Incontro con l’attore palermitano Giovanni Carta: “Noi abbiamo il compito, quasi il dovere, di essere contemporanei, siamo una proiezione della società”

Giovanni Carta in tv con "Il Cacciatore 3"

In tv lo stiamo apprezzando nella terza serie della fiction Rai “Il Cacciatore” nel misterioso ed ambiguo ruolo del “Biondo”, primario di un importante ospedale di Palermo e messaggero dei mafiosi e traghettatore del sistema mafioso nella società. Il personaggio in questione è Giovanni Carta, attore palermitano, noto anche a teatro ed al cinema, trasferitosi a 20 anni a Roma dove si è diplomato all’Accademia nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Oggi Giovanni Carta si gode la sua popolarità televisiva grazie al personaggio del “Biondo”, uomo di fiducia di Aglieri, ma è anche in frenetica attività ed ha tanti progetti in corso e in divenire.

Giovanni Carta – Ph. Azzurra Primavera

Il debutto di Giovanni Carta è avvenuto al Teatro Stabile di Trieste con il regista Giorgio Pressburger, in seguito, sempre in teatro, è stato protagonista dello spettacolo vincitore del progetto giovani ETi, “Repertorio dei Pazzi della città di Palermo” di Roberto Alajmo. E’ stato diretto da registi quali Luca Ronconi, Massimo Castri, Armando Pugliese, Ruggero Cappuccio e collabora con i teatri stabili di Roma, Catania e Umbria. Frequenta anche la drammaturgia contemporanea portando in scena il testo di Francesco Randazzo, “Otello U Nivuru di Mazzaria”, vincitore del premio Ugo Betti. Per il cinema e la tv ha lavorato con attori del calibro di Micael Bouquet, Jean Morrau, Sophia Loren, Sergio Castellitto e con registi come Roberto Andò, Vittorio Sindoni, Richy Tognazzi, Luca Ribuoli, Gianluca Tavarelli, Davide Marengo e Fabio Paladini. Ha interpretato l’avvocato Guttadauro nel “Giovane Montalbano”, ha partecipato alle serie TV “La Catturandi” e “La mafia uccide solo d’estate”. Ha interpretato Felice La Pergola nel film tv “La mossa del Cavallo” e da 6 anni porta in tour il testo di Luana Rondinelli “A testa sutta” (premio Fersen per la drammaturgia contemporanea) vincendo il premio come miglior attore al Festival Teatri Riflessi di Catania e il premio del pubblico e della giuria al Festival Monodrana di Sala Consilina come miglior spettacolo.

Ho avuto il piacere, attraverso l’utile strumento dei Social, di poter dialogare e ricostruire la vita artistica e non solo di Giovanni Carta che, nella nostra chiacchierata, ha parlato della fiction “Il Cacciatore”, del suo ruolo ed ha anche raccontato il suo percorso d’attore, soffermandosi su lockdown e pandemia, su teatro, tv e cinema e naturalmente sui suoi prossimi impegni.

Giovanni Carta nel ruolo de “Il Biondo” ne “Il Cacciatore 3”

Chi è “Il Biondo” che interpreti ne “Il Cacciatore” e cosa ha significato per te dar vita a questo personaggio?

“Il biondo, questo è il suo nickname, il numero 5, vive una doppia vita tra rispettabilità e malavita, è proprio quell’entità grigia tra il bene e il male. Stare in questa linea sottilissima che si alterna tra ufficialità e mistero, mi ha permesso di elaborare una recitazione ambigua che non mostrasse sempre tutto, come una bomba ad orologeria che può esplodere da un momento all’altro”.

Come giudichi la terza serie de “Il Cacciatore” e cosa la distingue da altre simili?

“Il Cacciatore è un progetto costruito benissimo. sceneggiatura, fotografia, ritmo e facce perfette rendono questa serie affascinante che non ha niente a che invidiare a super produzioni Netflix. Anche il modo così intimo di raccontare i fatti di Mafia la rende diversa da molti altri progetti dallo stesso argomento”.

In “Rocco Chinnici”con Sergio Castellitto

Torniamo indietro nel tempo: quando hai sentito il richiamo del palcoscenico, come è nata in te questa passione e chi ti ha sostenuto ed incoraggiato?

“Credo, a dire dei racconti dei miei familiari, che io non abbia mai voluto fare altro che l’attore e se prima pensavano che questo poteva essere un gioco infantile, hanno  dovuto fare i conti con il mio desiderio che si consolidava sempre di più. Non sono mai stato ostacolato dalla mia famiglia, ma nemmeno particolarmente incoraggiato”.

Quali segmenti di realtà preferisci portare in scena o interpretare a teatro, in tv o al cinema?

“Noi attori abbiamo il compito di raccontare storie dai respiri più diversi. Più la storia è interessante più il gioco è bello!”.

Come è cambiato nel tempo il tuo modo di recitare, di costruire i personaggi, di sentire i testi?

