Dal 10 al 20 Giugno al Palazzo della Cultura di Catania, per il cartellone “Evasioni” dello “Stabile”, in scena “La nuova colonia” di Luigi Piandello, regia di Simone Luglio

Una scena de "La nuova colonia" (Foto Antonio Parrinello)

Uno dei testi meno frequentati di Luigi Pirandello, un regista determinato a metterlo in dialogo con l’attualità, una numerosa e vivace compagnia di attori per lo più under 35 ma già con grandi esperienze alle spalle in ambito nazionale e il progetto – già concreto – di farne nascere anche un documentario sul lavoro teatrale: tutto questo c’è dentro il lavoro di produzione de La nuova colonia, con la regia di Simone Luglio, terzo spettacolo del cartellone Evasioni che sarà in scena al Palazzo della Cultura a partire dal prossimo 10 giugno.
Si tratta di una delle produzioni che il Teatro Stabile di Catania è stato costretto a rinviare al 2021 a causa del lockdown, ma che è stato già lo scorso anno oggetto di uno studio (disponibile gratuitamente sul sito e sul canale Youtube del Teatro) che è diventato un pretesto per riflettere sul lavoro di registi e attori in un questo momento storico e sulla necessità del loro ruolo culturale.
Quello studio – anticipa il direttore del Teatro Stabile di Catania Laura Sicignano – diventerà un vero e proprio documentario curato da Andrea Gambadoro che presenteremo nei prossimi mesi. Si partirà dal lavoro che Simone Luglio ha scelto di fare su questo testo complesso sul tema dell’utopia e della costruzione di una nuova società, che vedremo affidato a questa compagnia molto giovane, molto siciliana, piena di concretezza, vitalità ed energia”.

“Quando è nato il progetto de La nuova colonia di Pirandello, alla fine del 2019, mai avrei pensato di ritrovarmi a mettere in scena uno spettacolo che è allo stesso tempo uno spazio di sperimentazione, un video documentario e un live streaming“, conferma Simone Luglio: “Quando partorisco un’idea di spettacolo penso principalmente a un testo che in qualche modo mi parli. E in questo caso specifico ho pensato fortemente anche all’autore, un autore che è nato a pochi chilometri da dove sono cresciuto e che da sempre mi ha fatto sentire a casa, ma che allo stesso tempo risulta essere uno scoglio arduo da scalare. Pirandello non è solo uno dei più grandi drammaturghi di sempre ma è un modo di fare teatro, un suono ricorrente. Ha la riconoscibilità che hanno le grandi rock star. Quello che mi sono chiesto è: come faccio a rispettare la riconoscibilità di questo monumento ma contemporaneamente tradirlo, tradurlo per un pubblico che è di questo tempo? La prima cosa che ho fatto è quella di scegliere uno dei testi meno pirandelliani della sua lunga produzione. Per struttura e temi trattati assomiglia più ad uno Shakespeare, fortissimi i legami con La tempesta. Poi la decisione di lavorare con un gruppo di attori under 35 di grande personalità, creatività e follia. La follia o la disperazione che ci vuole per prendere la decisione di mollare tutto e partire per un’isola deserta che dicono un giorno scomparirà inghiottita dalle acque. La stagione dei miti pirandelliani è quella dell’ultima parte della sua vita e quello che Pirandello mette ne La nuova colonia è tutta la sua delusione nei confronti della società e nell’uomo che ne è il suo fautore. Temi che non sono riuscito a sposare in pieno soprattutto dopo aver provato di persona l’esperienza di questo isola-mento a cui tutta l’umanità è stata costretta”.

Un lavoro in cui i confini tra il dentro e il fuori dalla scena, tra la finzione e la realtà e tra la commedia e la tragedia saranno impalpabili: in una scena che sarà allo stesso tempo palco vuoto e strutture materiche che tendono verso l’alto, dove la scelta dei materiali si contrapporrà alla violenza kitch delle luci colorate a led, si svolgerà l’azione cruda e senza ripensamenti dei protagonisti che hanno ognuno, in qualche modo, qualcosa da riscattare con Dio.

Simone Luglio ha studiato recitazione a Parigi, con Jean Paul Denizon e con J.C. Penchenant, prima di diplomarsi presso la Scuola del Teatro Stabile di Genova. Ha lavorato come attore con le maggiori realtà teatrali nazionali e nel 2012 ha fondato, insieme a un gruppo di attori guidati da Valerio Binasco, la Popular Shakespeare Kompany, con cui ha portato avanti un lungo sodalizio artistico sia come attore che come regista. Ha scritto e diretto testi pluripremiati come LOU – Studio sulla mala vita, che ha partecipato al Napoli Fringe Festival 2010 e al Festival dei Due Mondi di Spoleto e ha vinto il festival Straniamenti. Per il grande schermo ha interpretato, tra le altre cose, il ruolo di Giovanni Falcone ne La mafia uccide solo d’estate.
In scena insieme a lui ci saranno Dario Aita, Antonio Alveario, Giovanni Arezzo, Lucia Cammalleri, Michele Carvello, Roberta Catanese, Antonino Cicero Santalena, Federico Fiorenza, Giulio Della Monica, Claudio Zappalà.
Le repliche de La nuova Colonia sono in programma fino al 20 giugno.

E il 10 giugno, giorno del debutto, verrà anche aperta al pubblico la mostra “Turi Ferro e il Teatro Stabile. Storia di un amore”, che il Teatro Stabile, insieme ai partner del progetto speciale dedicato ai 100 anni dalla nascita del grande artista catanese – il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, la Fondazione Domenico Sanfilippo editore, l’Istituto di Storia dello Spettacolo siciliano e la Fondazione Turi Ferro – hanno deciso di trasferire a Palazzo della Cultura per renderne possibile la fruizione ad un pubblico più numeroso, coinvolgendo anche i turisti, anche grazie al patrocinio dell’Assessorato dello sport, turismo e spettacolo della Regione Siciliana.
La mostra sarà visitabile gratuitamente tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 19.30.

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