Chiacchierata con l’attrice ragusana Federica Bisegna: “Dobbiamo fare esplodere quello che abbiamo accumulato in questi mesi e ricominciare con nuova energia e più grinta”

Federica Bisegna

Così come i suoi colleghi e colleghe attrici ha vissuto con sofferenza, in attesa di tempi migliori, il periodo di chiusura forzata per la pandemia, ha sofferto come tutto il settore teatrale l’impossibilità di salire sul palcoscenico, di interagire con il pubblico, di liberare la propria fantasia, il proprio estro con la sua professione di attrice. Non si è comunque fermata, continuando a progettare, a provare, a lavorare con il suo affiatato gruppo, aspettando la ripresa ed il ritorno in scena. La protagonista della mia rituale chiacchierata amichevole, attraverso i social, è stavolta l’attrice ragusana Federica Bisegna della compagnia G.o.D.o.T. che, ricordiamo, è stata presente alle manifestazioni per la riapertura indette dal Co.Ri. (Comitato Ristoratori) lo scorso 7 aprile in piazza Poste e il 23 a Punta Secca. La Bisegna, conseguito il diploma Linguistico e la Laurea in Scienze Politiche con indirizzo Internazionale, ha cominciato la sua attività teatrale nel 1990 presso il Centro Teatro Studi di Ragusa, diretto da Franco Giorgio, in qualità di attrice. Ha preso lezioni di canto e ha frequentato, per circa otto anni, corsi di Danza Contemporanea, Danza Jazz, Teatro Danza, di Tango nel 2005. Nel 1997, con Vittorio Bonaccorso, ha fondato a Ragusa la Compagnia G.o.D.o.T. (GiocovveroDivertimentovveroTeatro) e nel 2005 ha dato vita alla Rassegna teatrale “Palchi Diversi”. Tantissime le sue interpretazioni con Vittorio Bonaccorso, tra Ragusa e Catania e numerose le collaborazioni a vari progetti teatrali. Nel 2020, durante il periodo di lockdown con la sua Compagnia ha realizzato un nuovo piccolo spazio teatrale, “Maison GoDoT, accanto alla sede storica.

Federica Bisegna

Con alle spalle un vasto curriculum artistico e diverse esperienze teatrali, stages ed altro, così come altri suoi colleghi, in questo angolo dedicato allo spettacolo ed ai suoi protagonisti, Federica Bisegna ha voluto raccontarmi un po’ della sua vita artistica e non, facendosi conoscere meglio dai tanti appassionati di teatro.

Come è nata la tua passione per il teatro? Parlaci del tuo percorso artistico, con chi hai cominciato, chi ti ha ispirato e qual è il rapporto con la tua città?

La mia passione è nata da quando ero una bambina. Mia madre mi racconta che ad un anno e mezzo non facevo che parlare da sola con dei personaggi immaginari. Del resto sono anche figlia unica e mio nonno diceva: questa da grande farà l’attrice. Il mio gioco preferito è stato sempre quello di raccontare storie interpretando personaggi e costringevo tutti i miei piccoli amici a mettere su spettacolini, non ho mai desiderato e sognato di fare altro. Ho iniziato da adolescente in alcuni gruppi amatoriali della mia città, non potendo andare a studiare in un’accademia, perché i miei non me lo permisero. Solo dopo la laurea ho iniziato a fare il teatro a tempo pieno, grazie all’incontro con Gianni Salvo al Centro Teatro studi di Ragusa. E ho capito che c’era ancora speranza di poter fare del teatro la mia vera è unica professione. Il mio percorso artistico si è svolto essenzialmente imparando sul campo, facendo spettacoli uno dietro l’altro. Non posso dire di essermi ispirata a qualcuno in particolare ma sicuramente la passione per la recitazione è nata anche grazie al cinema. Da ragazzina facevo indigestione di film di tutti i grandi classici del cinema italiano, hollywoodiano, francese E quindi inizialmente la mia ispirazione erano i grandi attori del cinema, perché certo a Ragusa non c’era la possibilità di vedere grande teatro. Un’attrice teatrale che ho sempre adorato è Valeria Moriconi per il suo grande temperamento. Il rapporto con la mia città è sempre stato di amore e odio, non lo nascondo, e quando ero più giovane ho rimpianto, a volte, di non essermene andata fuori a tentare quello che si chiamerebbe il grande salto. Ma il lavoro intensissimo e costante fatto a Catania, al Piccolo e poi a Ragusa, fondando con il mio compagno Vittorio Bonaccorso la Compagnia G.o.D.o.T., la Rassegna Palchi Diversi e la scuola di teatro, mi hanno fatto sentire molto orgogliosa di una scelta diventata sempre più consapevole e non di necessità, perché crediamo di poter dire di essere riusciti a creare una realtà più unica che rara e adesso so con certezza che il nostro posto è a Ragusa”.

