Parte il 17 aprile la Parigi-Roubaix, classica per eccellenza del ciclismo, corsa faticosa ed avvincente

L'entusiamante corsa

La Parigi-Roubaix, oltre ad essere la Classica per eccellenza del ciclismo, è anche la corsa più ardua e faticosa di tutto il calendario. Vincere una prova simile equivale automaticamente ad entrare di diritto nella storia della disciplina. L’ultima edizione, andata in scena lo scorso ottobre, ha infiammato gli appassionati di ciclismo, che, dopo il rinvio dell’edizione del 2020 e di quella del 2021, inizialmente fissata ad aprile, sono tornati a vivere delle emozioni che poche altre prove riescono a regalare, nel mondo del ciclismo e non solo. Il percorso è rimasto caratterizzato dalle solite regole: 257.7 chilometri, i ciclisti sono partiti da Compiegne e sono arrivati all’interno del velodromo di Roubaix.

Sono rimasti invariati anche i chilometri in pavé: 55, divisi in trenta settori. Rispetto all’edizione precedente, svoltasi nel 2019, quella di ottobre ha riservato alcuni leggeri cambiamenti. Innanzitutto è stato reintrodotto il settore Capelle à Ruesnes, che, dopo essere stato inserito nel 2005, era stato cancellato a partire dal 2016. Inoltre, mentre Troisvilles è stata percorsa per tutti i 2,2 km che la caratterizzano, i ciclisti hanno percorso il tratto di Vertain nel senso opposto rispetto alle precedenti edizioni. Di conseguenza, anziché in discesa, il percorso è stato affrontato in salita. Il vincitore dell’ultima edizione è stato Sonny Colbrelli, che, dopo aver vinto sia il titolo nazionale sia quello europeo, ha conquistato la sua prima Classica in carriera.

Il logo della celebre corsa

La Parigi-Roubaix non si colorava d’azzurro da ben 22 anni, quando Andrea Tafi ottenne il successo nel lontano 1999. Colbrelli, con condizioni climatiche non di certo favorevoli, è riuscito a scrivere un’altra pagina importante della sua storia e di quella delle due ruote. Nonostante il fango e la forte pioggia, il Cobra ha ottenuto il primato contro ogni pronostico. Anche lo strafavorito di giornata, Mathieu Van der Poel, si è dovuto arrendere alla straordinaria prestazione dell’atleta azzurro. Non è bastata neanche l’eroica gara di Florian Vermeersch, che, dopo essere fuggito in solitaria a 210 chilometri dal traguardo di Roubaix, ha chiuso in seconda posizione.

Il primo grande colpo di scena della gara si è registrato a 135 chilometri dal traguardo, quando Peter Sagan, vincitore dell’edizione del 2018, non è riuscito a restare in sella dopo essersi ritrovato in grande difficoltà già dai primi settori di pavé. A 85 chilometri dal termine della corsa, Sonny Colbrelli ha spinto il piede sull’acceleratore e ha tentato l’assalto alla prima posizione. Il duello con Mathieu Van der Poel ha regalato sussulti incredibili a tutti gli appassionati, che fino all’ultimo secondo sono rimasti con il fiato sospeso per scoprire il nome del vincitore. A 35 chilometri dal traguardo, Van der Poel sembrava essere in fuga verso la vittoria. Tuttavia, il ritorno di Sonny Colbrelli e di Vermeersch ha rimesso tutto in discussione. Il Cobra, entrato nel velodromo di Roubaix, ha dato il via ad una volata pazzesca, che gli ha consentito di superare i rivali e di conquistare la prima Classica della sua carriera. Colbrelli, insieme a tantissimi altri atleti azzurri, ha aggiunto un altro tassello ad un 2021 che, dal punto di vista sportivo, è stato quasi tutto italiano.

Una gara avvincente

Tra i record della gara va menzionato necessariamente il numero di vittorie. Gli atleti belgi Roger De Vlaeminck e Tom Boonen si sono imposti in ben 4 occasioni. Il primo negli anni 1972, 1974, 1975, 1977 e il secondo nelle stagioni 2005, 2008, 2009, 2012.  A quota 3 vittorie seguono 7 corridori: il francese Octave Lapize, i belgi Gaston Rebry, Rik Van Looy, Eddy Merckx Johan Museeuw, l’italiano Francesco Moser e lo svizzero Fabian Cancellara. Per quanto riguarda i Paesi, in cima alla classifica dei più vittoriosi c’è il Belgio con 57 trionfi, davanti alla Francia, a quota 28 successi, all’Italia, 14, ai Paesi Bassi, 6, e alla Svizzera, ferma a 4 vittorie. Vale la pena raccontare anche un particolare record sul margine di vittoria. Nel 1990, Eddie Planckaert vinse la Parigi-Roubaix davanti a Steve Bauer col distacco minimo mai registrato in 118 edizioni dell’Inferno del Nord: un centimetro. Il più giovane vincitore della storia è stato il francese Albert Champion, che nel 1899 fu eroe della Roubaix a soli 20 anni.

Diventa il primo a commentare

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*