Il 4 luglio la versione popolare di Cenerentola, “Gràttula-Beddattula”, chiude “Antiche fiabe siciliane”, curata da Ezio Donato, per “La Memoria delle Radici: le Radici della Memoria” in “sinESTEsie”

"Gràttula Beddattula"

“Ninetta è curiosa, vuole scoprire il mondo, anche a dispetto delle convenzioni sociali e rifiuta di conformarsi alle abitudini delle altre figure femminili più conformiste che cercano sempre di coinvolgerla nella loro vita di ragazze normali”. Ninetta è la protagonista Gràttula-Beddattula laversione siciliana della famosissima fiaba Cenerentola che domenica 4 luglio alle ore 19, in versione radiodramma, chiude il ciclo Antiche fiabe siciliane nell’ambito del percorso La Memoria delle Radici: le Radici della Memoria disinESTEsie– EStensioni TEatrali palinsesto all’interno dell’ampio progetto Radio Teatro Città on Web prodottadal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale in collaborazione con l’Università di Catania.

Gràttula-Beddattula sarà proposta nella versione radiodramma diretta dal regista Ezio Donato e con gli attori Lorenza Denaro, Evelyn Famà, Lucia Portale, Aldo Toscano, Valerio Santi. A impreziosire il racconto ci saranno le musiche originali eseguite dal vivo dal fisarmonicista Gianni Amore. Il radiodramma, come sempre, sarà fruibile sul sito teatrodellacitta.it, sulla pagina fb teatrobrancati e sui vari canali multimediali dell’ateneo catanese (radiozammu.it; in FM sulla frequenza 101.00 MHz; su Spotify (podcast “Sinestesie“) in video sul canale YouTube zammù tv – Università di Catania – zammù tv – Università di Catania (playlist “Sinestesie”). “Abbiamo intrapreso un meraviglio viaggio tra le fiabe popolari – dice Ezio Donato. Fiabe la cui origine è precedente a tutte le fiabe letterarie e che si perde nella notte dei tempi e di cui alcune tracce si possono ritrovare nei miti greci e nella tradizione fiabistica del Medio Oriente,  giunta in Sicilia con la dominazione araba. Tutte queste fiabe che abbiamo trattato – La penna di hu, Colapisci, Bettapilusa – nella loro versione popolare, fino ai primi del ‘900, in Sicilia si rivolgevano non solo ai bambini, ma a tutti. Erano, come diceva Calvino “una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminìo delle coscienze contadine fino a noi”. In particolare, fra tutte le varianti di Cenerentola, la versione siciliana raccolta nel 1870 da Giuseppe Pitrè dalla viva voce di una vecchia narratrice con il titolo Gràttula-Beddatula, è la più colorata e mediterranea,  con un chiaro riferimento al mondo orientale e africano visto che è una piccola piantina di palma di datteri (da cui il nome Gràttula – in siciliano il nome femminile del dattero) l’oggetto magico che consentirà alla giovane protagonista, Ninetta, di essere premiata per il suo coraggio e spirito di libertà e intraprendenza. La storia è simile a quella notissima di Cenerentola, ma diversa è l’ambientazione sociale, i caratteri dei protagonisti e la morale del racconto. Se infatti la Cenerentola più famosa viene “premiata” per essere aderente al modello tradizionale di giovane donna vittima e ubbidiente, Ninetta potrà lasciare la sua casa e diventare regina senza bisogno della piccolissima scarpa di vetro…”.

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