L’attore Tuccio Musumeci festeggia 87 anni, una chiacchierata tra ieri ed oggi: “Cresciuto ai Salesiani di Catania ho scelto per passione e per amore, di fare teatro”

Tuccio Musumeci nell'episodio "Il campo del vasaio" de il Commissario Montalbano

Lo abbiamo applaudito di recente in tv, nella fiction Rai “Màkari” con Claudio Gioè e Domenico Centamore e proprio ieri ha festeggiato i suoi 87 anni. Stiamo parlando di un catanese d’eccellenza, Tuccio Musumeci, attore versatile, ma soprattutto comico dall’innata simpatia e che, con il suo occhio critico, da sempre, è in grado di fotografare la realtà, i problemi, i difetti, ma anche i pregi del mondo in cui viviamo. Ma a parte le distrazioni televisive il suo amore, la sua passione da sempre, è stato il teatro ed infatti al Teatro Vitaliano Brancati di Catania, ricopre il ruolo di direttore artistico. Vogliamo augurare al brillante e sempre in forma Tuccio Musumeci un sereno compleanno, anche se con un giorno di ritardo, attraverso una intervista realizzata nel 2011 dove si è, in modo schietto e divertente, parlato di teatro, di cinema, di politica, di cultura e naturalmente di Catania.

Nella foto Tuccio Musumeci, Domenico Centamore e Claudio Gioè

Qual è il rapporto di Tuccio Musumeci con il teatro e con il cinema…

“Ho iniziato ragazzino con Pippo Baudo ed entrambi dovevamo fare altro, lui l’avvocato ed io il medico ed infatti abbiamo suscitato le ire dei nostri genitori. Il cinema e la televisione oggi forse sono in crisi, ma il teatro è un’altra cosa: c’è un rapporto diretto con la gente che ti vede in carne e ossa, ti scruta e si sente scrutata dai personaggi che sono sul palco. Ho sempre avuto una predilezione per il teatro e poi la mia svolta è stata nel 1958 quando entrai a far parte dell’Ente Teatro di Sicilia, oggi Teatro Stabile di Catania, diretto da Mario Giusti, dove ho avuto la fortuna di lavorare con Turi Ferro, Michele Abruzzo, Umberto Spadaro, Rosina Anselmi e tanti altri grandi. Il mio primo film al cinema, “Lo voglio maschio”, l’ho fatto con il catanese Ugo Saitta, poi da protagonista ne ho fatti altri. Allora il cinema era diverso da quello di oggi, infatti succede che si girano tanti film, ma non si sa che fine fanno se non hai una buona distribuzione…”.

Spesso nei suoi spettacoli o in tv parla dei politici, della situazione della sua città o della società in genere. Qual è la sua opinione della classe politica di oggi e come vede il momento della Catania culturale e sociale…

“Una volta, quando esistevano partiti quali DC, PSI, PCI ecc. la situazione era diversa, i politici erano più presenti e li vedevi anche a teatro. Oggi è difficile trovare un politico in una sala teatrale e questo vorrà dire qualcosa. Infatti quando un amministratore non va a teatro la sua mente è chiusa, si dimostra poco interesse per ciò che racconta un testo, ossia la realtà, i problemi, l’attualità. Non funzionando, quindi, gli amministratori può mai cambiare la città e possono cambiare le cose?. Oggi ci ritroviamo una classe politica che tiene l’intera città in uno stato di assoluto torpore ed immobilismo e lo stesso catanese, quello simpatico, con la battuta pronta, è solo un ricordo: il catanese è spaesato, non sa che pesci prendere e si adegua alla situazione. Il futuro di Catania? Oggi non si intravede nessun futuro, soprattutto per i giovani, costretti a lavorare al Nord o all’estero come ad esempio mio figlio Matteo, che da musicista, è sempre a lavorare a Milano ed a Praga”.

Tuccio in camerino…

Nonostante qualche tradimento col cinema e la tv, l’amore di Tuccio Musumeci è sempre rimasto negli anni il teatro…

“La tv ti da tanta popolarità, il cinema è importante, ma il mio primo e grande amore, ormai lo sanno tutti, è il teatro. Sono stato, sin da piccolo, innamorato perso del palcoscenico, dove ho vissuto le emozioni più intense e adesso curo la direzione del Teatro Brancati a Catania, una struttura privata, dove allestiamo dei cartelloni di grande inteesse e abbiamo la massima autonomia, non ci sono segnalazioni, non ricevo pressioni politiche e portiamo avanti una politica sana”.

E’ ancora proponibile oggi il teatro dialettale siciliano?

