La figura di Esichio di Gerusalemme, Monaco, Presbitero e Santo

La Risurrezione e la discesa Gesù Cristo agli Inferi Chiesa di San Salvatore in Chora - Affresco del XIV sec. Istanbul – Turchia

Esichio di Gerusalemme monaco, presbitero della Chiesa di Gerusalemme ed esegeta, secondo un menologio del X sec. nacque a Gerusalemme, probabilmente nella prima metà del V sec., però non abbiamo notizie certe nè sulla data di nascita nè su quella di morte. Dalla Vita di S. Eutimio, scritta da Cirillo di Scitopoli (nato a Scitopoli in Galilea, nel 514 e  morto il 557), sappiamo che Esichio faceva parte del gruppo che venne a Gerusalemme nel 429 per partecipare alla dedicazione della chiesa della laura fondata dall’asceta presbitero armeno Eutimio, detto il Grande. Esichio che è descritto come un presbitero colto ed erudito della Chiesa di Gerusalemme, concentrò i suoi studi e la sua attenzione sulle Sacre Scritture considerandole sempre all’interno della liturgia. Ciò che gli permise di sviluppare molti temi, utilizzando nelle omelie, anche un ampio vocabolario tratto dai testi sacri onde lo portò ad evitare definizioni troppo sottili o digressioni personali. Si  attenne così ai termini della Sacra Scrittura che per lui era «perfetta sapienza, ed anche il punto di partenza e di arrivo al quale bisogna conformare la nostra intera esistenza».

Esichio di Gerusalemme

Le sue omelie di Pasqua, tenute probabilmente a Gerusalemme nella chiesa del Martyrium, cioènella basilica costantiniana del Santo Sepolcro da sempre ritenuto il luogo della crocifissione, esaltano la croce che è lo strumento di vittoria del Cristo risorto e alla cui resurrezione partecipa anche l’umanità intera. Esichio, nelle sue riflessioni fa pure dei riferimenti interessanti sul cero pasquale e a Cristo come luce posta sul candeliere della croce. Cristo è anche la tromba della resurrezione nella quale si rivela la sua natura divina e umana. Basilio il Grande (329 – 379), vescovo di Cesarea di Cappadocia, dice che Esichio scrisse un’esposizione dell’intera Bibbia di cui purtroppo ci sono rimasti solo i commenti al Levitico e ai Salmi. Di Esichio abbiamo anche una meditazione su Giobbe, alcune omelie sulla Presentazione al tempio del Signore, e alcuni frammenti di commenti sui profeti e su Maria, di cui esalta la verginità e la purezza perfetta: «Tu hai presentato l’integrità del tempio del tuo corpo, hai mantenuto il tuo tabernacolo immacolato e perciò il Padre è stato tuo ospite, lo Spirito Santo ha steso su di te la sua ombra e il Figlio si è fatto carne in te». Queste opere ci rivelano  una visione unitaria della Sacra Scrittura, che tende a Cristo e in lui ha il suo culmine: «Il mistero dell’Incarnazione entra dal principio nel progetto della prima creazione». 

La dottrina eucaristica di Esichio, come quella di Cirillo di Gerusalemme (313-386), è fortemente realistica: «Uno può, per ignoranza, ricevere il Mistero e tuttavia non essere consapevole del suo potere, non comprendendo che quelli sono veramente il Corpo e il Sangue [di Cristo]». L’Eucarestia è il sacrificio uguale a quello della croce dove Cristo Gesù: «Si immolò volontariamente all’inizio, quando prese il pane e lo spezzò, e poi sulla croce quando fu inchiodato al legno», ma «Se non fosse stato crocifisso, non avremmo mai gustato il mistico Corpo di Cristo». Noi non mangiamo solo il Corpo di Cristo, ma anche il vero «memoriale della sua passione», che ci chiama ad una identificazione personale con la passione. Cristo, Verbo divino e Agnello immolato, è presente nell’eucaristia e, se lo accogliamo liberamente, la nostra vita  sarà trasformata a sua immagine. La completezza della vita cristiana sta proprio nel dono della grazia di Dio che suscita e sostiene la nostra adesione alla Sua Persona: «Tenetevi lontani dalla colpa così che ogni giorno possiate partecipare al banchetto mistico; così facendo il vostro corpo diventa il Corpo di Cristo». In una delle sue omelie Esichio dice: <<E’ dunque compito della vigilanza vagliare senza posa le fantasticherie che passano nella mente; è questa un’opera utile e molto feconda per l’anima. Compito dell’opposizione è smascherare e svergognare l’immagine che tenta di penetrare nella mente sotto le spoglie di un oggetto sensibile. L’invocazione del Signore, invece, sgretola e distrugge ogni macchinazione dei nemici, ogni parola, ogni fantasia , ogni idolo e ogni monumento di malvagità. Noi stessi, con la mente, possiamo vedere come li colpisca e sconfigga potentemente Gesù, Dio nostro onnipotente, e come difenda noi umili, miseri e buoni a nulla>>. Dei suoi scritti a noi sono giunti: un voluminoso Commento al Levitico (PG 93,787-1180), d’ispirazione ascetico-morale con spunti filologici; un Commento a Giobbe (cap. 1-20) incompleto e solo nella versione armena (pubblicato dai Mechitaristi di Venezia nel 1913) in 24 omelie; Glosse ai profeti minori e a Isaia; pare che abbia scritto almeno due opere sui Salmi; un grosso commento, che ci è giunto incompleto, solo in parte è stato pubblicato in PG  93,1179-1340 e in PG 55,712-784 insieme a brevi glosse, simili a quelle dei profeti, pubblicate prima sotto il nome di Atanasio di Alessandria (295-373)  (PG 27,649-1344) e rivendicate contemporaneamente nel 1901 da  Michael von Faulhaber, divenuto poi cardinale e arcivescovo di Monaco di Baviera (1869 –1952), e dallo storico Giovanni Mercati (1866 – 1957), poi cardinale Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana a Esichio e poi  rimesse in dubbio dal medesimo  card. Mercati a nome di un certo Ephraim (Sull’autore De titulis psalmorum, in Orientalia cristiana periodica, 10, 1944 pag. 1-22).  Esichio stesso, che commentò anche altri libri della Bibbia, rimanda ad una sua esposizione sul profeta Ezechiele (PG 93,998) di cui  rimangono solo  pochissime tracce. L’affermazione di un menologio greco (PG 117,173)  su Esichio, che <<interpretò e dichiarò tutta  la Sacra Scrittura>>, non può essere presa alla lettera, se non s’intenda aggiungere pure le omelie pronunciate dal pulpito. Esichio, che fu un oratore facile e apprezzato, compose anche molte omelie, a noi giunte solo in parte, e una sua Storia ecclesiastica del suo tempo, in quattro libri, di cui ci resta un capitolo su Teodoro di Mopsuesta  (350 ca. –428), in traduzione latina, in cui appare l’ostilità di Esichio verso il nestorianesimo.

