Chiacchierata con l’attrice palermitana Federica Carruba Toscano: “Dopo questa lunga notte sento intorno a me un grande desiderio di rinascita per il teatro”

L'attrice palermitana Federica Carruba Toscano in "Immacolata Concezione"

Ha iniziato la sua carriera di attrice con la compagnia “Vuccirìa Teatro”, fondata da Joele Anastasi ed Enrico Sortino, facendosi subito apprezzare nel 2013 con “Io, mai niente con nessuno avevo fatto” e poi ha continuato il suo percorso con altri quattro spettacoli, tra cui “Immacolata Concezione”, vincitore dei Teatri del Sacro 2017 e “David”, che ha debuttato al Napoli Teatro Festival 2020.

Federica Carruba Toscano

Sto parlando dell’attrice palermitana, classe 1989, Federica Carruba Toscano che ha frequentato l’Accademia Europea d’Arte Drammatica Link Academy di Roma dove si è diplomata nel 2012. A teatro è stata diretta da Marcello Cotugno, Gabriele Russo, Tullio Solenghi, Nicola Pistoia, Giuseppe Miale Di Mauro, Ninni Bruschetta, Paolo Triestino, Luciano Melchionna, Martina Badiluzzi. Nell’estate del 2019 ha debuttato al 55° Festival del Teatro Greco di Siracusa, diretta da Tullio Solenghi, nella “Lisistrata”. Nel 2020 è stata impegnata nel debutto di “The Making of Anastasia”, spettacolo vincitore del Bando Registi Under 30 Biennale College Teatro, diretto da Martina Badiluzzi, a Venezia al 48° Festival Internzionale del Teatro. Attualmente è negli allestimenti di “La pacchiona”, con la regia di Marcello Cotugno, prodotto dal Teatro Stabile di Catania e “Il colore venuto dallo spazio”, prodotto dal Teatro Bellini e diretto da Gabriele Russo. Sul set ha debuttato sotto la direzione di Graziano Diana nel film Taodue “Libero Grassi”, dove ha incontrato Giorgio Tirabassi, che l’ha diretta nell’opera prima “Il Grande Salto”. Sempre al cinema protagonista nel film “Il Tuttofare”, diretto da Valerio Attanasio e in “Dog Sitter”, diretto da Fulvio Risuleo. Avendola più volte apprezzata ed applaudita a Catania ho voluto conoscerla e farla conoscere meglio ai lettori di “Cronaca Oggi Quotidiano” ed è nata quindi la chiacchierata, attraverso i social, con la determinata interprete palermitana che così ha risposto alle mie sollecitazioni.

Mi parli della sua recente esperienza nel Progetto intitolato Zona Rossa che l’ha vista reclusa, insieme ad altri attori, per 76 giorni (20 dicembre 2020-5 marzo 2021) al Teatro Bellini di Napoli...

“Zona rossa è stata un’esperienza che posso definire profonda, sotto ogni aspetto. Tutto in un contesto di reclusione ed esclusione dal mondo esterno, viene approfondito fino a raggiungere le estreme conseguenze, nel bene e nel male”.

Come l’ha cambiata o influenzata la pandemia, purtroppo, ancora in corso..

“L’attuale condizione del mondo intero, mi spinge a riflettere su quanto poco siamo abituati noi contemporanei a rapportarci con la profondità, quasi sconcertante della vita”.

Locandina

Chi è Federica Carruba Toscano, come mai ha deciso di diventare attrice, quale è stato il suo percorso artistico e c’è qualcuno, qualcosa, che l’hanno indirizzata verso questo lavoro?

“Alla domanda “chi è Federica Carruba Toscano” mi sento incapace di rispondere se non citando Carmelo Bene sull’esistenza come “cosa mancata, essere mancati da per sempre” ed è questo sentire che mi ha spinta verso il teatro e che ancora oggi mi tiene qui, a cercare di ricordarmi il mio “essere mancata da per sempre”. Il rapporto con le mie origini e con il teatro ha come matrice questa infinita ricerca di ciò che non esiste, di un vuoto originario, preesistente a tutto, all’amicizia, all’amore, alla vita stessa. Goffamente ed inconsapevolmente, mi scontrai con Grotowski, senza nemmeno sapere di averlo incontrato perché erano i suoi insegnamenti che mi trovavo davanti e, senza quindi sapere a chi rendessi grazie , mi incamminai verso una vita che a quanto pare era ciò che doveva essere . A questo grande maestro, come a Declan Donnellan, devo la percezione che oggi ho del mestiere dell’attore come  “attore-santo”, nel senso più laico possibile, che tramite l’eliminazione delle resistenze fisiche e psichiche, si offre in sacrificio. Ironicamente si può applicare questa percezione anche all’amore , dal mio punto di vista”.

Ci parli del suo incontro con Vuccirìa Teatro…

“Vuccirìa Teatro è nata spontaneamente dal successo del monologo “Io, mai niente con nessuno avevo fatto. ” di Joele Anastasi, drammaturgo e regista della compagnia che, dopo aver ottenuto diversi riconoscimenti, è stato ampliato nel 2013 in uno spettacolo per tre interpreti. Joele ed Enrico Sortino, hanno fondato insieme Vuccirìa Teatro e mi hanno coinvolta fin dal primo momento. Durante questi otto anni di felice collaborazione la compagnia si è allargata e rimane legata da una profonda condivisione e dall’amore per il teatro”.