Quali testi o autori prediligi portare in scena personalmente e con la tua Compagnia Godot?

Questa è una risposta difficile da dare perché, davvero, il teatro mi piace tutto. Mi piace spaziare tra gli autori e i generi e posso dire di aver avuto la fortuna di farlo. In tutti gli anni al Piccolo Teatro sicuramente, abbiamo avuto la fortuna e la possibilità di frequentare autori non molto rappresentati, soprattutto dalle nostre parti, e naturalmente il teatro dell’assurdo (Ionesco, Beckett) hanno occupato sempre un ruolo privilegiato nella nostra storia. Abbiamo avuto la fortuna di interpretare autori come Brecht, Kundera, Hrabal, ma anche grandi della nostra terra come Vittorini, Verga e ultimamente con la Compagnia GoDoT in particolare Pirandello, e non è mancato il teatro contemporaneo. Sicuramente ho una predilezione per Federico Garcia Lorca, per William Shakespeare e per i sopraccitati Ionesco, Beckett e Pessoa. Di loro metterei in scena tutto. Con la compagnia G.o.D.o.T., lavorando con i ragazzi con i giovani e avendo l’opportunità negli ultimi anni di organizzare una rassegna in un luogo magico e sontuoso come il castello di Donnafugata, abbiamo frequentato molto i grandi classici, ed ecco perché ci piace passare da il Georges Perec de “L’aumento” all'”Edipo re” di Sofocle o alla “Medea” di Euripide. Ecco perché abbiamo nel cuore “Le sedie” e “Il re muore” di Ionesco o “Finale di partita” di Beckett, ma anche Pirandello o Molière. Il teatro per noi è uno e grazie al rapporto di stima e di amicizia con Lina Maria Ugolini in particolare e con altri autori, ci siamo impegnati con il teatro contemporaneo. Ogni tanto mi diletto anche a scrivere e adattare qualcosa di mio, ma non mi reputo un drammaturgo; solo un’autrice per necessità al servizio della scena e in esclusiva per il nostro gruppo”.

Federica Bisegna e Vittorio Bonaccorso

Le tue esperienze i tuoi ricordi con il Centro Teatro Studi di Ragusa e con il regista Gianni Salvo al “Piccolo” di Catania..

“Il Centro Teatro Studi mi ha dato la possibilità di fare l’incontro che avrebbe cambiato la mia vita. E così, mentre prendevo la laurea in Scienze Politiche, iniziavo a capire che, come ho sempre desiderato, il teatro sarebbe stato al centro di tutto. Dopo i primi anni, sempre attraverso la messa in scena di spettacoli con testi di autori come Erdman, Boal, Gogol ed altri mai o poco rappresentati nel nostro territorio, avveniva la mia formazione  con il regista Gianni Salvo, che poi mi propose di lavorare stabilmente al Piccolo Teatro di Catania. Lì sono rimasta per circa 17 anni. Ne ho un ricordo splendido, il ricordo di un teatro che purtroppo sempre più difficilmente ho potuto vedere o trovare da altre parti. Le prove lunghe e maniacali, il rigore assoluto, l’abnegazione totale, l’emozione di uno spazio bellissimo e unico, l’incontro con tanti colleghi e artisti, il bellissimo rapporto artistico e di amicizia con il Maestro Pietro Cavalieri mi hanno arricchito.  Sicuramente con Vittorio abbiamo condiviso anni d’oro del teatro, a Catania e non solo. E siamo felici di poter dire che anche grazie a questo bagaglio abbiamo potuto creare la realtà della compagnia G.o.D.o.T., che si fonda sulla passione l’abnegazione, la ricerca e il rigore che abbiamo cercato di trasmettere anche ai nostri allievi”.

