Giovanni Battista nei Vangeli Canonici, letteratura apocrifa e Flavio Giuseppe

ll Battistero Neoniano, detto anche il Battistero degli Ortodossi, di Ravenna - V sec.

Per avere un chiaro profilo della figura di Giovanni il Battista (in ebr.: Iehôhānān, in gr.: Ιωάννης ο Πρόδρομος (Giovanni il Precursore), in lat.: Ioannes Baptista), dobbiamo fare riferimento all’evangelista Luca che lo colloca in un quadro storico ben preciso, facendo anche i nomi dei protagonisti politici di quel tempo (Lc 3,1-2), riconducibili al periodo corrispondente agli anni 27 e 28 d.C., anno decimo-quinto dell’impero di Tiberio. Luca, nei primi due capitoli del suo Vangelo mette in evidenza il dittico degli annunci e delle nascite di Giovanni e di Gesù per mettere in risalto la rispettiva identità e la missione.

L’arcangelo Gabriele annunzia la nascita di un figlio a Zaccaria (Lc 1,11-20), sacerdote durante la liturgia dell’offerta dell’incenso del tempio: <<L’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto» (Lc  1,13-17). Il testo lucano si ispira al modello letterario degli annunzi delle nascite dei personaggi biblici. La nascita di Giovanni si colloca nella cornice del tempo messianico caratterizzato dalla “gioia”. L’arcangelo Gabriele è stato inviato per recare un “lieto annunzio”. La nascita del figlio sarà motivo di “gioia ed esultanza” non solo per il padre, ma per molti che si rallegreranno. L’angelo indica il motivo di questa gioia messianica “perché sarà grande davanti al Signore”.

Questa impressione richiama l’acclamazione della gente di fronte alla risurrezione del figlio della vedova di Naim: <<Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo>> (Lc 7,16). Il canto di benedizione di Zaccaria sotto l’egida dello Spirito Santo, colloca la nascita di suo figlio nel contesto del compimento delle promesse messianiche: <<Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo…>> (Lc 1,68-70). Zaccaria annuncia la missione del figlio Giovanni in questi termini: <<E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati, grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace» (Lc 1,76-79).

Il Battesimo di Cristo, Duomo di Monreale – Porta di  Bonanno Pisano (1185-1986)

Giovanni è considerato come l’ultimo profeta dell’Antico Testamento che precede e prepara la venuta del Signore che porta la salvezza e la pace. Nell’incontro con Maria, la madre di Giovanni, Elisabetta, interpreta i movimenti del bambino nel suo grembo come segno della gioia messianica e proclama Maria <<la madre del mio Signore>> (Lc 1,39-45). Attraverso la voce di sua madre Elisabetta, il bambino, <<pieno si Spirito Santo fin dal seno di sua madre>>, inizia il compito di profeta precursore del Messia. Nel momento della circoncisione egli riceve il nome di Giovanni e viene esaltato come precursore del Messia (Lc 1,67-69). Mentre suo padre Zaccaria resta impegnato nel servizio sacerdotale  nel tempio, Giovanni <<percorse tutta la regione del Giordano predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati>> (Lc 3,3). La sua attività battesimale viene localizzata <<in Betania, al di là del Giordano>> (Gv 1,28) e <<a Ennon vicino Salim perché c’era là molta acqua>> (Gv 3,23). I vangeli di Matteo e Luca riportano la predicazione penitenziale di Giovanni: <<In quei giorni- scrive Matteo – Giovanni… Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile» (Mt 3,7-12). Luca riporta la predica a diverse categorie del popolo: <<folle che lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe».  (Lc 3,10-14).

Il battesimo di Gesù è raccontato dall’evangelista Marco: <<In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,9-11). Giovanni indirizza i suoi discepoli verso Gesù, che deve essere seguito perché è il più grande: <<Il giorno dopo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù>> (Gv 1,35-37). Marco mostra con quanto coraggio Giovanni rimproveri Erode Antipa a causa del suo adulterio e come ciò gli procuri la morte: <<Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista». Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. Subito il re mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro>> (M 6,17-29). I discepoli di Giovanni avevano una speciale preghiera (Lc 11,1-4) ed una regola di digiuno (Mc 2,18-22), contro cui si pone Gesù.

