La cruda storia di “Maris che viene dal mare” con Chiaraluce Fiorito in scena al Castello Ursino per la rassegna “Catania Summer Fest 2022”

Chiaraluce Fiorito in "Mi chiamo Maris e vengo dal mare" - Foto di Antonio Sollazzo

Una storia vera, una delle tante che ascoltiamo nei Tg, in tv e che coinvolgono tante giovani donne sfruttate e che fuggono per disperazione dal loro paese, dalle guerra e dalle violenze. Che fuggono da quella che non è vita, ma martirio e sofferenza, umiliazione e violenza fisica e psicologica. La Corte del Castello Ursino di Catania lo scorso 21 luglio, nell’ambito della manifestazione “Catania Summer Fest 2022”, organizzata dall’Amministrazione comunale, ha ospitato lo spettacolo “Mi chiamo Maris e vengo dal mare”, nell’adattamento, regia e interpretazione di Chiaraluce Fiorito, progetto drammaturgico di Melania Manzoni. Il monologo, essenziale, crudo, che unisce sonorità africane e gestualità evocative ad una narrazione realistica e contemporanea, in soli 50 minuti, ci racconta, attraverso la protagonista Chiaraluce Fiorito, la storia di Maris (ma potrebbe essere quella di Gledis, Precious, Fathou e molte altre), venduta, costretta a prostituirsi, rimasta incinta e poi messa su un barcone e spedita in Italia, dove – grazie al sistema di accoglienza – si salva dallo sfruttamento. In Sicilia scopre e matura il sentimento di una maternità conflittuale, fatta di slanci di amore viscerale, ma anche di profondo dissidio interiore.

Chiaraluce Fiorito in scena (Ph. Dino Stornello)

Attraverso alcuni oggetti, una rete, una pignata (pentola antica che fa da barca e da punto centrale di una danza tribale da cui tutto parte) la Fiorito – con eleganza e pathos – racconta in scena una storia “simbolo” che abbraccia elementi, comuni a tante altre storie, come la guerra, la migrazione, il rapporto con la famiglia di origine e poi la figlia. Con assoluta padronanza scenica Chiaraluce Fiorito coinvolge lo spettatore in un viaggio disperato e la rappresentazione si caratterizza per due precise chiavi di lettura, una simbolica attraverso la danza e la gestualità e una intimista con parole dissacranti. Si assiste ad un vero e proprio racconto-cronaca crudo e disperato e la storia di Maris che viene dal mare, è soprattutto un grido rivoluzionario e controcorrente. La protagonista è una autentica narratrice che racconta la storia ed apre un libro, invertendo i capitoli e le pagine, proponendo gesti, immagini, sofferenze prigioniere in una rete da pesca che diventa pagine da sfogliare, l’ultima delle quali è l’inizio di una nuova storia. Maris alla fine, proprio dalla figlia, vedrà scaturire la catarsi e l’ultima provocazione verrà lancita al pubblico invitandolo a dare un nome alla pagina di Maris. Proprio nel finale, prima dei meritati applausi, gli spettatori si rendono conto quindi che la storia ascoltata non è più solo di Maris, ma appartiene ormai a tutti i presenti.

Scheda

“Mi chiamo Maris e vengo dal mare”

Adattamento, regia e interpretazione di Chiaraluce Fiorito

Progetto drammaturgico di Melania Manzoni

Improvvisazioni vocali e sonore di Giulia La Rosa

Si ringrazia il Circuito Latitudini e l’associazione Statale 114

Rassegna “Catania Summer Fest 2022” – Castello Ursino di Catania -21 luglio 2022

di Maurizio Sesto Giordano 675 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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