Ancora Federica

Come è cambiata Federica Bisegna negli anni come attrice e come donna e come è cresciuto a Ragusa, col tempo, il tuo gruppo e la tua compagnia?

Non so fino a che punto sono cambiata. Sicuramente è cresciuto in me l’entusiasmo per aver creato qualcosa di totalmente nostro; la consapevolezza di avere una libertà è una autonomia assolute, le quali  ci hanno permesso di scegliere sempre e soltanto quello che avevamo voglia di fare. Privilegio non scontato, seguendo la nostra urgenza dal punto di vista esclusivamente artistico. Ho capito nel tempo di avere avuto esattamente quello che volevo, cioè fare del teatro una semplice quotidianità, godendo di quello che faccio momento per momento, pur lasciando spazio sempre al sogno in divenire. Non riesco a separare la donna dall’attrice, è il mio pregio/difetto. Il teatro e la mia vita sono sempre stati un tutt’uno, avendo anche scelto di non avere figli, ma avendo dedicato sempre tutto il mio tempo al teatro sono diventata un po’ mamma dei nostri allievi. Infatti ne abbiamo realmente cresciuti alcuni: da quando erano bambini di 8-9 anni ad oggi che sono ragazzi o giovani donne e uomini di 22-23 anni. La nostra realtà si è sempre più fortificata nel territorio,  nonostante le difficoltà dal punto di vista economico e del riconoscimento ufficiale e istituzionale da parte dei politici. Sappiamo di avere trasformato, e voglio pensare anche migliorato, la vita di tanti giovani. Tra cui alcuni talenti eccezionali. Abbiamo dato loro obiettivi e motivazioni, facendo comprendere che anche a Ragusa, provincia tra le più emarginate, può partire e realizzarsi un sogno. E iniziamo a rappresentare un punto di riferimento nella vita culturale della nostra città, ma anche in provincia. Siamo cresciuti dal punto di vista delle proposte, delle produzioni (più di 100 ormai) e della partecipazione di pubblico, lavorando tutto l’anno senza soste, dalla stagione invernale a quella estiva. Il nostro gruppo di laboratorio è diventato una vera e propria compagnia, dove ognuno cerca di dare un contributo nella realizzazione dei progetti. I più esperti collaborano anche con il laboratorio dei più piccoli. Abbiamo sempre insegnato a costruirsi una certa autonomia e iniziamo a vedere dei risultati concreti”.

“Il sipario di vetro”

Come avete vissuto a Ragusa il periodo della pandemia e come avete trascorso i giorni del lungo stop dell’attività teatrale?