L’influsso di Giovanni era tanto diffuso che Paolo di Tarso trovò i  suoi seguaci  ad Efeso e a Corinto:   <<Arrivò a Efeso un Giudeo, chiamato Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, versato nelle Scritture. Questi era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. Egli intanto cominciò a parlare francamente nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. Poiché egli desiderava passare nell’Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto colà, fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti; confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo: <<Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, giunse a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù». Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano. Erano in tutto circa dodici uomini>> (At 19,1-7).

Anche i vangeli apocrifi si sono occupati di Giovanni e  della sua infanzia. Il Protovangelo di Giacomo, redatto intorno all’anno 150 circa, racconta che in occasione della strage degli innocenti, ordinata da Erode, il sovrano cercò di uccidere anche il piccolo Giovanni: <<I Magi, essendo stati avvertiti da un angelo di non entrare nella Giudea, se ne tornarono al loro paese per un’altra via.  Accortosi di essere stato giocato dai magi, Erode si adirò e mandò dei sicari, dicendo loro: Ammazzate i bambini dai due anni in giù. Maria, avendo sentito che si massacravano i bambini, prese il bambino, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia di buoi. Anche Elisabetta, sentito che si cercava Giovanni, lo prese e salì sulla montagna guardandosi attorno, ove nasconderlo; ma non c’era alcun posto come nascondiglio. Elisabetta, allora, gemendo, disse a gran voce: Monte di Dio, accogli una madre con il suo figlio. Subito il monte si spaccò e l’accolse. E apparve per loro una luce, perché un angelo del Signore era con loro per custodirli.

Imposizione del nome a san Giovanni Battista (1428-1430), Beato Angelico Firenze, Museo Nazionale di San Marco

  Erode, nel mentre, cercava Giovanni, e mandò dei ministri da Zaccaria, dicendo: Dove hai nascosto tuo figlio? Rispose loro: Io sono un pubblico ufficiale di Dio e dimoro costantemente nel tempio del Signore, non so dove sia mio figlio. I ministri se ne ritornarono per riferire tutto ciò a Erode. Adiratosi, Erode disse loro: È suo figlio colui che regnerà su Israele! Mandò, perciò, di nuovo da lui per dirgli: Dì proprio la verità: dov’è tuo figlio? Sai bene che il tuo sangue sta sotto la mia mano. Zaccaria rispose: Se tu spargerai il mio sangue, io sarò un testimone di Dio. Il mio spirito sarà accolto dal Padrone, poiché tu spargerai sangue innocente nel vestibolo del tempio del Signore. Allo spuntare del giorno, Zaccaria fu ucciso. I figli di Israele non sapevano che era stato ucciso.

All’ora del saluto, i sacerdoti uscirono, ma Zaccaria non venne loro incontro, come di solito, con la benedizione. I sacerdoti stettero a aspettare Zaccaria per salutarlo nella preghiera e glorificare l’Altissimo. Ma, dato che tardava, tutti si intimorirono. Uno di loro si fece coraggio: entrò e vide presso l’altare del sangue coagulato e udì una voce che diceva: Zaccaria è stato ucciso! Il suo sangue non sarà cancellato fino a quando non giungerà il suo vendicatore. All’udire tali parole ebbe paura, e uscì per riferire ai sacerdoti. Questi si fecero coraggio, entrarono e videro quanto era accaduto: gemette la travatura del tempio, ed essi si strapparono le vesti dall’alto in basso. Non trovarono il suo corpo, trovarono invece il suo sangue pietrificato. Pieni di timore, uscirono e annunziarono a tutto il popolo che Zaccaria era stato ucciso. Lo vennero a sapere tutte le tribù del popolo, che lo piansero e fecero cordoglio per tre giorni e tre notti. Dopo i tre giorni, i sacerdoti deliberarono chi mettere al suo posto, e la sorte cadde su Simeone. Questo, infatti, era colui che era stato avvisato dallo Spirito santo che non avrebbe visto la morte fino a quando non avesse visto il Cristo nella carne.