Trailer di “Io, mai niente con nessuno avevo fatto”

Quali temi preferisce trattare o affrontare da attrice?

“Non credo di poter stabilire un particolare tema che prediligo affrontare da attrice. Accolgo delle proposte più basandomi sulla modalità di lavoro che mi viene presentata, sulle caratteristiche del processo, perché amo uno spettacolo, più per le prove, per la ricerca che lo caratterizza, che non per altre ragioni. Chiaramente ho anche delle “isole felici”, delle collaborazioni stabili con cui creo in base a ciò che si sceglie di indagare”.

In “Lisistrata”, a Siracusa, con Elisabetta Pozzi – Ph. Franca Centaro

Le sue esperienze in campo cinematografico..

“L’audiovisivo è stato per me un ambito di grande crescita e divertimento. Per quanto possa sembrare un linguaggio totalmente differente da quello teatrale, credo di aver riscontrato che si nutrono e si arricchiscono a vicenda e per un attore ogni occasione per affinare e mettere a fuoco è oro. Con Collettivo Soma, realtà fondata insieme ad altri colleghi, stiamo attualmente esplorando anche il lavoro di scrittura cinematografica e lo sto trovando immensamente stimolante”.

Ha episodi particolari, incontri speciali da raccontare, in questi anni di attività?

“In questo mestiere gli episodi per fortuna sono talmente tanti da non poter essere raccontati, ma ovviamente il più recente è Zona Rossa, 76 giorni in cui ho davvero provato a lasciare andare tutto per fare spazio solo al lavoro, alla ricerca, allo studio. Un’esperienza da “monastero teatrale”, che sicuramente ha cambiato molte cose nella mia vita”. 

Federica e gli attori di “Zona Rossa”

Federica Carruba Toscano allo specchio, come si vede? i suoi passatempi preferiti…

“Non so vedermi, o meglio il mio obiettivo è disimparare a guardarmi e commentarmi. Quello che posso dire è che leggo molto, che trovo la poesia essenziale alla vita e che la natura, anche nelle sue più violente manifestazioni è parte del mio vissuto fin dall’infanzia, quindi non posso dire che la amo perché sarebbe riduttivo”. 

La crisi della cultura in Italia ed in Sicilia. Quali dovrebbero essere gli interventi, soprattutto oggi dopo la lunga sosta dell’intero settore, per rilanciare l’intero comparto?

“Si tratta di un argomento complesso e per me pericoloso, perché mi conduce nel luogo dell’utopia da cui non riesco ad affrancarmi. Ho un’unica grande speranza: che con pazienza e dedizione si lavori tutti, singoli e istituzioni, per riabituarsi all’essenziale, per rieducarsi ad un approccio  “estetico”  nel senso di contemplativo, più che “terapeutico”  nel senso di risolutivo. Vorrei vedere più teatro fatto con il massimo sforzo per il minimo risultato, che non il contrario”.

Cosa si aspetta dal ritorno in scena dopo questo periodo così difficile?

“Mi aspetto che dopo questo periodo così anomalo e faticoso, si possa tendere ad un lavoro più specifico e paziente sul territorio e meno sui grandi numeri”. 

Come sarà il suo approccio al teatro e quello del pubblico dopo la pandemia?

“Il mio approccio al lavoro cambia ogni giorno e in questo periodo specialmente è già cambiato ancora e ancora. Spero di continuare ad evolvermi nel rapporto col mestiere che ho scelto, perché credo che adesso più di prima sia necessario assumersi la responsabilità di interrompere alcuni meccanismi reiterati e sterili e immaginare davvero che la cultura, l’arte siano considerate per ciò che sono: essenziali. Da spettatrice e quindi immedesimandomi negli altri spettatori, credo che ci sarà un grande desiderio di riunirsi tutti in una sala buia guardando uno spazio vuoto che diventa tutto”.

Federica in “Immacolata Concezione” con Alessandro Lui

A cosa sta lavorando al momento e quali saranno – appena si ripartirà – i suoi prossimi impegni?

Ho avuto la fortuna di continuare a lavorare anche in questa lunga fase di chiusure e aperture parziali e di questo sono grata, come sono grata dei progetti che sono già ripartiti e che mi attendono prossimamente. Con Vuccirìa Teatro e con il Teatro Bellini, che per me è una casa in ogni senso ormai. Con Marcello Cotugno, con cui collaboro da sempre e che per me rappresenta un grande punto di riferimento, quest’estate debutterò con un testo di Neil LaBute, prodotto dal Teatro Stabile di Catania. Tra festival estivi e nuove produzioni e creazioni in autunno, posso dire, a rischio di apparire una sognatrice, che sento intorno a me un grande desiderio di rinascita per il teatro, dopo questa lunga notte”. 

di Maurizio Sesto Giordano 636 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

Diventa il primo a commentare

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*