All’inizio della pandemia, nella primavera del 2020, abbiamo subito un trauma, perché non siamo abituati a prenderci pause. Abbiamo creduto in quelle prime settimana settimane che il teatro sarebbe morto. Abbiamo veramente temuto di aver bruscamente concluso il nostro percorso, proprio nel momento più bello e più significativo, perché venivamo da una stagione invernale ed estiva assolutamente esplosive. Dopo appena due settimane di isolamento e chiusura in noi stessi per razionalizzare, abbiamo riallacciato il filo con il nostro gruppo sulla piattaforma Zoom e quindi in quei primi mesi di marzo e aprile 2020, abbiamo lavorato solo on-line. Abbiamo prodotto da subito Il Manifesto del piatto insieme a Lina Maria Ugolini, un documento che è stato pubblicato anche su CENDIC. Intorno al manifesto del piatto sono nati diversi video con i ragazzi. Su molte sollecitazioni e direttive sulle di Vittorio, ognuno a casa propria, ha riempito di contenuti questo manifesto e abbiamo accolto le proposte video di altri artisti di tutta Italia. Da maggio 2020 abbiamo ripreso la nostra attività dal vivo e non si è mai più fermata. Abbiamo realizzato una stagione estiva che è andata bene, con ottimo riscontro di pubblico, seppure con le restrizioni e i numeri dimezzati concessi sempre al Castello di Donnafugata ma non solo. Abbiamo ripreso a settembre con tutti i progetti della stagione a venire e il 25 ottobre eravamo pronti a partire con la sedicesima edizione di Palchi Diversi, presentando la stagione con una conferenza spettacolo che, purtroppo, è diventata anche l’annuncio dello stop immediato.  Da Novembre abbiamo deciso con il resto del gruppo di creare quella che oggi viene definita una sorta di “bolla sociale” e come una vera comunità artistica di studio e di ricerca senza contatti con altri, per maggiore sicurezza, ci siamo chiusi nel nostro nuovo spazio. E’ stata la creazione di questo nuovo spazio, la Maison GoGoT, che ci ha permesso inoltre, di produrre qualcosa di speciale in tutti questi mesi di chiusura del teatro al pubblico. Anche nei festivi Natale, Pasqua, Sabati e Domeniche, zone arancione, rossa, con tutti i colori, noi ci siamo sempre incontrati, in sicurezza, con le distanze, con le mascherine trasparenti, con qualche tampone di controllo a giro all’interno del gruppo, e abbiamo prodotto tre spettacoli in streaming: “Canto di Natale”, un “Varietà di Capodanno” e “Il sipario di vetro” dalle novelle di Pirandello che è ancora online, abbiamo provato spettacoli per avere pronto qualcosa per questa riapertura che purtroppo non è ancora arrivata. Abbiamo anche progettato per l’estate. Nel frattempo, abbiamo partecipato ad un importante bando e abbiamo realizzato un documentario sulla situazione culturale in tempo di pandemia a Ragusa.  Stiamo preparando dei moduli di Lezioni sul Teatro Online rivolti ai docenti commissionato da un’azienda informatica. Sicuramente per me e Vittorio è stato vitale vedere come la nostra attività fosse utile è indispensabile per migliorare la vita dei nostri ragazzi, privati di tutto il resto. Abbiamo creato un mondo a sé stante, sicuramente privilegiato rispetto a quello che hanno vissuto altri. Abbiamo continuato una volta alla settimana il laboratorio con i più piccoli, i quali con l’approvazione delle famiglie che non si sono mai voluti fermare”.

Il gruppo della Maison GoDoT sul palco

Come si pone Federica davanti alle difficoltà della vita ed alle incognite di un settore teatrale sempre più complicato?

Io voglio pormi con ottimismo e voglio illudermi che questa sia una grande prova per rigenerare tutto il mondo del teatro e dell’arte in generale. Sicuramente abbiamo accumulato tanto stress, tanta ansia, tanta angoscia, perché le incertezze i punti interrogativi sono infiniti, però nel momento in cui si si potrà si dovrà ripartire ad ogni costo. Dobbiamo fare esplodere tutto quello che abbiamo accumulato in questi mesi e ricominciare con una nuova energia e con ancora più grinta, ricordandoci che il nostro lavoro per quanto abbiamo lottato per farci riconoscere come lavoratori dello spettacolo che hanno diritto a sostegni, tutele e garanzie serie come non ce ne sono mai state abbastanza, non è esattamente un lavoro come tutti gli altri. Noi dobbiamo fare arte, abbiamo un dovere nei confronti della società, soprattutto adesso. Per quanto riguarda i nostri diritti ho partecipato a due proteste in piazza e ho parlato a nome di tutta la categoria come lavoratrice dello spettacolo. Non posso negare che in tanti hanno approfittato della passione degli artisti e io sono molto arrabbiata per come i nostri governanti, a tutti i livelli, ci abbiamo ignorati e calpestati. Una politica becera, incompetente, cialtrona. Siamo consapevoli di essere soli e, del resto, quando l’artista non lo è? Solo dentro noi stessi troveremo la forza di portare avanti il nostro progetto artistico. Inventeremo e lo stiamo già facendo”.

