Finanza e famiglie: 3 siciliani su 4 orientati a investire una quota di risparmi

Dopo oltre un anno di pandemia e di prudenza, il futuro sembra tornare al centro degli obiettivi economici degli abitanti della Sicilia. Se il 26% – una fetta, comunque, tutt’altro che ridotta – pensa che mantenere la liquidità sul conto corrente sia la soluzione più sicura e opportuna, tre su quattro (74%) pensano invece che, in questa fase, investire una parte dei risparmi sia la via migliore per dare maggiore solidità al proprio domani.

Lo evidenzia l’Osservatorio Reale Mutua sul welfare.

Più in dettaglio, l’obiettivo di investimento prioritario dei siciliani è rendere più sicuro il futuro della famiglia (26%), così come incrementare il tenore di vita nel medio-lungo periodo (32%) mentre il 16% punta a rafforzare una pensione che teme sarà insufficiente.

Ma quali sono gli strumenti di risparmio cui guardano? Il quadro non è avaro di sorprese: solo il 10% indica il mattone, storicamente considerato il porto sicuro. Discorso simile per le obbligazioni (8%) che, visti i tassi ai minimi, da tempo hanno perso il ruolo che tradizionalmente hanno svolto per generazioni di risparmiatori. Non trasmette sicurezza nemmeno l’investimento diretto in titoli azionari (10%).

I siciliani sembrano invece più orientati alle soluzioni assicurative (42%) come le polizze vita e i piani di accumulo. Un altro 8% guarda ai fondi pensione integrativi.

Che ci sia un clima di maggior fiducia lo prova anche la crescente propensione ad accedere a mutui e finanziamenti per acquisti di particolare importanza: il 52% dei siciliani si dice infatti propenso a questa soluzione.

La parola d’ordine, però, resta quella della sicurezza e della prudenza (36%), complice l’esperienza della pandemia. Anche perché quasi uno su due (46%) non si sente pronto a investire a cuor leggero, temendo di non riuscire a scegliere l’investimento adatto soprattutto a causa delle sue insufficienti competenze finanziarie.

Ma se il futuro entra nell’orizzonte del risparmio, l’innovazione lo fa nei canali: oltre un siciliano su due (58%) vorrebbe usare sempre più i pagamenti digitali in luogo del contante, e c’è persino chi – un ulteriore 16% – vorrebbe che il digitale diventasse l’unica modalità per tutte le occasioni in cui si ha a che fare coi soldi, compresi i rapporti con la banca o l’assicurazione.

Dalla nostra ricerca emerge una crescente consapevolezza dell’importanza di investire sulla solidità economica del proprio futuro” – commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo. “In quest’ottica, in molti avvertono il bisogno di informazioni di qualità per gestire i risparmi: l’Osservatorio rileva che ben il 62% degli intervistati si rivolge con frequenza anche al web, da cui però spesso non ricava le indicazioni e le rassicurazioni cercate. Un ruolo molto importante viene svolto allora dalla consulenza di professionisti. Noi di Reale Mutua insieme ai nostri Agenti affianchiamo le persone nell’individuare le soluzioni assicurative più idonee per gestire le proprie risorse a seconda delle diverse esigenze, dalle polizze vita per tutelare la stabilità del patrimonio di fronte a gravi eventi, a quelle per il risparmio e l’investimento fino alle tutele previdenziali”.

*Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, genere ed area geografica.

Fondata a Torino nel 1828, la Società Reale Mutua di Assicurazioni è la più importante Compagnia di assicurazioni italiana in forma di mutua. È capofila di Reale Group, un Gruppo internazionale nel quale operano oltre 3.700 dipendenti per tutelare oltre 4,6 milioni di Clienti in campo assicurativo, bancario e dei servizi. Reale Mutua offre una gamma molto ampia di prodotti, sia nei rami Danni sia nei rami Vita. I suoi Soci/Assicurati sono più di 1,4 milioni, facenti capo a 356 agenzie presenti su tutto il territorio italiano. La Società evidenzia un’elevata solidità, testimoniata da un Indice di Solvibilità (Solvency II), calcolato con il Modello Interno Parziale, che si attesta al 388,3%.

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