La celebrazione della Pentecoste in Ireneo vescovo di Lione

La Pentecoste Crivelli Vittore -1444/ 1501 ca.

Girolamo (ca. 347 – 420), nel suo De viris illustribus, composto nel 392, così presenta Ireneo, vescovo di Lione: <<Ireneo, prete del vescovo Potino, che reggerà la Chiesa di Lione in Gallia, fu inviato a Roma dai martiri di quella città, come delegato per alcune questioni della Chiesa, recando al vescovo Eleutero una lettera di grande stima nei propri confronti. Poi succedette a Potino, caduto martire per Cristo all’età di quasi novant’anni.

Effigie di sant’Ireneo nella cripta della chiesa di Lione dedicata al santo Vescovo

Risulta pure che fu discepolo di Policarpo di Smirne, sacerdote e martire… Scrisse cinque libri Contro le eresie, un opuscolo Contro i pagani, intitolato Sulla scienza; inoltre un libro dedicato al fratello di nome Marciano, Sulla predicazione apostolica, e un libro di vari discorsi, una lettera a Blasto Sullo scisma, e un’altra a Florino Sull’unità di Dio, ovvero che Dio non è autore del male; poi, un eccellente commento Sulla Ogdoade, alla fine del quale, facendo risaltare d’essere stato vicinissimo all’età apostolica, volle annotare: <<Scongiuro te, che trascriverai questo libro, per il Signore Gesù Cristo e la sua gloriosa parusìa, quando verrà a giudicare i vivi e i morti, di raffrontare quanto hai copiato e di correggerlo con ogni diligenza, sulla scorta dell’esemplare, dal quale hai copiato. Trascriverai pure questa supplica, così come l’hai nell’esemplare>>.

Di lui circola pure una lettera Al vescovo di Roma Vittore, a proposito della questione pasquale. In essa lo esorta a non scindere troppo facilmente l’unità del collegio episcopale. Vittore infatti aveva pensato di dover condannare molti vescovi d’Asia e d’Oriente, i quali celebravano la Pasqua insieme ai Giudei, nel quattordicesimo giorno del mese di Nisan. Ma su tale giudizio non furono solidali con Vittore quelli che pure dissentivano dai suddetti vescovi. Egli fiorì soprattutto sotto l’imperatore Commodo, successore di M. Antonio Vero>> (cap. XXXV).

Ireneo è il più antico dei cosiddetti padri veterocattolici. Possiamo addirittura chiamarlo primo padre della Chiesa, almeno in quanto egli è il primo che presuppone concettualmente  e svolge teologicamente il concetto di Chiesa cattolica, nel senso di ecumenica, non differendo fondamentalmente da Ignazio di Antiochia (35 circa – 107 ca.), che per la prima volta usa il concetto di Chiesa cattolica: <<Come Gesù Cristo segue il Padre, seguite tutti il vescovo e i presbiteri come gli apostoli; venerate i diaconi come la legge di Dio. Nessuno senza il vescovo faccia qualche cosa che concerne la Chiesa. Sia ritenuta valida l’eucaristia che si fa dal vescovo o da chi è da lui delegato. Dove compare il vescovo, là sia la comunità, come là dove c’è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica. Senza il vescovo non è lecito né battezzare né fare l’agape; quello che egli approva è gradito a Dio, perché tutto ciò che si fa sia legittimo e sicuro>> (Lettera di Ignazio agli Smirnesi, VIII,1).

Corridoio di accesso alla cripta di sant’Ireneo di Lione. Qui i primi cristiani seppellivano i loro defunti

I dati storicamente certi della vita di Ireneo sono pochi. Con ogni probabilità era  originario di Smirne o dei dintorni dove nacque nato ca, nel 135-140. Infatti, nella sua infanzia, come egli stesso attesta (Contro gli eretici, III,3-4; Epist. A Floriano, in Eusebio di Cesarea, Storia eccl., V, 20, 4-8), vide e ascoltò il santo vescovo di quella Chiesa Policarpo, tradizionalmente ritenuto discepolo dell’apostolo GiovanniPapia di Gerapoli (70 ca. – dopo il 130), Melitone di Sardi (+190 ca.) ed altri, dai quali ebbe una buona formazione religiosa, filosofica e teologica. Comunemente si ritiene che, nella giovinezza, sempre nell’Asia Minore, avesse stretto relazioni personali con altri testimoni che avevano incontrato gli Apostoli. Nel 177 o 178, durante la persecuzione di Marco Aurelio, si trovava a Lione come presbitero di quella Chiesa; e come tale ebbe dai martiri l’incarico di portare al papa Eleuterio (+189) una lettera riguardante il montanismo (Eusebio di Cesarea.  Soria  eccl.,V,4,1). Dopo la morte del quasi nonagenario  primo vescovo di Lione,  Potino, che fu martirizzato insieme ad altri 47 cristiani sotto Marco Aurelio nel 178, gli successe nella sede episcopale di Lione. Nella controversia quartodecimana, che originò un acceso contrasto tra il papa Vittore I (189-199) e l’episcopato dell’Asia Minore, Ireneo si distinse come uomo di pace (Eusebio di Cesarea.  Storia  eccl., V,24,9).

