“I calendari e feste non cattoliche: come raccontare la società civile e pluralista”

Safaa Mataich della Scuola fiorentina per il dialogo interreligioso

Rivolgendosi ai giornalisti al corso “I calendari e feste non cattoliche: come raccontare la società civile e pluralista”, organizzata in webinar dalla Fondazione dell’Ordine dei giornalisti della Toscana in collaborazione la Scuola Fiorentina per il dialogo interreligioso, il rabbino Joseph Levi ha ben sottolineato l’importanza del servizio operato quali “agenti di cambiamento” della società per una maggiore consapevolezza dei cittadini sul tema in questione e in generale.

“In una società interculturale – scrive Alfredo Scanzani dell’OdG toscano, che ha moderato l’incontro nella mattinata di oggi, aiutato dalla tutor Safaa Mataich della Scuola fiorentina per il dialogo interreligioso (info@fsdii.org) – convivono diversi concetti e organizzazione della natura, della storia e del tempo. La conoscenza dei calendari e feste religiose delle minoranza sembra uitle e indispensabile per promuovere una vita civile e sociale consapevole delle differenze storico-religiose che arricchisce e aiuta a creare una realtà di convivenza interculturale ed interreligiosa”.

Joseph Levi, (nella foto) già rabbino capo di Firenze fino al 2017, docente di Filosofia ebraica del Rinascimento all’Università Ebraica di Gerusalemme e del Centro di Studi del Rinascimento (Universitè di Tour) e dell’Università di Siena, dal 2006 docente di Pensiero ebraico e  Storia della liturgia ebraica al Centro Bea di Studi Giudaici della Pontificia Università Gregorina di Roma ha messo in evidenza le differenze tra i vari calendari (quello ebraico “luni-solare” e islamico “lunare”) con le difficoltà oggettive di poter unificare le grandi feste, tipo Pasqua e Natale e lo stesso Capodanno, nelle tre diverse culture religiose, e gli attuali riconoscimenti, nello stato di diritto del paese Italia, per la religione ebraica e il protestantesimo e anche per altre minoranze religiose, come i Sikh (religione monoteista indiana), ma non per i musulmani (ed è solo una questione di tempo, se verrà fatta regolare richiesta allo Stato) del giorno festivo (di riposo dal lavoro) in occasione di una grande festa, tipo Kippur (la più grande e partecipata festa degli ebrei, la festa dell’Espiazione) o del Chanukah (festa “delle luci” che si tiene a fine novembre, anticipando il nostro Natale), del Tishri (capodanno, con inizio a settembre) e “delle Capanne” (Sukkoth) che la segue di una settimana e per circa dieci giorni la comunità ebraica fa festa in un clima di gioia.

Assente per sopraggiunti motivi superiori l’Imam Izzeddin Elzir, presidente dal 2010 dell’UCOII – l’Unione delle Comunità Islamiche in Italia, è intervenuto al corso il segretario Mohamed Abou Elela, giovane musulmano nato da genitori Alessandrini (d’Egitto) a Firenze e perfettamente integrato nella società italiana, che ha partecipato al proficuo dibattito al termine delle relazioni.

La necessità di raccontare e raccontare bene le feste non cattoliche e  i vari calendari, per una convivenza civile all’insegna del reciproco aspetto, è stata rimarcata in più passaggi durante il corso, facendo sempre riferimento a fonti autorevoli prima di alimentare un clima di intolleranza e disordini, non rispondendo spesso al vero certe notizie diffuse nei media – si è fatto esplicito riferimento ad un episodio avvenuto a Firenze sul divieto da parte di una preside di fare il presepe, a scuola, perché irrispettoso nei confronti dei musulmani presenti; bastava in quel caso andare alle fonti, e interpellare istituzioni e personaggi autorevoli e non riferirsi ad altri, di parte o l’ultimo arrivato!, per chiudere la vicenda e non alimentarla.

Un’ultima info, che può tornare utile e che già da tempo le edizioni Elledici di Torino, prima, e ora le edizioni Messaggero di Padova, insieme all’Editrice Velar propongono: nell’agendina “Vita Cristina” del 2021 (e lo sarà, verosimilmente anche in quella 2022) sono riportate anche le principali feste non cattoliche dell’anno. Si legge infatti, nella nota esplicativa: “Dalla compresenza in Italia delle altre due religioni monoteiste – Ebraismo e Islamismo – è scaturita l’idea di un calendario interreligioso che tiene presente quello Ebraico (conta gli anni a partire dalla data che suppone essere quella della creazione dell’universo da parte di Dio) e quello Musulmano (conta gli anni a partire dall’Egira: l’emigrazione di Muhammad ((il profeta Maometto, avvertito dall’angelo Gabriele – come riferito dal relatore Abou Elela durante il corso)) da La Mecca a Medina inaugura l’epoca dell’Islam). Di ambedue i calendari sono segnalati i mesi e le principali “feste”, quelle ebraiche e tutti i sabati e quelle musulmane e tutti i venerdì”.

Vincenzo Caruso

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