Green Pass: libertà e oscuramento dell’intelligenza

La decisione del governo Draghi di instituire il “green pass” per partecipare a determinati eventi, o per andare al cinema, al teatro o al ristorante, ha innescato le solite polemiche, tipiche del tempo della pandemia, a cui siamo ormai abituati. Ancor più hanno scatenato vivaci reazioni alcune affermazioni del Presidente del Consiglio sulla necessità di vaccinarsi: chi dissuade dalla vaccinazione invita a morire.

Draghi è giunto a questa dura conclusione, dopo un pacato ragionamento in cui, tra l’altro, evidenziava che oggi per combattere il Coronavirus, con tutte le sue ricadute sulla vita e la salute delle persone, nonché sull’economia, l’unica arma che il mondo possiede è il vaccino. I soliti leader, subito, si sono stracciate le vesti e, con la sicumera di sempre, non hanno lesinato le loro critiche contro la decisione dell’esecutivo vedendovi una grave lesione dei diritti individuali, sventolando la bandiera della libertà contro la dittatura sanitaria, appellandosi, come è ovvio, alla Costituzione.

Essi, da abili sofisti, con le loro scandalizzate dichiarazioni, hanno raccolto un largo consenso dal Nord al Sud del Paese, tanto che in questi giorni, in circa 80 città italiane, da Torino a Catania, si sono moltiplicate le proteste “no vax”, che hanno visto miglia di persone scendere in piazza (ovviamente senza mascherine, senza alccun distanziamento, e con conseguenti abbracci e slogan gridati a squarciagola: il virus e la sua variante Delta sono stati così esorcizzati!).

Questi noti “tribuni del popolo”, costantemente a caccia di consensi elettorali, si sono rivolti alla pancia di certe fasce di cittadini italiani, per principio contrari a qualsiasi vaccino, come pure insofferenti di qualunque tipo di regola, norma e quant’altro che potesse lambire il terreno della loro libertà individuale. In questa confusione generale, non vi sono ragionamenti che tengano. E, infatti, lo spettacolo che si presenta sembra quello  di un diffuso “oscuramento dell’intelligenza” (per usare un’espressione di un grande filosofo, nostro conterraneo, M. F. Sciacca).

L’intelligenza è stata oscurata per fare posto a certe reazioni istintive, che mettono in primo piano esclusivamente l’individualismo egoistico. A questo punto, proporrei una riflessione per tentare di inquadrare correttamente la questione in vista del bene comune. Primo: bisogna tenere presente che la persona umana è un essere in relazione, come il pensiero cristiano ha sempre sottolineato da Tommaso D’Aquino fino a Benedetto XVI (vd Caritas in veritate).

La persona, perciò, non è una “monade” senza porte e finestre (vd Leibniz), bensì relazione e, pertanto, indica apertura, perchè è inserita in una rete di comunione, di solidarietà con gli altri, che le impediscono, per sua natura, di chiudersi in un soffocante individualismo. Secondo: conseguenza di quanto ora detto è che la persona umana per essere davvero tale deve vivere e agire con grande senso di “responsabilità” verso il mondo che la circonda. In altri termini, la persona ha la consapevolezza di dover “rispondere” davanti alla società dei suoi comportamenti e delle sue scelte, giacché non è un’isola in sé completa, ma fa parte di un continente (vd J. Donne).

Terzo: a questo punto si comprende che la libertà non equivale a fare ciò che mi pare e piace, secondo quanto mi passa per la testa. Ci sarebbe molto da dire, dal punto di vista etico, su una libertà per, finalizzata a realizzare I veri valori morali umani. Ma  ci si può limitare a ricordare che la libertà si coniuga con la responsabilità verso gli altri. Quindi, se la vaccinazione può salvare me e gli altri dalla malattia, io non posso dire di esercitare la mia libertà solo perché rifiuto di vaccinarmi, non piegandomi alle disposizioni del governo, con tutti i disastri che provengono dalla diffusione del virus, come purtroppo è sotto gli occhi di tutti.

Concludendo, vorrei dire a tutti i “no vax”, e a tutti coloro che amano soffiare sul fuoco (e giocare col fuoco, sappiamo che è sempre pericoloso)  soprattutto ai noti “tribuni del popolo” che sarebbe un bene per tutto il Paese uscire dalle nebbie che oscurano l’intelligenza per ritornare a fare funzionare “la retta ragione”, come tanti secoli fa insegnava il grande Aristotele, per discernere la verità e il bene.

Don Piero Sapienza

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