4 Novembre, il Milite Ignoto da cento anni riposa al Vittoriano di Roma

Per non dimenticare mai i 651.000 sodati italiani caduti, noti e ignoti, nella Grande Guerra, nel 1920 il maggior generale Giulio Douhet (1869 – 1930), sulla scorta di analoghe iniziative già attuate in Francia e in altri Paesi coinvolti nella prima guerra mondiale, propose per primo in Italia di onorare i caduti italiani con la creazione di un monumento al Milite Ignoto a Roma. Egli, nel suo periodico “Il Dovere” il 24 agosto 1920, scrisse: <<Tutto sopportò e vinse il soldato… Tutto sopportò da solo e vinse, da solo… Perciò al soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare neppure nei suoi folli sogni di ambizione>>.

L’idea del gen. Douhet fu raccolta dal torinese on. Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon (decorato di 3 medaglie d’argento e due di bronzo al valor militare sul campo), che la fece propria, presentando nel 1921 alla Camera dei deputati un disegno di legge finalizzato alla costruzione, anche in Italia, di un monumento dedicato a tutti i soldati italiani morti in guerra: <<Il disegno di legge che il Parlamento discute è frutto del sentimento italico, dolce ed ardente ad un tempo. Deve essere rivendicata ai nostri uomini d’arme la priorità del proposito di trasportare solennemente a Roma i resti di un caduto ignoto, perché ivi ricevano i più alti onori dovuti a loro e a seicentomila fratelli» (Cesare Maria De Vecchi).

Il Sacello del Soldato Ignoto nella Cappella del Vittoriano

La legge fu poi approvata dal parlamento. Il Ministero della Guerra costituì quindi una commissione a cui fu dato l’incarico di individuare undici salme di soldati italiani non identificati. Tra esse si sarebbe scelta quella da seppellire solennemente all’Altare della Patria in una tomba che sarebbe diventata il monumento al Milite Ignoto.

La ricerca delle undici Salme, che iniziò lunedì 3 ottobre 1921 si concluse il successivo  24 ottobre, non fu casuale; ognuna, assolutamente non individuabile nelle generalità, proveniva da una zona precisa dei Campi di Battaglia del Teatro di Guerra italiano: Tonale, Pasubio, Altopiano di Asiago, Monte Grappa, Cadore, Alto Isonzo, Gorizia, Monfalcone, Montello Capo Sile, Monte San Michele

Le undici bare furono poi portate provvisoriamente a Gorizia per poi essere trasferite nella Basilica di Aquileia. Nel frattempo, all’interno del complesso monumentale dell’Altare della Patria a Roma, fu realizzata la tomba che avrebbe ospitato il Milite Ignoto; la salma del soldato italiano sconosciuto sarebbe stata tumulata sotto la statua della dea Roma.

S. Ten. Antonio Bergamas

La scelta della salma a cui dare solenne sepoltura all’Altare della Patria fu affidata a Maria Bergamas (1867-1952), madre del S. Ten. Antonio Bergamas (Gradisca d’Isonzo 1891 – Tonezza del Cimone 1916), Medaglia d’Argento al Valor Militare, volontario irredentista di Gradisca d’Isonzo, comune friulano annesso al Regno d’Italia solo dopo la guerra, che aveva disertato dall’esercito austroungarico per unirsi a quello italiano e che era caduto sul Monte Cimone il 18 giugno 1916 in combattimento senza che il suo corpo fosse stato mai ritrovato. Il giovane Bergamas era in forza al 137° Reggimento di Fanteria della “Brigata Barletta” con il  ome di guerra Antonio Bontempelli. Il reclutamento con un nome fittizio era un espediente con il quale l’Esercito italiano arruolava i volontari irredentisti che, se fossero stati catturati, sarebbero stati giudicati traditori e impiccati, così come avvenne per Cesare Battisti, Damiano Chiesa, Nazario Sauro. Il giorno prima di morire, il S. Ten. Antonio Bergamas si offrì volontario per guidare con il suo plotone l’attacco del reggimento, dicendo che, come irredento, spettava a lui l’onore di giungere per primo sui reticolati nemici. Durante l’assalto superò illeso i primi due ordini di reticolati, ma al terzo fu raggiunto da una raffica di mitragliatrice che lo uccise. Al termine del combattimento, in tasca al giovane ufficiale ventenne fu trovato un foglietto in cui aveva scritto: <<In caso di mia morte avvertite il sindaco di San Giovanni di Manzano, Cav. Desiderio Molinari>> che era il solo a conoscere la vera identità del giovane Bergamas. La salma del giovane venne sepolta insieme ai caduti di quel giorno in un cimitero di guerra sll’Altopiano dei Sette Comuni, che successivamente fu sconvolto da un violento bombardamento che non permise più il riconoscimento delle sepolture. Da quel momento il S. Ten. Antonio Bergamas fu ufficialmente un “Ignoto”.

Maria Bergamas

Il corpo del soldato da tumulare all’Altare della Patria fu scelto il 28 ottobre 1921 nella Basilica di Aquileia da Maria Bergamas, che fu condotta di fronte a undici feretri allineati. Dopo essere passata davanti ad alcuni di essi, non riuscì a completare la ricognizione: gridando il nome del figlio, si accasciò d’improvviso al suolo davanti alla decima bara che divenne la salma prescelta. La bara così selezionata, e dopo la preghiera di mons. Angelo Bartolomasi, Medaglia d’Argento al Valor Militare, vescovo di Trieste, fu collocata sull’affusto di un cannone e deposta su un carro funebre ferroviario disegnato per l’occasione dall’arch. Guido Cirilli (1871-1954) dopo essere stata scortata da alcuni reduci decorati con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Le altre dieci salme rimaste ad Aquileia furono tumulate nel cimitero di guerra che circonda il tempio romano, nella Tomba dei dieci Militi Ignoti.