Locandina “L’Attrice”

Nel tuo spettacolo “L’attrice”, diretta da Vittorio Bonaccorso, hai portato in scena lo stereotipo della grande attrice “impegnata”, ma sempre alla ricerca  di un ingaggio per sbarcare il lunario. Quali sono oggi le angosce, le esigenze degli attori e qual è, rispetto al passato, la loro funzione in questa società?

Non è un caso che abbiamo scelto proprio il mio spettacolo l’Attrice per inaugurare la Maison GoDoT e ripartire, perché anche se in modo comico e molto autoironico diventa uno spettacolo simbolo di quello che è la vita di un attore o di un’attrice che era già complicata prima figuriamoci adesso. E’ uno spettacolo che anche se ha debuttato nel 2006 e ha girato parecchio. Sono 6 anni che non lo porto in scena. Negli anni si è sempre modificato e adattato al momento storico e naturalmente accadrà anche ora. Non faremo spettacoli sulla pandemia ma nella storia dell’attrice Anastasia Goffredini non potrà non esserci il riferimento. Il lavoro a teatro sarà più difficile per tutti. Le produzioni e i soldi saranno di meno è la paura di rischiare è maggiore. Quindi ci saranno certamente meno possibilità per tutti gli artisti di trovare una scrittura. La storia di Anastasia Goffredini può essere la storia della media di tutti gli attori ma, mentre la nostra realtà è un po’ a sé stante (e forse non può essere del tutto rappresentativa di quel mondo lavorativo) oggi dobbiamo avere il coraggio di metterci in discussione veramente come artisti. Anastasia è sempre in bilico tra essere l’attrice che subisce la mortificazione di un mondo dove non esiste la meritocrazia e dove impera ancora la raccomandazione, dove il talento fa paura e l’essere forse una pazza, un’esaltata una che magari crede di valere e di meritare chissà cosa. Gioco molto su questa ambiguità e su tutti i classici vizi dell’attrice. Perché l’auto ironia per me è sempre essenziale. La funzione dell’attore nella società resterà quella che è sempre stata nei secoli, soltanto che oggi la società è cambiata. E la nostra funzione non può che diventare uno specchio di questa società. Quindi, continueremo a raccontarla in tutte le sue torture in tutte le sue contraddizioni. Ma anche in tutta la sua bellezza nella capacità che l’uomo ha di reinventarsi e di rinascere. Io credo ancora fortemente nella funzione dell’attore e del teatro. Ci siamo sentiti gli ultimi in questi mesi. Ne abbiamo sofferto. Ma dobbiamo ricordarci è il teatro è l’unico luogo di libertà assoluta, dove davvero si può liberamente dire, esprimere, raccontare, criticare, e rappresentare quello che accade. E questo ruolo nessuno potrà mai togliercelo”.

Parlami di Maison GoDoT e dell’iniziativa “Teatro a domicilio”….