Alla morte di Erode, essendo sorto a Gerusalemme un trambusto, io Giacomo, che ho scritto questa storia, mi ritirai nel deserto, fino a quando cessò il trambusto a Gerusalemme, glorificando

Dio che mi ha concesso il dono e la saggezza per scrivere questa storia. La grazia sarà in coloro che temono il Signore nostro Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli . Amen>> (Prot, Giac.  XXI-XXV)

San Giovanni Battista nel deserto
Gentile da Fabriano, 1406 – 1414,
Pinacoteca Nazionale di Brera Milano

Anche il Vangelo armeno dell’infanzia, collocabile nel VVI secolo, riprende i racconti del Protovangelo di Giacomo: <<I Magi, dopo aver adorato Gesù a Betlemme, erano stati avvertiti in sogno di non tornare da Erode e fare ritorno al loro paese percorrendo un’altra strada. Erode, accortosi dell’inganno dei Magi, ordinò ai soldati <<di passare a fil di spada, dovunque li avessero trovati, i bambini di due anni in giù. Ma l’empio tiranno, incapace di riuscire nel suo intento, fece in seguito ricerche presso Zaccaria a proposito di Giovanni, per sapere se questo fosse suo figlio unico e destinato a regnare su Israele. Inviò dunque a Zaccaria soldati per chiedergli il piccolo Giovanni. Disse a Zaccaria:<<Ho inteso da parecchi che tuo figlio è destinato a regnare sulla terra di Giudea: Fammelo vedere>>. Ma quando Zaccaria udì le parole di quell’empio e scellerato, gli rispose: <<Per la vita del Signore: io non capisco ciò di cui tu parli>>.  Elisabetta, sentendo la cosa, prese il piccolo Giovanni e fuggì in un luogo deserto della montagna, dove cercò di mettere al sicuro la vita del bambino. Quindi, respirando appena, piangeva amaramente e spargeva le sue lacrime davanti al Signore dicendo: <<Signore, Dio dei nostri padri…ascolta la preghiera della tua serva… strappa la mia anima dalle mani di Erode e dalla muta criminale e arrabbiata dei suoi eserciti. Che la terra si apra e inghiottisca la madre con il bambino e che i miei occhi non vedano la morte di mio figlio>>. Mentre proferiva quelle parole, la montagna si aprì d’improvviso e le diede rifugio, nascondendo la madre con il bambino. Una nube luminosa venne a coprirli, conservandoli in perfetta salute. E l’angelo del Signore, scendendo su di loro, fece da custode e da difesa. Ma Erode inviò per la seconda volta i suoi sgherri a Zaccaria e gli disse: << Dimmi dove hai nascosto tuo figlio; fammelo vedere adesso>>. Zaccaria rispose: <<Io sono addetto al servizio del tempio; ma la mia casa non è qui, ma nella regione montagnosa della Galilea. Io non so che cosa è successo alla madre e al bambino>>.