Il viaggio verso Roma della salma prescelta si compì su un treno trainato da due locomotive a vapore modello FS 740 sulla linea AquileiaRoma, passando per UdineTrevisoVeneziaPadovaRovigoFerraraBolognaPistoiaPrato, Firenze, ArezzoChiusiOrvieto a velocità moderatissima in modo che presso ciascuna stazione la popolazione avesse modo di onorare il caduto. Furono molti gli italiani che attesero anche per ore il passaggio del convoglio al fine di poter rendere onore alla salma del Milite Ignoto.

Una Stella d’Italia in bronzo era stata collocata su una delle due locomotive che trainava il carro funebre ferroviario, mentre una seconda stella era rappresentata sull’edifico principale della stazione di Roma Tiburtina, che accolse il convoglio nella destinazione finale e che all’epoca era conosciuta come stazione del Portonaccio. Le Bandiere di tutti i Reggimenti delle forze armate italiane e le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con re Vittorio Emanuele III di Savoia in testa, accolsero l’arrivo della salma muovendosi incontro al Milite Ignoto; quest’ultimo fu poi portato da un gruppo di decorati di Medaglia d’Oro nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.

La salma fu sepolta con una solenne cerimonia all’Altare della Patria il 4 novembre 1921 in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate e da allora la sua tomba è sempre vigilata da un picchetto d’onore e da due fiamme che ardono perennemente. L’epigrafe della tomba riporta le scritte “Ignoto militi“, “XXIV MAGGIO MCMXV” e “IV NOVEMBRE MCMXVIII”, date d’inizio e fine del primo conflitto mondiale, mentre sulla porta del Sacello è presente questo epitaffio:

«Ignoto il nome – folgora il suo spirito – dovunque è l’Italia – con voce di pianto e d’orgoglio 

dicono – innumeri madri: – è mio figlio »

Al Milite Ignoto, nel 1921, su iniziativa dell’onorevole Giovanni Battista Giuriati (1876-1970), due volte decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare, fu conferita la massima decorazione, la Medaglia d’Oro al Valor Militare,  con una motivazione che venne poi riportata anche sul Sacello:

Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria

XXIV maggio MCMXV – IV novembre MCMXVIII

Il Ministro della Guerra italiano, Luigi Gasparotto (1873 – 1954), decorato di tre Medaglie d’Argento al Valor Militare, in un comunicato ufficiale, aggiunse, in riferimento al conferimento della Medaglia d’Oro al Milite Ignoto: «Lo sconosciuto, il combattente di tutti gli assalti, l’eroe di tutte le ore, ovunque passò o sostò, prima di morire, confuse insieme il valore e la pietà. Soldato senza nome e senza storia, Egli è la storia: la storia del nostro lungo travaglio, la storia della nostra grande vittoria».

Alla Medaglia d’Oro al Valor Militare, il 12 ottobre 1921, si aggiunse la Medal of Honor, massima decorazione militare assegnata dal Governo degli Stati Uniti.

Nel corso degli anni trenta il feretro del Milite Ignoto fu traslato nella sua collocazione definitiva, la cripta interna dell’Altare della Patria, che fu denominata Sacello del Milite Ignoto. Parti della cripta e del sepolcro sono state realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne che furono teatro degli scontri della prima guerra mondiale, tra cui il monte Grappa e il Carso.

Tomba dei Militi Ignoti – Aquileia

La tomba del Milite Ignoto è sempre piantonata da militari. Alla guardia provvedono quotidianamente i Militari delle varie armi delle Forze Armate Italiane

Nel 2011, dal 29 ottobre al 2 novembre, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e del novantesimo anniversario della traslazione della salma da Aquileia a Roma, fu rievocato lo storico viaggio in treno da Aquileia a Roma.

Avendo espletato il mio servizio di leva nell’ormai lontano 1965-1966 nel 4° Reggimento Artiglieria Pesante Campale di Trento, prima nella Caserma Pietro Cella  M.A.V.M. di Riva del Garda, sede del III Gruppo Artiglieria Pes. Camp. e poi nel II Gruppo nella caserma Damiano Chiesa M.O.V.M, di Trento, sede del Comando di Reggimento  ed in altri Reparti del IV Corpo d’Armata di Bolzano,  tutti con sedi nel  Trentino-Alto Adige, che fino al 4 novembre 1918   erano sotto il dominio austriaco e che hanno vissuto in prima persona la tragedia della Grande Guerra, che papa Benedetto XV l’1 agosto 1917 definì “inutile strage”, mi pare giusto quindi rendere omaggio a tutti i Caduti italiani dinanzi al  “Sodato  Ignoto” a cui tutti noi dobbiamo  <<Gratitudine eterna e a tutti gli eroi sconosciuti di quella guerra>>.

Diac. 1° Cap.(c.a) CRI Sebastiano Mangano

Incaricato Diocesano per la Pastorale delle Forze Armate

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