore?

“Il teatro per me è il luogo del Miracolo. Il luogo dove mi sento giusta, utile, al mio posto, bella, persino bella, io che con la mia immagine ho un rapporto pessimo. A teatro sono presente a me stessa, non mi posso permettere di non essere. La vita, secondo la mia visione orientale, è una serie di accidenti, di prove, di risalite, cadute, esperienze, sbagli, altalena di bello e brutto, lezione, presa di coscienza, purificazione. E così per sempre. E una volta finita ce n’è un’ altra. E un’altra ancora. L’amicizia non è un terno al lotto. È una cinquina, n’ siccu. I miei amici si contano sulle dita di una mano e avanzano dita, per dire…. L’amore? Ahahahah. Quando il buon Dio dispensava l’amore io ero in fila per un arancino, in quel bar molto famoso del centro, famoso per gli arancini. No, niente. Un dramma. Caporetto”.

Un testo, un personaggio che hai interpretato in questi anni che ti ha lasciato qualcosa di particolare dentro e che ricordi ancora..

Le tre protagoniste de “La Felicità” (Ph. Antonio Parrinello)

“Un personaggio a cui sono molto legata è la casalinga del’ 68 che interpreto ne “LA FELICITÀ“, un testo che ho scritto con Giorgia Boscarino, per la regia di Nicola Alberto Orofino. In scena sono con due attrici che amo alla follia, Luana Toscano e Giorgia Boscarino, appunto. A volte mi giro verso di loro e penso che sono davvero fortunata.

Questo è il classico esempio di quanto la mia città, il mio quartiere, mi abbiano aiutato sia in fase di scrittura del mio personaggio, sia in fase di costruzione del personaggio. Questa casalinga del ’68 è il classico “acidduzzu ‘nda jaggia”. Vive nella sua casa di bambola, pulita, ordinata, col marito. Un marito che non le fa mancare niente, è il periodo del boom economico, ha la lavatrice, il televisore, le calze di nylon,la carne Montana. Manca però la tenerezza, l’amore, la sessualità, la passione, il conforto, le manca essere Donna. Fuori impazza il ’68, la rivoluzione dei costumi ,le prime lotte per l’emancipazione della donna, le ragazze indossano la minigonna e ballano lo ye-ye, ma lei rimane lì, ferma, con la vestaglia fiorata, i capelli ordinati e il viso terso con la saponetta Camay. Rassegnata, moglie, immobile, Penelope, senza voglie, mistifica il dolore decantando le cose che ha, la Catania raggiante e vitale, tralasciando i suoi sentimenti, i suoi istinti, le sue pulsioni. Amo molto questo personaggio, l’ho scritto pensando a una persona realmente esistita”.

A cosa stai lavorando al momento e quali saranno – appena si ripartirà – i tuoi prossimi impegni?

“Ultimamente mi sono occupata, sempre con molta umiltà, al lavoro di drammaturga. Sto provando questa strada. Gli spettacoli che ho scritto sono già pronti, vivo per vederli su un palco. Aspetto. Con trepidante emozione. E spero di poter tornare a fare l’ attrice, di avere un nuovo ruolo di cui innamorarmi. Manco da un po’. Spero. Ardentemente. Ne va della mia salute mentale. Sì, mi sto sfacciatamente proponendo. Lo ammetto. Citofonare Amato”.

Roberta Amato, Daniele Bruno e Lucia Portale in Riccardo III (Ph. Gianluigi Primaverile)

Approfittando della tua scrittura ironica, divertente e soprattutto del tuo modo tanto reale di vedere le cose, vuoi regalare ai lettori di “Cronaca Oggi Quotidiano” un pensiero sulla Pasqua 2021 dei catanesi?

“Con molto piacere e grazie dell’opportunità. Voglio regalare ai lettori questa mia riflessione su questa Pasqua 2021: “C’è il fucularo in garage. Quello buono, quello professional che hai comprato da Brico. Se ne sta lì, coperto da una busta di plastica, come Laura Palmer sulla spiaggia. Lo guardi. Pensi a quando l’hai comprato,a tutti i buoni propositi da addetto al fucularo, tu, eroe solitario della scampagnata di Pasquetta, dispensatore di felicità, portatore sano di trigliceridi. Lo guardi, con mestizia.

“Non è tempo per noi”. Biascichi. Laggiù nel garage, dove sono stipati sacchi di carbonella che non hanno ancora visto la luce. Sullo scaffale la diavolina. Che non hai mai usato, perché col cuttunisciusu e lo spirito te la sei sempre cavata egregiamente. C’ è il set level pro coi forchettoni da barbecue. Ti custau quantu a Gemmania. Ma pure quello non lo usi. Perché con la forchetta di to nonna del 1963, forchetta del corredo regalatole da sua nonna Tanina, giri quella fetta di carne e quel pittinicchio ca’ parunu Nadia Comaneci.

Buona Pasqua

Non è tempo per voi. Ti sta sfuggendo dalle mani un’altra Pasquetta,piccolo omino del fucularo. E non ci sarà la quarara della Tupperware ormai opaca dall’ olio assuppato negli anni e dalle traversie. Quella cuarara dove, a guisa di Amelia la strega che ammalia, creavi la pozione magica. Il divin salamaricchio che aspergevi provido cu na pamma di ariniu sanu. Non è tempo per voi. Per i tuoi seriali, studiatissimi, chirurgici rituali da omino del focolaro. Ti hanno rubato la Pasquetta. Ti hanno reso inerme, lì, davanti al tuo fucularo nuovo professional che scalpita. Che chiede vita. Freddo.  Come non dovrebbe mai essere. Accanto c’è il focolaro vecchio. Ormai in pensione. Quello con lo sportellino. Ah,se potesse parlare. Che prima o poi devi buttare. Ma non lo  farai. Troppi ricordi. La tua gavetta. Con la larigghia esausta che girava cca bbanna e dda bbana me nora Giuvanna. Con quella sasizza ca’ cascava n’ menzu a ciniri e che scotolavi sapientemente come un paleontologo che trova un dinosauro sano risalente al Paleocene. Con il piatto di plastica della Dacca per sbambare. All’occorrenza macari la Gazzetta dello Sport agnutticata in due. Non è tempo per voi. Per il contenitore pieno di pezzi di uova di Pasqua da mangiare con gli amici ammeri e quattru, co cafè. Non è tempo, piccolo omino del fucularo. Ti hanno rubato un’ altra Pasquetta”.

Grazie delle tue parole e dei tuoi racconti di vita Roberta. Buona Pasqua a te ed a tutti i lettori.

About Maurizio Sesto Giordano 595 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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