Lo sgherro tornò a riferire le parole a Zaccaria. Di nuovo Erode inviò un messaggero ai suoi generali con quest’ordine: <<Andate a dire a Zaccaria: Ecco ciò che dice il re d’Israele: Tu hai celato tuo figlio ai miei sguardi e non hai voluto mostrarmelo perché io so che tuo figlio deve regnare sulla casa di Israele. Forse che riuscirai ad ingannarmi con parole e ad evitarmi con vari pretesti? Assolutamente no. Se non me lo conduci qui di tua volontà, lo prenderò con forza e ti finirò con lui>>. Zaccaria replicò: <<Per la vita del Signore non so che cosa è capitato alla madre e al bambino>>. Inviati andarono a riferire a Erode le parole di Zaccaria… che inviò di nuovo i suoi sgherri con il comando: <<Ecco che ti mando per la terza volta i miei ordini. Non mi hai ascoltato e non hai avuto paura delle mie minacce. Non sai che il tuo sangue dipende da me e che nessuno ti salverà, nemmeno quelli in cui tu speri?>>. Quegli riferirono a Zaccaria e questi replicò loro: <<So che voi volete il mio sangue e che siete decisi a spargerlo senza motivo. Rovinerete il mio corpo con morte crudele, il Signore però, mio fattore e mio creatore, accoglierà la mia anima!>>. Andarono a riferire a Erode ciò che Zaccaria aveva detto. Quest’empio però, mosso dalla cattiveria crescente del suo cuore, non gli diede alcuna risposta. La stessa notte il tiranno malvagio inviò i soldati e questi si introdussero furtivamente nel tempio. Qui uccisero Zaccaria accanto all’altare, nel tabernacolo dell’alleanza. Nessuno dei sacerdoti e del popolo se ne accorse>>.

All’ora della preghiera liturgica costoro attesero, sperando di vederlo, ma non lo trovarono. Quando apparve l’aurora, al termine dell’orazione, i sacerdoti e il popolo si riunirono per darsi il saluto scambievole e si chiedevano: <<Che è successo al gran sacerdote Zaccaria? Dove sarà?>>. Si stupivano del suo ritardo e dicevano: <<Egli anticipa la sua preghiera privata oppure ha avuto qualche visione nel tempio>>. Ma uno dei sacerdoti, di nome Filippo, osò entrare nel Santo dei Santi e qui trovò il sangue coagulato presso l’altare di Dio. Una voce distinta uscì d’improvviso dal tabernacolo e disse: <<Il sangue innocente è stato sparso invano e non sarà cancellato sopra i figli della casa d’Israele fino alla vendetta completa>>. I sacerdoti e tutta la folla del popolo, udendo ciò. Si lacerarono le vesti e si sparsero la cenere in testa esclamando: <<Guai a noi! Guai ai nostri genitori, perché tutti siamo condannati a tale disastro e a tale ignominia>>. I sacerdoti, entrati nel tabernacolo, trovarono il sangue coagulato come sasso, vicino all’altare di Dio, ma non videro il corpo. Colpiti da stupore, previdero la loro completa rovina e dicevano: <<Che è successo del corpo, di cui non si vede membro alcuno?>>. Cercarono ovunque, ma non lo trovarono. Tutti dentro di se sospettavano che qualcuno lo avesse portato via di nascosto, per nasconderlo in qualche luogo. I figli di Israele celebrarono quindi in onore di Zaccaria il grande lutto., piangendo per lo spazio di trenta giorni. Fecero ricerche in molti luoghi, ma il cadavere di lui non fu trovato. Così fu trucidato Zaccaria>> (Vangelo dell’Infanzia Armeno, XII – XIV, 1-8. M. Erbetta, Gli apocrifi del Nuovo Testamento, Vangeli Apocrifi, Marietti Editori, 1981, pag, 148-149). 

Giovanni Battista battezza Gesù. Mosaico del XII sec. – Cappella Palatina, Palermo

Oltre i vangeli canonici, che sono la principale fonte storica relativa a Giovanni Battista, e i  vangeli apocrifi, egli è ricordato anche dallo storico ebreo Yosef ben Matityahu, meglio noto come Giuseppe Flavio(37 d.C. – 100 d.C) nella sua opera Antichità giudaiche, scritta tra il 93 e il 94 d.C in greco. nel Libro XVIII, scrive: <<Ad alcuni Giudei parve che la rovina dell’esercito di Erode fosse una vendetta divina e di certo una vendetta giusta per la maniera con cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista. Erode infatti aveva ucciso quest’uomo buono che esortava i Giudei a una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se il battesimo doveva rendere gradito a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo insinuando che l’anima fosse già purificata da una condotta corretta. Quando altri si affollavano intorno a lui perché con i suoi sermoni erano giunti al più alto grado, Erode si allarmò. Una eloquenza che sugli uomini aveva effetti così. grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene. A motivo dei sospetti di Erode, (Giovanni) fu portato in catene nel Macheronte, la fortezza che abbiamo menzionato precedentemente e quivi là messo a morte. Ma il verdetto dei Giudei fu che la rovina dell’esercito di Erode fu una vendetta di Giovanni, nel senso che Dio giudicò bene infliggere un tale rovescio a Erode>> (Giusppe Flavio, Antichità Giudaiche, Libro XVIII:116-119)