“Oggi il teatro dialettale siciliano, secondo me, è sorpassato in quanto i giovani non riescono a capire determinate espressioni e molte situazioni, narrate dagli autori di allora, risultano datate. Sono molti i testi di teatro dialettale siciliano che risultano ormai sorpassati e qui bisogna considerare il fatto che noi catanesi, al contrario dei napoletani, rimproveriamo spesso i nostri figli quando parlano in dialetto, abbiamo quasi paura di quella che è la nostra lingua tradizionale. Cosa che invece non succede tra i napoletani che continuano a tenere ben vive le loro tradizioni ed il loro modo di parlare. Credo poi che oggi lo spettatore, la gente, ha un taglio visivo influenzato dalla tv, quindi uno spettacolo, come diceva anche il grande Eduardo, non deve durare più di un’ora e un quarto, deve interessare e non deve annoiare”.

Il consiglio di Tuccio Musumeci ai giovani che vogliono fare gli attori…

“Consiglio sinceramente di intraprendere un’altra attività e non quella di attore perchè oggi c’è una grande confusione nel pubblico che non fa più alcuna differenza. Prevale infatti la grande ignoranza che ci ha portato la televisione ed in tv non si ha più la possibilità di assistere, come una volta, al grande teatro di Govi o De Filippo. I giovani si divertono con il Grande Fratello e tutto ciò non fa altro che creare confusione nel pubblico”.

Tuccio Musumeci in scena

Cosa pensa dei teatri pubblici e delle scuole di recitazione?

“I teatri a gestione pubblica oggi non funzionano più perchè nei Consigli di amministrazione troviamo elementi che hanno scarsa conoscenza e dimestichezza col teatro. Personalmente ho lasciato il teatro Stabile di Catania nel momento in cui è entrata la politica e quindi ha affossato tutto. Le scuole di recitazione, secondo me, sono un danno per chi li frequenta in quanto creano illusioni e poi sono sempre in auge, aumentano, perchè chi li porta avanti è pagato. Personalmente non ho frequentato alcuna scuola di recitazione, ho frequentato dei corsi a Roma e dopo tanta gavetta, sacrifici sono riuscito ad arrivare dove sono arrivato..”.

In scena è meglio una risata o una lacrima?

“In tempi bui, di confusione, come quelli di oggi la gente ha bisogno di sorridere, ma debbo dire che servono l’una e l’altra infatti il pubblico si vuole commuovere e vuole ridere di gusto. Personalmente prediligo il genere del divertissement, del teatro leggero, in cui si ride in maniera intelligente, si riflette, perché il Teatro, a differenza della televisione, è il più autentico specchio della vita”.

Tuccio in “L’Altalena” – Foto Giuseppe Messina

Musumeci e lo sport..

“Non sono uno sportivo, mi hanno spesso invitato in occasione delle partite del Catania calcio, ma sinceramente non mi appassiona nessuna disciplina. Tutti noi siamo cresciuti ai Salesiani e lì o si faceva teatro o si giocava a calcio. Io, per passione, per amore, ho scelto di fare teatro….”.

Grazie maestro Tuccio, tantissimi auguri per i suoi 87 anni e buona vita…

Scheda Tuccio Musumeci

Magnifico attore e comico catanese che con la sua interpretazione riesce sempre a far ridere e divertire il pubblico. Ha preso parte anche a diversi film, sempre in parti da caratterista, fra i quali si ricorda “Mimì metallurgico ferito nell’onore” di Lina Wertmüller, “Porte aperte” di Gianni Amelio, “Lo voglio maschio” di Ugo Saitta, “Virilità” di Paolo Cavara e “La Matassa” di Ficarra & Picone.

Tuccio e la sua risata…

Tuccio Musumeci inizia la sua attività nel campo dello spettacolo esibendosi nel cabaret e nell’avanspettacolo in compagnia di Pippo Baudo nella Catania degli anni Cinquanta. Ha due figli, Matteo noto compositore lirico soprattutto all’estero e Claudio, che ha intrapreso la strada del padre.

La sua mimica da burattino e la sua vis comica innata, gli hanno consentito una lunga carriera costellata di successi. Ma la sua attività teatrale ha registrato la sua bravura in ruoli più impegnati come in Cronaca di un uomo di Pippo Fava, Il Consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia, Pipino il breve di Tony Cucchiara, Classe di Ferro spettacolo di Aldo Nicolaj che ha debuttato nel 2003 al Teatro Biondo di Palermo per la regia di Renato Giordano e le musiche di Matteo Musumeci.

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Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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