La Maison GoDoT è il grande regalo che ci siamo fatti dopo anni che cercavamo e desideravamo avere un piccolo spazio teatrale tutto nostro, dove poter lavorare e andare in scena anche tutti i giorni. Nel momento in cui il mondo si spegneva, nel momento in cui l’arte sembrava essere sul punto di scomparire, nel momento del silenzio e dello sconforto noi siamo rinati e la Maison GoDoT è stata creata. Quando tanti teatri, ahimé, hanno chiuso, noi ne abbiamo creato uno.  Forse niente è capitato per caso. Grazie alla Maison GoDoT siamo riusciti a lavorare così tanto in questi mesi. Noi ci siamo rifugiati sul nostro piccolo palcoscenico, con le luci, i costumi e ci sono state giornate in cui ci sembrava di vivere in una realtà parallela surreale e fantastica. Mentre fuori non c’erano solo ansia, paura e depressione, abbiamo vissuto giornate ricche di fermento ed eccitazione; giornate che sembravano normali e l’unica cosa che ci ricordava che ci trovavamo nel bel mezzo di una pandemia erano le mascherine. Per il resto, la frenesia delle prove, di sistemare i costumi, creare oggetti di scena, organizzare il dietro le quinte, sembrava quella di sempre. Sembravamo dei pazzi in libertà. La Maison GoDoT ci ha regalato la libertà in questi mesi terribili, perché anche se è una piccolissima sala (sono poco più di 50 posti e adesso non più di 25-30) ci dà l’autonomia. Abbiamo avuto la possibilità di allargare la vecchia sede, quindi non abbandonare la sede storica, piena di tante cose e di tanti ricordi, in quanto si è liberato questo spazio dove c’era la scuola di danza comunicante con il nostro. Abbiamo ampliato il collegamento ed è nato questo piccolo teatro che non vediamo l’ora di presentare al pubblico in presenza. Cercheremo di andare in scena quasi tutte le sere e naturalmente di ospitare anche altri artisti. Una casa dell’arte sempre aperta. E a proposito di casa, in quest’ultima parte di stagione abbiamo deciso di aderire all’appello che ha fatto un attore di Lecce, Ippolito Chiarello, con il suo barbonaggio teatrale Delivery.  Un appello a tutti gli artisti in Italia di portare il teatro a domicilio nelle case. Nelle altre città italiane è attivo già da dicembre, adesso c’è anche a Ragusa e provincia, grazie alla Compagnia GoDoT.  È un modo per riallacciare un rapporto umano e di presenza, una cosa che ci è mancata da morire. I Readers attori con uno zainetto, invece di portare pizze o altre cose portano: Leopardi, Lorca, Pinter, Valentin, Capuana Verga, Rodari, Campanile, Neruda e tutto quello che abbiamo scelto per creare il nostro menu di 6 proposte di cui due per bambini. Da 2 a 3 attori, i nostri giovani talenti andranno a fare le consegne a casa per chi ha un piccolo cortile un giardino una veranda, ma anche sotto i balconi, su una terrazza, in un cortile condominiale, un piccolo pubblico da 6 attori a un massimo di 10 12 (dipende dallo spazio). Ovviamente con le sicurezze, tutti distanziati, si potrà godere di nuovo di un benessere non solo fisico, ma soprattutto spirituale che dà il teatro, un’idea molto bella fare parte adesso delle U.S.C.A. (Unità speciali di continuità artistica). Siamo circa 50 compagnia in tutta Italia, ma esistono anche all’estero, in Brasile e in Francia. Le prime consegne hanno riscosso tanto entusiasmo e hanno fatto vivere emozioni davvero forti e belle”.

“Storia di Medea”

Un testo, un personaggio che hai interpretato e che ti ha lasciato qualcosa di particolare dentro…

Scegliere un personaggio che mi ha lasciato qualcosa dentro e come chiedere ad una mamma qual è il figlio preferito. Ho avuto la fortuna di interpretarne davvero tanti. Personaggi che mi hanno arricchito e mi hanno lasciato tutti qualcosa dentro. Il Vecchio ne “Le sedie” di Ionesco, per esempio è un personaggio che mi rappresenta e mi identifica molto: un povero vecchio visionario che parla in continuazione con personaggi invisibili e crede fino all’ultimo istante che possa avvenire il miracolo: che il mondo cambi. Oppure Bernarda Alba, perché adoro Lorca e anche se spero di non avere nulla in comune con questa terribile madre, è un personaggio che non potrò mai dimenticare. O come “Medea”, spettacolo realizzato sulla scalinata del Castello di Donnafugata. L’Ostessa in “Jacques e il suo padrone” di Kundera al Piccolo Teatro. La vegliatrice ne “Il marinaio” di Pessoa, poeta immenso. Un posto speciale nel mio cuore ce l’ha il mio teatro di Narrazione con il quale ho messo in scena “Il profumo” di Suskind, il “Macbeth” di Shakespeare o l’impresa titanica di raccontare “L’amore ai tempi del colera” di Marquez”.

Federica e Vittorio in scena

Le tue esperienze con il cinema e la tv..