Come commentatore della Bibbia, Esichio segue il metodo  allegorico proprio della scuola alessandrina, ma con indirizzo prevalentemente pratico e con riflessioni teologiche. Egli, che  è stato anche un convinto difensore della verità cattolica contro gli ariani e contro gli apollinaristi, nella sua cristologia non si scosta dalla pura ortodossia della Chiesa, ma si spinge verso posizioni che potevano essere accusate di monofisismo.

Esichio  di Gerusalemme viene descritto come un «testimone quasi anonimo della tradizione cristiana», sia per la sua modestia che per  la sua prudenza.

Cristo Pantocrator Monastero del monte Sinai, Icona del VI secolo   

In una sua omelia sulla Pasqua, pronunciata sicuramente nella Basilica  Costantiniana del Santo Sepolcro, Esichio dice:<<Splendente è il cielo illuminato dal coro degli astri, ma più splendente è l’universo per il sorgere della stella mattutina. E tuttavia l’aspetto di questa notte ora si rallegra di più per la vittoria del nostro Dio e salvatore di quanto non rifulga per gli astri. Infatti, coraggio, egli dice, io ho vinto il mondo (Gv 16,33). Avendo Dio vinto l’invisibile nemico, senza dubbio anche noi riporteremo vittoria contro i demoni. Restiamo dunque accanto alla croce salvifica per ottenere le primissime primizie dei doni di Gesù. Festeggiamo solennemente questa sacra notte con sacre fiaccolate, elevando una divina melodia e cantando un celeste inno. Il Sole di giustizia, il Signore nostro Gesù Cristo, ha anche illuminato questo giorno per tutto l’orbe terrestre, tramite la croce è sorto e ha salvato i credenti…  La presente festa è festa di vittoria, fratelli, la vittoria del Re dell’universo, il Figlio di Dio. Oggi infatti, grazie al Crocifisso, è stato vinto il diavolo, e si rallegra la nostra stirpe, grazie al Risorto. Acclama infatti il giorno presente alla mia resurrezione, e dice: <<Nella mia corsa ho visto uno spettacolo nuovo: un sepolcro aperto e un uomo risorto, ossa esultanti, anime nella gioia, uomini che vengono plasmati, cieli lacerati e potenze acclamanti: Alzate, principi, le vostre porte (Sal 23,7)>>. Oggi ho visto ascendere il Re dei cieli avvolto di luce, ascendere al di sopra del fulmine e dei raggi, al di sopra del cielo e delle sorgenti d’acqua, al di sopra delle nubi, dello spirito di potenza e della vita eterna. Egli è stato prima nascosto in un grembo di carne, poi nel grembo della terra, là santificando con la sua generazione quanti nascono, qui vivificando con la resurrezione quanti sono morti. Sono fuggiti dolore, tristezza e lamento (Is 35, 10). Infatti, chi ha conosciuto la mente del Signore, o chi è stato suo consigliere (Is 40,13), se non il Verbo incarnato, inchiodato al legno, risuscitato dai morti e innalzato ai cieli?
Questo giorno è annuncio di gioia, perché in questo giorno il Signore è risorto, risuscitando con sé il gregge di Adamo: egli è infatti nato per l’uomo, e con l’uomo è risorto. Oggi, grazie al Risorto, il paradiso è stato aperto, Adamo è stato riportato alla vita, Eva è stata consolata, la chiamata è stata estesa, il Regno è stato preparato, l’uomo viene salvato e il Cristo adorato. Calpestata infatti la morte, fatto prigioniero il tiranno e spogliato l’Ade, egli è asceso ai cieli quale re vittorioso, quale capo glorioso, quale inafferrabile auriga, e dice al Padre: Eccomi, o Dio, io e i figli che mi hai dato …
(Is 8,18). E dal Padre si è sentito dire: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi (Sal 109,1). A lui la gloria, ora e nei secoli dei secoli. Amen>>.

E’ possibile che Esichio sia sopravvissuto al Concilio di Calcedonia (451), ma è più probabile che sia morto verso la metà del V secolo, forse nel 450. 

La Chiesa cattolica ha proclamato santo Esichio di Gerusalemme, ne celebra la memoria il 28 marzo.

L’anonimo pellegrino di Piacenza nel suo Itinerarium Antonini (cap. 57) attesta che nel 570 circa esisteva una cappella dedicata a sant’Esichio alla porta maggiore di Gerusalemme.

Diac. Dott. Sebastiano Mangano

già Cultore di Letteratura Cristiana Antica

nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania

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