Al “Bastione degli Infetti, il 19 luglio, a 30 anni dalla strage di via d’Amelio, in scena “Libere, donne contro la mafia” di Cinzia Caminiti Nicotra

Le protagoniste dello spettacolo

Martedì 19 luglio, nel trentesimo anniversario della strage di via d’Amelio, alle ore 21, nel Bastione degli Infetti, a Catania, andrà in scena “Libere, donne contro la mafia”, scritto e diretto da Cinzia Caminiti. Lo spettacolo è interpretato oltre che dalla stessa Caminiti, da Barbara Cracchiolo, Simona Gualtieri e Sabrina Tellico.

Un testo d’impegno civile che parte da una circostanziata ricerca su alcune donne, madri, sorelle, fidanzate, mogli, amiche di morti ammazzati dalla mafia e dall’esigenza di dare loro una voce. Donne che dopo un dolore infinito e mai risolto, decidono di farne una bandiera. Ognuna di loro ha una formula antimafia, ognuna di loro la dichiara, ne fa partecipi gli altri, ognuna di loro porta la propria testimonianza, nelle scuole, nelle comunità, scrive libri, poesie, apre case e ne fa musei, fonda associazioni, diventa parlamentare. Ognuna di loro è un simbolo. Ognuna è un soldato che ha visto in faccia il nemico, ne ha conosciuto l’orrore e dentro di sé lo sconfigge. Ognuna di loro è così liberata e libera. Queste donne libere si sono dedicate e si dedicano alla lotta antimafia, diventano attiviste e parlano alle altre donne e alle nuove generazioni.

La locandina

La manifestazione del 19 luglio al Bastione degli Infetti, a Catania, dalle 19 alle 23, ha avuto il patrocinio del Comune di Catania, co-organizzata con ARCI Catania ed in collaborazione con I Siciliani govani, CEGE Slow food Catania, CNA Catania, Filcams Catania, Cooperativa Prospettiva, Associazione Produttori Olivicoli, Il Giardino di Scidà, GIT Sicilia Nord Est Banca Etica, Sunia – Catania, ANPI- Catania, Città Insieme, Libera – numeri e nomi contro le mafie, Società Dante Alighieri – Catania, Associazione Rita Atria e La Ragna-tela.

L’iniziativa si annuncia ricca di contributi da parte delle Associazioni che partecipano alla sua realizzazione. Questo il Programma: ore 19,00 apertura dello spazio del Bastione; ore 20,00 Saluti delle Associazioni; ore 21,00 Rappresentazione teatrale ” Libere, donne contro la mafia” di Cinzia Caminiti Nicotra; ore 22,30 Dibattito. Saranno allestiti dei banchi informativi a cura delle associazioni e sarà presente una area ristoro a cura della Comunità Educativa Gastronomica Etnea. Per info e prenotazioni: 340 2417248 – mail: cpacorsoct@gmail.com

“Il quartiere Antico Corso, cuore pulsante della città, – spiega Salvatore Castro, Presidente Comitato popolare Antico Corso –è stato protagonista di vicende di cronaca, di processi di espulsione sistematiche e di politiche urbanistiche particolarmente aggressive; però il quartiere viene descritto solo come centrale mafiosa. Eppure la sperimentazione sociale è stata ed è consistente ed Il Comitato popolare Antico Corso che opera ormai da 22 anni in questo territorio complesso, rappresenta una di queste forze positive. Tra le tante iniziative realizzate dal Comitato ricordiamo il recupero del Bastione degli Infetti, svolto in modo assolutamente volontario e senza finanziamenti, esempio di riqualificazione partita dal basso, che ha restituito alla città un sito storico in precedenza usato come discarica. Proprio in questo luogo, simbolo della nostra volontà di riscatto, verrà rappresentato ” Libere, donne contro la mafia”, lavoro teatrale di Cinzia Caminiti Nicotra, scrittrice, regista ed attrice, per ricordare l’impegno di uomini e donne nella lotta alla mafia in occasione del trentesimo anniversario della strage di via D’Amelio, il 19 luglio”.

Una scena con le quattro protagoniste

“Libere, donne contro la mafia” – racconta l’autrice ed interprete Cinzia Caminiti Nicotraè uno spettacolo duro come un pugno nello stomaco, scritto e diretto per raccontare storie realmente accadute e rigorosamente tratte dalla cronaca. Una cronaca triste e forte,  un segnale da trasmettere nel tempo e nello spazio. La mafia va combattuta con ogni mezzo. Noi lo facciamo mettendo  in scena queste dieci storie, raccontandole, portandole nelle scuole, nelle comunità, parlandone e facendone parlare.  Raccontiamo per fare memoria, per non dimenticare ma soprattutto per ottenere, in alcuni casi, verità e giustizia ancora lontana ma non impossibile da raggiungere.  Il teatro, mezzo valido e potente, così, diverta arma micidiale specie se porto alle  nuove generazioni. Il teatro come impegno civile. La messinscena è frutto di una sensibilità tutta al femminile. Lo è nei ritmi,  negli sguardi e negli incontri, lo è nel pianto e nella pena che traspare in ogni punto. Lo è nelle parole del testo, lo è nella regia, semplice e incisiva divisa perfettamente in due parti: Una è quella dedicata alla parola, il racconto, scenicamente posto in proscenio,  l’altra è l’anima affidata ad una meticolosa e gestualità, all’arte mimica posta sullo sfondo. Ma lo è soprattutto nella speranza di vincerlo questo cancro mostruoso. Quattro donne in nero sin dal loro ingresso tra il pubblico con le loro valige si presentano come straniere venute da lontano,  dentro le valige  le loro storie, le loro vite, i sogni, le speranze.  La poesia del dolore di tutte le madri, di tutte le mogli, le figlie dei morti ammazzati. Ogni racconto di vita è lì dentro. Viene tirato fuori insieme ai vestiti, ai trucchi, agli oggetti personali… Viene portato sempre addosso come un fardello che non smetterà mai d’essere tale… Un viaggio emozionale prima nel dolore, poi nel lutto, ancora nella solitudine, la paura, la consapevolezza, la ribellione, la lotta, la speranza, infine la libertà. Ecco cosa attraversano queste donne.  Ecco cos’è LIBERE. Un percorso. Un cammino”.     

Gli applausi finali

“Il 19 Luglio 1992 a Palermo – continua l’autrice – tremò la terra. Fu un inferno.  Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Claudio Traina, Agostino Catalano, Eddi Cosina, Vincenzo li Muli persero la vita in modo orribile. Per ognuno di loro, una madre, una sorella, una fidanzata, una figlia  continua a ricordarli con il duro e impegnativo lavoro di attivista. In quel luogo, in via D’amelio,  sorge un albero, l’ulivo della pace, voluto dalla madre di Paolo Borsellino: quella spaventosa buca dove scoppiò l’autobomba imbottita di tritolo è oggi diventato luogo d’incontro, di lotta e di memoria. I giusti vanno lì per onorare il ricordo di quel magistrato eroe e dei “suoi ragazzi”. La mafia non è un fenomeno palermitano è un “fatto” mondiale.Il 19 luglio di quest’anno a trent’anni di distanza ci saremo anche noi, in un luogo (un quartiere di Catania), che riteniamo simbolo, il Bastione degli infetti. Ci saremo con questo spettacolo e con un piccolo seme, quello del risveglio e della speranza”.

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