Le mie esperienze di cinema e di televisione sono pochissime, non mi sono mai dedicata molto a cercarle. Non è vero che tutto capita per caso e ti cade sulla testa. Quelle secondo me sono solo delle leggende. L’esperienza più significativa, non tanto per la parte, ma per quello che ho vissuto sul set, è stata il film “Colpo di Luna” per l’incontro con il grandissimo Nino Manfredi: davvero meraviglioso. Perché è nato un rapporto di amicizia e di simpatia da parte sua nei miei confronti che all’epoca mi ha stordito. Io ero all’inizio e forse non sono riuscita a cogliere l’occasione. Già grande conoscitrice di tutto il suo cinema, non scorderò mai le chiacchierate i consigli e i racconti.  È stata un’esperienza magnifica poter lavorare con uno degli ultimi giganti del nostro cinema. Ricordo le sue parole: “Brava! Fai teatro, non lasciarlo mai perché è la base di tutto”. In televisione non ho fatto quasi nulla. Non mi sono mai impegnata seriamente nei provini e credo di essere una tra le pochissime attrici siciliane a non aver fatto Montalbano, in compenso l’ha fatto Vittorio. Ho girato qualche cortometraggio, ma il mio mondo è e sarà sempre il teatro, anche se non nego che mi piacerebbe fare qualche altra bella esperienza cinematografica. Come quella che ho fatto pochi anni fa nel film di Ficarra e Picone “Andiamo a quel paese”.

Ancora Federica e Vittorio

Come si approcciano oggi alla recitazione, al teatro in genere, i giovani?

Noi possiamo parlare per i giovani della nostra Compagnia perché fondamentalmente lavoriamo sempre con loro e ci siamo dedicati completamente a loro, insegnando loro ad avere l’approccio giusto nei confronti di questo mestiere. Nel senso che abbiamo insegnato loro ad andare all’essenza di questo lavoro e a non cercare la notorietà, il diventare famosi. Anche se poi alcuni dei nostri allievi o ex allievi si sono più concentrati su questo aspetto. Ma di sicuro non è quello in cui noi crediamo. I giovani mi sembrano confusi, perché alcuni non sanno nemmeno che cosa sia realmente il fare teatro o che cosa possa significare fare l’attore. Sono confusi da quello che la comunicazione, i social, quello che si legge o si vede in televisione fanno credere. Una realtà distorta, deformata, artefatta nel modo peggiore. Sicuramente alcuni vedono queste discipline come un modo per avere tanta visibilità per avere la fama, il successo per vivere in chissà che mondo affascinante. I nostri ragazzi sanno che il teatro è sacrificio, lavoro, abnegazione, solo così si può vivere quell’emozione quell’istante che fa stare bene nel profondo e può rendere la vita degna di essere vissuta. Tra di loro non c’è grande competizione, non c’è invidia. Si godono la parte più bella e più sana di questo lavoro. Sono convinta che dipenda da quello che noi adulti siamo in grado di trasmettere ai ragazzi perché in loro possiamo trovare terreno molto fertile, possono davvero essere migliori di noi e capire meglio come vivere nel modo giusto tutto questo”.

Locandina “Le sedie”

Chi è Federica Bisegna nella vita di tutti i giorni, cosa legge, cosa guarda in tv, come ama trascorrere il tempo libero?

Non credo di essere una persona troppo sorprendente al di fuori del teatro, perché non riesco a separare mai le due cose. Questo è il mio difetto e il mio pregio. Leggo spesso cose che potranno servire a teatro, ma leggo anche molta attualità, compro il giornale tutti i giorni, mi piace interessarmi a tutto quello che accade e amo molto i romanzi e la poesia, e tutto quello che scrive Woody Allen. Ascolto la musica che utilizziamo a teatro principalmente. Il grande esperto musicale è Vittorio, lui è un grande conoscitore e amante della musica e le sue scelte musicali per gli spettacoli ci conquistano. Per esempio conquistano sempre i ragazzi che, grazie al teatro, hanno scoperto la vera musica. Io adoro Kurt Weill, Astor Piazzolla, Edith Piaf, oppure la grande musica classica da Mozart a Rossini a Chopin. Ammetto di non riuscire a distinguere la vita di tutti i giorni dal teatro; la mattina o il primo pomeriggio, quando non devo sbrigare faccende banali e quotidiane, leggo e cerco nuovi testi o scrivo. Per esempio, adesso stiamo lavorando con il gruppo dei ragazzini sulla ripresa di uno spettacolo fatto tanti anni fa scritto da me. Mi occupo dei contatti e delle Pubbliche Relazioni. In televisione prediligo i film, ma confesso che in questi mesi di pandemia anch’io sono caduta nella trappola delle serie, che sono davvero (soprattutto alcune) di alta qualità. Il tempo libero mi fa paura a volte. Un giorno o due poi mi sento persa. Nel tempo libero vado molto al cinema. Se ho una serata libera, perché finiscono prima le prove e non ci sono spettacoli, io vado al cinema e per me la mancanza del cinema in questi mesi è stata tremenda. Purtroppo non faccio sport e non sono un’appassionata di gite e scampagnate. Per me il teatro è il tempo libero e io vivo tutta la mia libertà nel tempo del teatro, per me è la gioia, è il divertimento, è il piacere. Ed è anche uno stress continuo di cui non riesco a privarmi, insomma, la mia è una magnifica ossessione. Mi pare che fosse anche il titolo di un vecchio film”.