Nel brano che presento, Ireneo di Lione descrive con efficacia l’azione dello Spirito Santo, che ci «adatta» a Dio: <<Gli apostoli hanno attestato che lo Spirito di Dio scese su Cristo, come una colomba. E’ lo Spirito di cui Isaia ha parlato in questi termini: Sopra di lui riposerà lo Spirito di Dio (Is. 11, 2); e ancora: Lo Spirito del Signore è su di me, perché egli mi ha unto (Is. 61, 1). E’ lo Spirito di cui il Signore ha detto: Non siete infatti voi che parlate, ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi (Mt. 10,20). E così anche, dando ai suoi discepoli il potere di far rinascere gli uomini in Dio, diceva loro: Andate insegnate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio dello Spirito Santo (Mt. 28, 19). E’ infatti questo lo Spirito che per mezzo dei profeti aveva promesso di effondere negli ultimi tempi perfino sui servi e sulle schiave, per dar loro il dono della profezia (cfr. Gl 2,28-29). Ecco perché lo stesso Spirito è sceso anche sul Figlio di Dio, diventato Figlio dell’uomo: si abituava con lui ad abitare nel genere umano, a «riposare» tra gli uomini, a vivere nell’opera plasmata da Dio; realizzava in essi la volontà del Padre, li rinnovava facendoli passare dalla loro antica condizione di peccato alla novità di Cristo.

La sala crociata del Cenacolo di Gerusalemme

E’ questo lo Spirito che Davide aveva chiesto per il genere umano, dicendo: Rendimi forte col tuo Spirito che tutto guida (Sal. 50,14). Luca ci dice ancora che, dopo l’Ascensione del Signore, esso scese sui discepoli a Pentecoste: lo Spirito infatti ha potere su tutte le nazioni per introdurle nella vita e aprire loro il testamento nuovo. Per questo, nell’armonia di tutte le lingue, essi cantavano a Dio un inno, mentre lo Spirito riconduceva all’unità le tribù separate e offriva al Padre le primizie di tutte le nazioni. Questa è dunque la ragione per cui anche il Signore ha promesso di inviare il Paraclito: per «adattarci» a Dio. Infatti, come senz’acqua la farina non può diventare una sola pasta, un solo pane, così noi, che eravamo una moltitudine, non potevamo diventare uno nel Cristo Gesù senza l’Acqua che viene dal cielo. E come la terra arida, se non riceve acqua, non può fruttificare, così noi, che prima eravamo soltanto legno secco (cfr. Lc 23,31), non avremmo mai portato frutti di vita senza la pioggia che ci è stata data liberamente dall’alto (cfr. Sal 67,10). L’unità che li rende incorruttibili, i nostri corpi infatti l’hanno ricevuta con il bagno del Battesimo, mentre alle nostre anime è stata data in virtù dello Spirito.

Per questo sono necessari l’uno e l’altra, perché l’uno e l’altra ci danno la vita di Nostro Signore che ha avuto compassione della Samaritana peccatrice, che non era rimasta unita a un solo uomo ma aveva peccato moltiplicando i mariti; le ha mostrato, le ha promesso un’acqua viva, perché ella non abbia più sete e non si preoccupi più di attingere faticosamente la sua acqua. Ormai, la donna avrà in sé un’acqua zampillante per la vita eterna (cfr. Gv. 4,14): il dono che il Signore ha ricevuto dal Padre e che ha dato a sua volta a quelli che partecipano di lui, inviando lo Spirito Santo su tutta la terra>> (Adversus haereses, III, 17, 1-2 – Sources chrétiennes», 34, Le Cerf, Parigi 1952 – pp. 302-306).

Ireneo, che morì ca. nel 202, venne sepolto nella chiesa di San Giovanni a Lione, che più tardi venne chiamata di Sant’Ireneo. La sua tomba e i suoi resti vennero distrutti nel 1562 dagli Ugonotti durante le guerre di religione francesi. Venerato da tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi, la Chiesa Cattolica celebra la Memoria di sant’Ireneo di Lione  il 28 giugno.

Diac. Dott. Sebastiano Mangano

Già Cultore di Letteratura Cristiana Antica nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania

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