Giuseppe Flavio riferisce notizie diverse da quelle riportate nei Vangeli, quindi il brano non può essere una interpolazione tardiva di mano cristiana. Sul motivo che portò alla condanna a morte di Giovanni, lo storico propone una spiegazione diversa da quella fornita dagli evangelisti.

Ain Karem, Israele, Santuario della Visitazione dove la tradizione vuole sia nato Giovanni il Battista

Riguardo i rapporti di Giovanni con la comunità degli Esseni di Qumran non sappiamo se egli ne abbia avuto. Tuttavia David Flusser, autorevole professore di storia del Cristianesimo e del Giudaismo del Secondo Tempio all’Università ebraica di Gerusalemme, nato a Vienna nel 1917 e che, essendo un ebreo ortodosso, nel 1939 da Praga si trasferì a Gerusalemme dove morì nel 2000,  scrisse: «Giovanni è così vicino agli Esseni da non potersi escludere  che ha fatto parte della loro comunità, ma dovette lasciarla perché contrario alla loro tendenza settaria e perché voleva rendere possibile la conversione in vista del perdono dei peccati di tutti gli Israeliti>> (David Flusser: Jesus, Editrice Lanterna, 1976; p. 47).

Secondo la tradizione della Chiesa cattolica, il capo di san Giovanni è conservato nella chiesa di San Silvestro in Capite a Roma ma diverse reliquie sono venerate  nella cattedrale di Amiens, nella cattedrale di San Lorenzo di Viterbo, nella cattedrale di Genova la tradizione vuole che si conservi il vassoio che accolse la testa di Giovanni e alcune ceneri del Santo Precursore. Altre reliquie sono venerate nella chiesa della Confraternita dei Disciplinanti Bianchi di Loano, nel Duomo di Firenze, nel Duomo di Monza, nella cattedrale di Ragusa, di cui è Patrono, nella chiesa Commendale dell’Ordine di Malta di Chiaramonte Gulfi e nella parrocchia omonima di Pozzallo.

 A Damasco, nella monumentale Moschea degli Omayyadi, sorta nel 715 sulla originaria chiesa costruita   nel 379 su un tempio pagano del I sec. e dedicata da Teodosio a san Giovanni Battista, nella grande navata, in una bella cappella, si venera la testa di san Giovanni Battista, il profeta Yaḥyā per l’Islam.

Moschea degli Omayyadi – Interno – La cappella di san Giovanni Battista

Solo di San Giovanni il Battista, oltre che di Gesù e di sua madre Maria, si fa memoria della nascita nella liturgia cristiana. Nel Martirologio Romano del 24 giugno, «Solennità della Natività di San Giovanni Battistaprecursore del Signore (è scritto): già nel grembo della madre, ricolma di Spirito Santo, esultò di gioia alla venuta dell’umana salvezza; la sua stessa nascita fu profezia di Cristo Signore; in lui tanta grazia rifulse, che il Signore stesso disse a suo riguardo che nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista». Il 29 agosto, invece, si celebra  la Memoria del suo Martirio. San Giovanni Battista è venerato dalla Chiesa Cattolica e da tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi.

Diac. Dott. Sebastiano Mangano

Già Cultore di Letteratura Cristiana Antica nella Facoltà di Lettere dell’’Università di Catania

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