“Noi attori abbiamo il compito, il dovere quasi, di essere contemporanei, siamo una proiezione della società, solo così riusciamo a parlare al pubblico ed essere efficaci, il linguaggio è già il personaggio che interpreti!”.

In “La mossa del Cavallo”

Cosa ti ha dato e cosa ti continua a dare la tua professione di attore?

“Lo studio, il gioco, la curiosità, la follia, il rigore e l’amore”.

Cinema, tv, teatro, quale dei tre preferisci?

“Sono tre forme di linguaggio molto diverse che ti richiedono approcci diversi, ma l’importante è sempre la storia che racconti”.

Che rapporto hai con Palermo e con la tua Sicilia?

“Io sono profondamente siciliano, anche se da anni non vivo in Sicilia, amo la mia terra, amici, mare, accoglienza non potrei farne a meno. Il mio essere attore è connotato dalla mia terra, il dialetto, che io e mia moglie (siciliana anche lei) ci impegniamo a parlare nella nostra quotidianità ci tiene legati alla nostra terra”.

Un episodio, uno spettacolo, un film, un personaggio o un incontro che ricordi in modo particolare nei tuoi anni di attività….

Tanti sono in più di trent’anni di attività. Incontri bellissimi con artisti magici, Jean Morreau, Sophia Loren, Andrea Camilleri e le sue storie, Massimo Castri e Luca Ronconi. No, non voglio e non posso scegliere!!!”.

In “La mia casa è piena di specchi” con Sofia Loren

Cosa provi in scena, davanti al pubblico e cosa vuole oggi, secondo te, lo spettatore dall’attore?

Il fantastico “ring” dell’azione scenica è un luogo magico senza tempo dove tutto è possibile. Il pubblico per riabbracciare il teatro ha bisogno di semplicità e di storie che vanno dritte al cuore”.

Cosa ha significato per te ricevere il Premio Fersen 2016 alla drammaturgia per “A testa sutta” di Luana Rondinelli?

“A Testa Sutta è un capitolo importantissimo della mia vita, quasi un esigenza del cuore!!! Questo testo, questo spettacolo, è come un figlio per me, infatti ha debuttato due settimane prima che nascesse mio figlio Tancredi, spero di raccontare a Testa Sutta ancora un po’, fino a quando riuscirò a mettermi “a Testa Sutta”.

Sei sposato con una attrice catanese (Emanuela Trovato), quindi Palermo e Catania nella stessa casa. Come vedi la situazione culturale e sociale delle due città?

“Quando sono andato via da Palermo per andare a studiare all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, non era così, non offriva questi stimoli e queste possibilità. A Catania sono legato da incontri artistici e sentimentali, lì ho incontrato mia moglie, che me la faranno amare per sempre. Amici indelebili e spettacoli ed incontri fondamentali per la mia vita di attore”.

Il futuro del teatro e della nuova drammaturgia..

“Bisogna assolutamente dare più spazio alla drammaturgia contemporanea, abbandonare cliché produttivi ormai obsoleti e raccontare storie! La coralità è il nuovo futuro. L’epoca del Mattatore non esiste più, anche perché non ce ne sono più!”.

In “A testa sutta”

Cosa consiglieresti ai giovani che si vogliono accostare al mondo del teatro?

“Studiare, studiare e studiare. Passione e rigore. L’amore ha bisogno di rigore”.

Come ha vissuto Giovanni Carta il periodo della pandemia e come ha trascorso i giorni del lungo stop dell’attività teatrale?

“Mi sono goduta mio figlio!!! Ho riordinato la mente e anche la casa, ho visto molte serie televisive, vivendo in campagna ho fatto lunghe passeggiate e coltivato altre passioni, come cucinare!”.

In “La Mafia uccide solo d’estate”

Chi è Giovanni Carta nella vita di tutti i giorni?  Passatempi, libri preferiti, animali, film ecc. ..

“Vivo in campagna ormai da un po’ di anni, sono un casalingo provetto, mi piace organizzare cene con gli amici e bere un bicchiere di vino con gli amici davanti il camino. Da pochissimo siamo stati scelti come famiglia da una gattina che ci ha adottati! Passo più tempo possibile con mio figlio di sei anni anche perché a volte manco tanto tempo da casa e mi perdo un sacco di suoi bellissimi moment!!!”.

Dopo l’impegno con “Il Cacciatore”,  ti vedremo ancora in tv e cosa hai in programma, invece, in ambito teatrale o sul grande schermo?

“Sto finendo di girare Barbarians 2, un’importante serie Netflix che vedrete il prossimo anno. E poi c’è in trattativa un nuovo spettacolo in Sicilia, ma la prossima volta che ci incontriamo ti dirò di più!”.

Collage Giovanni Carta in “Il Cacciatore 3”
di Maurizio Sesto Giordano 645 Articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

Diventa il primo a commentare

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*