In scena con “Un prestigiatore molto mago”

Quanto è stato colpito il settore dello spettacolo e del teatro dalla pandemia e dalle chiusure e come si potrà uscire fuori da una situazione così difficile?

Dalla pandemia il teatro esce molto bastonato, molto provato, però come ho detto all’inizio, voglio essere ottimista. Se si riparte dall’autenticità, dalla verità nella nostra finzione, dalla passione dall’onestà intellettuale, si potrà ricostruire ed essere ancora più forti. Mi piacerebbe dire che cambierà il sistema dei sovvenzionamenti dei grandi teatri pubblici, che purtroppo fanno lavorare solo alcune categorie di attori e artisti e non altri. Ma su ciò non ho troppe aspettative. l’Italia è piena di circoli chiusi e questo io lo racconto anche ne “L’attrice”. Vorrei dire che cambierà, ma è difficile. Soffriranno molto le piccole realtà se non possono autoprodursi del tutto. Noi, grazie al nostro piccolo spazio e alla nostra giovane Compagnia, siamo abituati a vivere di incassi e biglietti e saremo subito pronti a ricominciare. Ma so che non potrà essere così per tutti. Reinventarsi, non snobbare nulla per correre anche strade alternative, adesso diventa ancora più necessario. Noi abbiamo sperimentato lo streaming, naturalmente non è una cosa che continueremo a fare con i teatri aperti, ma abbiamo imparato nuove cose. L’importante per l’artista è esprimersi anche attraverso linguaggi alternativi alternative. Lo Stato dovrebbe assistere e tutelare di più chi fa parte del nostro mondo”.

Quali progetti hai intenzione di portare avanti con la ripresa?

“Il nostro progetto nell’immediato è la stagione estiva con l’undicesima edizione di Palchi Diversi Estate al Castello di Donnafugata. Stiamo già provando abbiamo scelto il cartellone: ci saranno due debutti di due grandi classici di autori come Pirandello e di Molière (a breve usciranno i titoli) e la ripresa di “Con le ali dell’amore” dai Sonetti ed alcune opere di William Shakespeare. Proporremo anche una nuova favola, con la scrittura originale “Note da favola”. In giallo proporrò “L’attrice” e i primi di giugno “Crazy Boulevard provini polli” con il gruppo Junior, spiritoso omaggio al cinema. Parteciperemo anche al programma della fondazione del Teatro Garibaldi di Modica e porteremo avanti ancora il teatro Delivery. Quindi anche in estate potranno chiamare i nostri Readers in ogni momento. Da settembre riapriremo la Maison a pieno ritmo e contiamo di recuperare per intero la sedicesima edizione di Palchi Diversi. Dalla ripresa de “Il re muore” di Ionesco a “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello; dallo “Straniero” di Camus, monologo che farà Vittorio, a “Dall’altra parte” di Ariel Dorfman. Ma lavoreremo anche negli altri spazi di Ragusa, con altre novità. Di una cosa sola siamo certi: con l’apertura lavoreremo ininterrottamente, contando sul pubblico che – siamo sicuri – tornerà a teatro con rinnovato entusiasmo e con nuove necessità proprio perché uscito da questa pandemia”.

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